mercoledì, Giugno 16

Il letamaio dei referendum sulla Giustizia Il nostro sistema è tutto di e da giudici, tecnico. Parlare di referendum su cose così tecniche e delicate, significa solo iniziare una campagna di aggressione contro la Magistratura, cioè contro la nostra Costituzione, cioè contro le garanzie grazie alle quali il Paese riesce a funzionare un po’ malgrado i politici

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Ed eccolo lì, pronto, reattivo, veloce, subdolo come sempre, eccolo lì il Consigliere Goffredo Bettini, quello che dice di esseredi sinistra‘, eccolo lì saltare sul cavallo in corsa e affermare, senza pudore, di essere d’accordo con i referendum portati avanti da Matteo Salvini e dai radicali (cioè dalla destra più destra e parolaia che ci sia … ormai i radicali questo sono!). Cioè d’accordo sulla separazione delle carriere dei Magistrati, sulla limitazione della carcerazione preventiva (già limitatissima: non si sentono le urla da giorni in materia?) e sulla legge Severino, quella cioè che, timidamente, vorrebbe impedire ai delinquenti di continuare a fare politica o di farla tout court. Non gli dispiace nemmeno -guardate bene perché questo è il punto reale-, quello sulla responsabilità dei giudici.

Vedete: i quesiti non sono ancora formulati compiutamente, e per trovarne una elencazione si devono fare i salti mortali, e molto non si capisce. Ma noi, comuni piccoli cittadini, non dobbiamo essere informati: primalorodiscutono, trattano, negoziano, e poi, magari, a noi viene detto qualcosa di confuso, preparato accuratamente da un battage pubblicitario teso a … non farci capire la realtà, come quando ci hanno mandati al mare (e talvolta non gli è andata bene), o come quando hanno nascosto la bruttura sulla riduzione dei parlamentari, ecc.
Non a caso, per fare un esempio, l’Italia è piena in questi giorni delle volgarità pazzesche contro la (pessima, l’ho detto e lo ripeto, ma ormai indispensabile) legge Zan, in cui ‘autorevoli’ esponenti di vari partiti, a cominciare da quello di Giorgia Meloni e di Salvini come ovvio, dicono ad esempio che ora si addestreranno i nostri bambini a scuola a indossare abiti femminili se maschi e (ma questo, notate la finezza, si dice di meno, molto di meno) e abiti maschili se femmine … dimenticando -perché poi nella nostra politica l’ignoranza è sovrana- che esistendo anche i ‘non bilaterali’, il discorso si complica: rinvio ad un mio precedente articolo.

Ma veniamo a noi.
Primo. Che la Magistratura non perda una occasione che sia una per dare pessima prova di sé, è un fatto incontrovertibile. Perfino nel caso della funivia dove, in fondo ha agito, con rapidità ed efficienza (per ora) ha mostrato i ‘caratteri’ dei Magistrati. Male. Ma ciò non toglie che la Magistratura sia un pilastro della nostra società: una società di moltimalaffaristi‘, anche a causa di una povertà endemica determinata in gran parte da un ceto di politicanti inetto e incolto, ma a livello elementare.

Secondo. Il nostro sistema giudiziario è fondato (lo dice la Costituzione e non solo) su un principio fondamentalissimo: quello per il quale ilpoteregiudiziario deve essere separato e distinto da quello politico, altrimenti il rischio della giustizia politica è clamoroso -il letamaio intorno a Palamara, alla loggia Ungheria a Amara, la dice lunga. Bettini e Salvini ecc. sono persone troppo importanti per fare paragoni sulla base della realtà, eppure basterebbe guardare che accade ad un imputato privo delle garanzie come al ben noto Zaki e, prima di lui, al ben noto Regeni. Vogliamo questo? Pare proprio di sì.

Terzo. Il nostro sistema giudiziario è talmente garantista (in senso serio, non il garantismo dell’impunitismo, come discetta il ‘dotto Letta’) che un giudice è un giudice, sempre un giudice, ovunque un giudice. E quindi è, come si dice, non solo e non tanto super partes, ma dalla parte del diritto. Insomma, un giudice che fa il PM è un giudice prima di tutto e se si convince che un tale è innocente non lo persegue nemmeno o fa in modo che il Giudice per le indagini preliminari (che ne ‘controlla’ i comportamenti) lo giudichi innocente. Nel tanto decantato sistema americano non è così, per cui il PM (che per di più è eletto, e quindi può essere anche un fesso, giuridicamente parlando) può ‘decidere’ di non processare, di non procedere, ecc. In Italia, no.

Quarto. Infatti, il giudice/PM deve procedere sempre se c’è un reato, che ciò determini lentezze per il numero eccessivo di cose da valutare (e, se volete, per la inefficienza, svogliatezza e trasandatezza dei giudici) dipende dal numero, non dalla scelta. Cioè, se i casi sono molti, o si riducono i casi (evitando di considerare sputare in terra un reato da processo penale, ad esempio) o si aumentano i giudici o entrambe le cose, la soluzione peggiore è dire ai giudici, o comandare ai giudici, cosa perseguire e cosa no. Perché così il cittadino ‘piccolo’ è, per dirla in Dimaiese, ‘fottuto’.

Quinto. Se, sia pure un giudice, cioè uno che ha fatto il concorso di Magistratura, fa solo (divisione delle carriere) il PM, ‘perdel’abitudine a pensarsi come un giudice, diventa parte, diventa un accusatore: diventa il Hamilton Burger di Perry Mason, una sorte di cane arrabbiato, anche se (e questo è anche peggio!) malleabile.

Sesto. Non per caso (purtroppo largamente inapplicato nei fatti) il nostro sistema prevede che un giudice debba fare il giudice in tutti i sensi e sempre: insomma debba cambiare (possibilmente spesso) funzione e materia: PM e giudicante, penale e civile.

Settimo. Il nostro sistema è tutto di e da giudici, tecnico. Non a caso Coppi vince le cause perché fa solo il tecnico e il tecnico raffinato che è. Cioè il giudice giudica sulla base della tecnica giuridica. Al di là dell’inutile e sciocco clamore, il caso della funivia è significativo. Il PM elabora una idea tecnica, il GIP la esamina e rileva che alcune tecnicalità non sono pienamente soddisfatte; poi il PM prima o poi replicherà. È così, è normale: si chiama dialettica, e il GIP di Verbania lo ha detto bene e chiaro: è il sistema delle garanzie. Queste sono le garanzie, non l’impunità. Sarà un caso, ma i politicanti, tutti nessuno escluso, questo perseguono. Perfino un ‘buon’ politico come Vendola, non sa fare altro che prendersela con la Magistratura e la ‘giuria’ (non ha proprio capito nulla!) invece che in quello che ha fatto e come lo ha fatto.

Ora. Parlare di referendum (legittimissimi) su cose così tecniche e delicate, significa solo iniziare una campagna di aggressione di fatto alla Magistratura, cioè alla nostra Costituzione, cioè alle garanzie grazie alle quali, nonostante Salvini, nonostante Renzi, nonostante la terribile DC degli anni ’70 e oltre, nonostante tutto, nonostante perfino gli stellini, il Paese riesce a funzionare un po’. Del resto, un ceto di politicanti che si sta scannando su un’ora in più di ‘coprifuoco’ e sul numero dei posti a tavola non può che portare il Paese allo sfascio … anche con Draghi, temo.

Ora Bettini propone il rovesciamento della Costituzione. Non a caso il suo obiettivo è la costruzione di un accordo stabile tra PD (ormai solo DC) e stellini, in versione Di Maio, cioè nulla: sarà un caso, ma circola su internet una vignetta: ‘si prevede un nuovo accordo politico tra PD e 5Stelle, si chiamerà LETTAMAIO’, auspice Bettini.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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