mercoledì, Settembre 22

Il lungo addio del Cavaliere 40

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Come sempre, la Storia italiana segue un copione, una falsariga perfettamente intelligibile a tutti ma anche astratta, aerea, tanto da far pensare al celebre aforisma del poeta aviatore Saint Exupery , “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

E l’essenziale è che ieri Silvio Berlusconi è salito al Colle per esercitare forse l’ultimo ricatto dell’ eterna, insopportabile soap opera di cui detiene i diritti e che è deciso ad imporre agli italiani fino all’ultima puntata.

Impossibile leggere questa ennesima sortita in modo diverso. Berlusconi chiede agibilità politica‘, il più recente dei neologismi creati ad hoc per una figura che forse avrebbe bisogno di un universo parallelo tutto per sé, popolato di donnine, cani Dudù e filibustieri assortiti con cui festeggiare ogni tanto qualcosa.

Cosa è pronto a dare in cambio il Cavaliere al Presidente della Repubblica e a tutti noi? Naturalmente qualcosa che ha giurato e spergiurato che mai e poi mai sarebbe mancato da parte sua, cioè la continuità di appoggio, da parte di quella che qualcuno chiama ancora Forza Italia, nel cammino appena iniziato delle riforme.

Ed è tutt’altro che un bluff. Berlusconi ha tenuto negli ultimi mesi, come sempre calcolando ogni sua mossa con precisione millimetrica, un profilo estremamente basso e sobrio, se sobrio si può definire il comportamento da liceale rinsavito di un quasi ottuagenario finalmente acquietato e felice dell’amore per una bella e concreta ventinovenne dal passato un po’sbarazzino ma ora tutta casa fidanzato e cagnolino.

Berlusconi in realtà stringe a sé spasmodicamente non la sua ragazza, ma quell’eredità elettorale che la sinistra più improvvida che si sia mai vista gli consegnò, nel febbraio 2013, un venticinque per cento piovuto dal cielo che ha prolungato l’agonia della seconda Repubblica oltre ogni possibile limite, mettendo il vecchio tiranno ancora una volta nella posizione di potersi sedere a un tavolo importante con delle carte da giocare.

 Un’epifania che potrebbe dissolversi  solo al fatidico passo di nuove improbabili elezioni politiche. Ma il Cavaliere innamorato potrebbe dare ancora sfogo alla sua innata passione per il coup de theatre, più prosaicamente detto rovesciamento del tavolo, pazientemente allestito, dell’Italicum.  Reso indifferibile dalla bocciatura del ‘porcellum’ da parte della Consulta ma anche, ricordiamolo, da una gestazione così vergognosamente lunga della nuova legge elettorale  da essere sufficiente  a condannare una classe politica intera, incapace di contrastare con un minimo di decenza lo strapotere di uno solo.

Solo che stavolta l’avversario non è stato un altro vecchio dinosauro, ma il giovane e sfrontato Matteo Renzi, che ha accettato la sfida col coraggio dell’ambizione e ha portato il gioco alle estreme conseguenze, accelerando il parto dell’Italicum con ogni mezzo. Contrastata , ovvio, in modo acerrimo da tutti quei partiti che ne avranno da scapitare, e per di più contrabbandando la tutela dei propri interessi per salvaguardia delle istituzioni e agitando il fantasma di una pretesa svolta autoritaria. Per chi ci crede , naturalmente. Ma  l’essenziale è invisibile agli occhi.   

L’arresto, avvenuto oggi, di Nicola Cosentino, irrinunciabile testa di ponte delle armate berlusconiane in Campania, arresto per estorsione di stampo camorristico, può essere il segnale che la partita si sta approssimando almeno al sottofinale.   

Se, come tutto lascia credere, Giorgio Napolitano, definito ‘la roccia’ dal suo amico Obama, manterrà saldamente  padronanza e lucidità in cabina di regia, il lungo addio al Cavaliere e alla seconda Repubblica può veramente dirsi vicino.

 

 

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