domenica, Giugno 13

Il libro bianco del digitale field_506ffb1d3dbe2

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Dall’innovazione digitale provengono grandi input allo sviluppo, ma per poterne approfittare servono politiche mirate alla valorizzazione dei talenti e delle idee. Ne sono convinti a Digital Magics, incubatrice certificata di start up innovative che ha appena ideato un documento contenente una proposta al Governo italiano per favorire un ecosistema compatibile con la nascita e la crescita di nuove imprese di questo tipo. Il ‘White Paper‘, questo il nome del testo, è stato presentato al pubblico nel corso dell’ultimo Internet Festival, tenutosi a Pisa dall’8 all’11 ottobre scorso e intitolato ‘Forme di futuro’. A spiegarci i dettagli del ‘libro bianco’ è Enrico Gasperini, fondatore e Presidente di Digital Magics, il quale a Pisa è intervenuto insieme a Layla Pavone all’interno di un panel di discussione che ha coinvolto tra gli altri anche Paolo Barberis, consigliere per l’innovazione del Presidente del Consiglio, Vincenza Bruno Bossio, membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni e Intergruppo parlamentare per l’Innovazione, Marco Gay, Presidente Confindustria Giovani e Marco Bicocchi Pichi, Presidente di Italia Startup, moderati da Luca De Biase, Direttore di ‘Nova24 – Il Sole 24 Ore‘.

Dal crowdfunding alle agevolazioni fiscali, passando per l’internazionalizzazione, gli elementi necessari a svecchiare il sistema italiano secondo il documento sono molti. Digital Magics, società attiva dal 2008 come incubatrice d’impresa e quotata su Aim Italia, mercato alternativo del capitale dedicato alle piccole e medie imprese gestito da Borsa Italiana, lo ha redatto assieme ad alcuni dei suoi partner (Cattaneo Zanetto & Co., Dla Piper, Electa Group, Intermonte, Sec – Relazioni pubbliche e istituzionali, Integrae Sim, Talent Garden, Tamburi Investment Partners e il Digital Champion Napoli, Giovanni De Caro).

Perché c’era bisogno di una proposta come questa?

L’abbiamo realizzata essenzialmente per tre motivi. Innanzitutto perché nel corso di questi anni abbiamo lavorato e costruito quello che è probabilmente l’hub di accelerazione e innovazione più diffuso nel Paese: abbiamo quindi accumulato un’esperienza tale da consentirci di costituire, insieme ai nostri partner, un osservatorio privilegiato sul fenomeno, di cui siamo parte ma che al contempo riusciamo a vedere in tutte le sue componenti. In secondo luogo, perché riteniamo che la situazione italiana sia di vera emergenza: dopo le prime leggi riguardanti il settore non è più accaduto nulla e ora c’è il rischio di rimanere indietro rispetto ad altri Paesi. Infine, l’ultima ragione che ci ha spinto a creare il White Paper è che non lo stava facendo nessun altro, perciò a un certo punto abbiamo deciso di farci avanti.

È vero che in fatto di innovazione l’Italia è il fanalino di coda d’Europa?

Per quel che riguarda i capitali di rischio, in tutto il Paese sulle società tecnologiche vengono investiti poco più di 100 milioni, che rispetto a quanto investito in Europa (senza parlare dei 40 miliardi della Silicon Valley) sono veramente noccioline. Eppure da noi ci sono tante aziende che potrebbero diventare grandi. A rendere la situazione ancor più critica ci sono anche i ritardi nella formazione, nella digitalizzazione delle nostre imprese e il basso tenore di investimenti in ricerca e sviluppo. Si tratta di elementi che, sommati l’uno all’altro, risultano preoccupanti.

Uno dei punti chiave del White Paper è quello sulle agevolazioni fiscali: si parla, infatti, di applicare anche in Italia quanto previsto dal modello anglosassone, portando il credito d’imposta IRPEF dal 19% fino al 30-40% per gli investimenti in start up innovative, nonché di estendere al 30% la deducibilità dell’imposta sul reddito delle società.

In pratica occorre utilizzare, come già accade in altri Paesi, la leva dei benefici fiscali in termini di credito d’imposta, e non tanto i contributi dello Stato a fondo perduto. Recentemente, qualcosa in tal senso è stato fatto: al momento c’è circa un 20% di credito per i privati e per le aziende su questo settore, ma è ancora troppo poco rispetto alle politiche più coraggiose attuate fuori dall’Italia. Nel White Paper abbiamo proposto un 40%, che è una percentuale ragionevole con cui si intende tenere conto delle nostre difficoltà di bilancio. Anche se, per non essere più il cosiddetto fanalino di coda, dovremmo arrivare a essere ancora più audaci.

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