domenica, Aprile 18

Il Libano dei rifugiati field_506ffbaa4a8d4

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La pace per Palmira sembra ancora una lontana utopia, mentre risuonano ancora le esplosioni degli scontri tra le forze russe e i miliziani di Daesh. La guerra contro il sedicente Califfato islamico continua alle porte della città: al rinnovato tentativo delle milizie di al-Baghdadi di rioccupare alcune infrastrutture cittadine hanno fatto seguito i raid aerei russi, che in poche ore hanno spazzato via ingenti quantità di munizioni e di mezzi nemici. La guerra civile siriana, appendice di quell’enorme conflitto che sta infiammando da cinque anni il Medio-Oriente, ha prodotto ogni genere di devastazione, spingendo intere popolazioni a emigrare oltre i confini della loro terra natia. Uno dei Paesi maggiormente coinvolti  dal fenomeno migratorio è il Libano.

Stato di piccole dimensioni, il Libano è stato coinvolto nella guerra civile siriana proprio attraverso un’enorme ondata di rifugiati; le stime affermano che un abitante su tre del ‘Paese dei Cedri’ sia un rifugiato. Già dotato da anni di campi abitati da profughi palestinesi, i principali dei quali godono di extraterritorialità, il Governo libanese si sta trovando a dover far fronte ad una immigrazione senza precedenti: i siriani in fuga superano il milione e si stabiliscono in villaggi disabitati o presso le periferie libanesi. Tutto ciò avviene soprattutto nella Valle della Bekaa, dove spesso le forze sciite di Hezbollah si sono scontrate con Daesh e Jabhat al Nusra, i quali tentavano di infiltrare i propri combattenti proprio lungo le rotte percorse dai rifugiati.

L’immigrazione costituisce un problema per il Governo libanese, il quale, provato già dalla crisi politico-economica degli ultimi anni, tenta di limitare e di regolarizzare il più possibile una migrazione ormai incontrollata: pertanto, moltissimi dei campi profughi libanesi risultano come ‘insediamenti informali’, tendopoli di popoli in continuo passaggio e senza una meta ben definita.

La migrazione in Libano dalla Siria, sfrenata anche a causa della grande facilità con la quale i siriani potevano trasferirsi entro i confini libanesi senza passaporto fino al 2014, ha portato intere famiglie ad attendarsi presso campi privati pagando regolari affitto ai proprietari e creando delle tendopoli mantenute anche grazie al lavoro abusivo degli stessi attendati.

Assieme ad episodi di sfruttamento e una situazione di povertà dilagante in questi centri, la situazione sanitaria è disastrosa: per tali motivi organizzazioni internazionali come l’Unione Europea o la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite (unite alle iniziative di diverse ONG) hanno stanziato dei fondi e inaugurato missioni al fine di far fronte alla grave emergenza che affligge il Libano. Nel Paese dei Cedri si stanno vaccinando i profughi, si stanno costruendo scuole e si sta finanziando la crescita economica e sociale del Paese. L’innalzamento del tenore di vita dei rifugiati, infatti, garantisce una maggiore sicurezza ai Libanesi stessi, che non vedono le loro terre divenire base di potenziali e disperati nemici. È in corso a tal proposito anche la missione UNIFIL, tesa a presidiare e stabilizzare il delicato confine tra Israele e il Libano, sede di recenti conflitti e ancora causa di discordie tra i due Paesi.

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