venerdì, Settembre 17

Il Libano non cadrà come Mosul A Arsal gli estremisti sunniti hanno cercato di assumere il controllo del Libano.

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Beirut – Il 2 agosto 2014, il Libano si è svegliato con la notiziadell’invasionedei territori nella difficile periferia di Arsal, a est della valle di Bekaa, lungo il confine siriano. Violenti scontri hanno spazzato la regione mentre gli estremisti sunniti cercavano di assumere il controllo del Libano armando una serie di sollevazioni. Decine di militari sono stati uccisi o catturati, numerosi civili sono stati presi in ostaggio.

Anche se Arsal a oggi sembra tranquilla, i combattimenti con gli islamisti non sono finiti. La loro presenza in Libano si è fatta sentire, negli ultimi due anni, con attentati suicidi, combattimenti ai confini e la ‘laurea’ di Jabbat al-Nusrah nei campi palestinesi.

Tutto questo ha generato angoscia e incitato corpi militari e servizi di sicurezza ad assumere misure preventive. Eppure questi incidenti sono stati sporadici e apparentemente di dimensioni contenute. Quanto sta accadendo oggi ad Arsal in qualche modo mette in luce un particolare progetto ai danni del Libano: diffondere i confini del Califfato fino a includere il Paese. Una cospirazione che sarebbe credibile e anche realizzabile, se il Libano non fosse così socialmente e religiosamente differenziato al proprio interno. Una particolarità, questa, che, seppure abbia rappresentato lungamente un handicap per la politica libanese, forse è riuscito a salvare il Paese dalla minaccia di IS.

Gli estremisti sunniti del Libano non sono certo la maggior parte di quelli del Paese. Secondo un esperto di politica, quelli di loro disposti a uccidere o combattere in vista della fondazione di uno Stato fondamentalista, arrivano al 5-6% – sul 27% complessivo dei libanesi sunniti e sono dispersi in tutto il Paese.

Mosul è caduta durante la notte. Non ci è voluto molto per imporre sulla città la regola dello Stato islamico (IS) e per scatenare una tendenza alla pulizia etnica. Strada dopo strada, la città si è lasciata andare, a seguito della resa dei militari, della paura degli abitanti e del sostegno che i miliziani hanno ricevuto dalle tribù sunnite che si opponevano alla presidenza di Maliki.

Questo effetto-domino non è altrettanto evidente nel Libano. La varietà di religioni, la diversità socio-economica che si osserva all’interno della stessa ‘setta‘, una classe imprenditoriale brillante e florida, tutto ciò allontana il Libano dal concetto di società omogenea, in grado di unirsi contro un governante e di combattere per una causa. Secondo una fonte politica, l’idea degli estremisti era quella di rovesciare lo Stato libanese attraverso un colpo di Stato.
La loro speranza era che la regione di Bekaa finisse per essere controllata da IS-Nusra, tramite una lunga serie di battaglie con l’esercito libanese. Con gli scontri in corso, le aspettative dei fondamentalisti erano che le altre aree sunnite (estremiste) come quella di Tripoli -dove più volte è stata alzata la bandiera di IS- e i campi palestinesi potessero unirsi sotto la bandiera della causa islamista; a tale scopo, gli stessi integralisti hanno costantemente promosso il loro piano. L’Esercito libanese, dal canto suo, continua a investire sulla propria forza, temendo una lunga guerra a Bekaa, dove effettivamente esiste il rischio di un’escalation; ma il Libano non è così vicino alla minaccia di IS, come invece potrebbe sembrare.

L’Esercito libanese ha fatto un ottimo lavoro a Bekaa, combattendo i miliziani e contenendo la situazione, ma dividere le forze in tre aree diverse potrebbe rivelarsi sbagliato, forse addirittura catastrofico. Secondo un esperto militare, l’Esercito ha collaborato con diversi enti governativi in tutto questo periodo, ma non importa che tipo di assistenza ne possa ricevere: aumentare le forze, in questo momento, non sarebbe un vantaggio. E anche se Hezbollah ha pubblicamente negato il proprio coinvolgimento a Bekaa, lo stesso esperto militare afferma che il partito ha collaborato con i militari nel fornire servizi di intelligence e assistenza per localizzare i miliziani. L’Esercito siriano, da parte sua, ha incrementato la sua presenza ai confini con il Libano, per combattere IS.

Per quanto riguarda Tripoli la città è caduta nelle mani dei miliziani, cedendo alle loro lotte e alla loro volontà, e si trova oggi in quarantenavisto che i militari hanno chiuso la via principale di accesso alla città. Con la presenza ponderosa dell’Esercito libanese, la città è stata isolata e trasformata in area ‘no entry’. Quella che appare come una misura estrema dell’Esercito non è altro che una misura di contenimento, volta a isolare la città da qualsiasi stravolgimento. “Lasciate che la bandiera di ISIS venga issata, non usciranno di qui… l’Esercito riconquisterà queste strade. Basta aspettare“, ci ha detto lo stesso esperto militare. 

I campi palestinesi del Libano hanno lungamente rappresentato una fonte di tensione e paura per il Paese. Agendo come uno Stato nello Stato, i campi si sono a lungo riempiti di armi e rabbia. Non è difficile pensare che i combattenti di Jabhat al-Nusra provengano da qui. La speranza dei fondamentalisti, quella che i palestinesi disperati possano alzare la bandiera di IS per mettersi a combattere nel nome dell’estremismo, è stata smorzata dall’intervento silenzioso di Hezbollah. Secondo una fonte vicina al partito, “le armi sono state bloccate all’interno dei campi e la situazione è controllata dal partito. I campi stessi non saranno un problema per l’Esercito, né rischiano di diventare una variabile capace di trascinare il Libano in un abisso senza fine, fatto di combattimenti e spargimenti di sangue“.

Il Libano è stato debole per decenni, in mancanza di qualsiasi causa che sia stata capace di unire i libanesi. Eppure, a oggi, l’Esercito resta il fiore all’occhiello dei libanesi, che lo considerano rappresentativo della loro identità, con l’idea nostalgica di un Libano prosperante. La popolazione di Arsal ha aperto le case ai militari, finché possibile e continua a lanciare campagne in tutto il Libano, a sostegno dell’Esercito e dei suoi eroi caduti. La paura di IS sta diventando, in generale, una delle principali preoccupazioni per il mondo arabo, con l’apparente sostegno del re saudita ai militari libanesi.

Ci sono molti interessi in questo piccolo Paese e considerarli uno a uno è veramente difficile. Questa è stata la maledizione del Libano per troppo tempo, ma le divisioni religiose e socio-economiche oggi potrebbero anche essere una forma di salvezza. Con la maggior parte dei libanesi che si preoccupano più del benessere individuale che delle fedeltà confessionali, e la maggior parte di loro che continuano a spalleggiare l’esercito, IS si trova a combattere l’intero Libano, non solo i suoi militari, quindi non sarà in grado di replicare il modello di Mosul. 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 


Marita Kassis
è managing editor di ‘Al Monitor’. I punti di vista e le opinioni espresse in questo articolo sono propri dell’Autore e non rappresentano necessariamente quelle di Al-Monitor.

 

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