sabato, Settembre 18

Il lessico dell’impresa sociale: ‘spigolature’ Ecco alcuni concetti chiave ‘che stanno dentro’ e sono il contesto dell’impresa sociale

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IMPRESA SOCIALE ‘vuol dire tutto e vuol dire niente’. A volte è un rito, usato per far piacere al sistema socio economico ed in logica di ‘autoassoluzione nominale’. Però si deve dare credito a molte imprese, ove la scelta sociale fa parte dello scopo aziendale (‘purpose’). Il  lessico testimonia il cambiamento in atto. Cerco di spiegare alcuni concetti chiave ‘che stanno dentro’ e sono il contesto (opportunità) dell’IMPRESA SOCIALE :

Capitalizzazione: la sotto-capitalizzazione di molte IMPRESE SOCIALI (in specie le Micro-PMI e le non profit) è uno dei principali fattori della loro vulnerabilità; quindi, bisogna rafforzare e facilitare gli aumenti di capitale, incentivandoli semplificandone l’iter e favorendo una strutturale riallocazione del risparmio verso la c.d. ‘economia reale’. Questa esortazione potrebbe ‘trovare le gambe’ nell’adottare tutte le possibili vie di accesso ai finanziamenti. Oggi si sta lavorando per la creazione di una Borsa ad Impatto Sociale (BIS)

-Da remoto-Onlinedigitalizzazione dei servizi con presidio di tutti i sensi (eccetto la prossimità di tatto) e sviluppo positivo di internet (87% di risposte che attestano il suo uso famigliare e il 70% che dichiara di essere ‘friendly’ con l’online – CENSIS 2020). Il ‘da remoto’ è entrato nel vocabolario comune. Tutto questo è prodromico di sviluppo di Cyborg (cybernetic organism-valenza interna) e Fyborg (functional cyborg-valenza esterna). Inoltre a tempi medi, la robotica potrebbe avere una doppia valenza sull’IMPRESA SOCIALE: negativa perché toglierebbe lavoro alle persone nelle mansioni ripetitive; positiva perché libererebbe sia tempo per auto motivazione sia tempo creativo e di elaborazione per sfruttare al meglio il meccanicismo robotico. Tutto questo deve però essere riequilibrato con una maggiore distribuzione reddituale per non cadere nella radicalizzazione della distanza fra ricchi che possono acquistare i disposables e la robotica ad alto costo ed i poveri che non avrebbero risorse adeguate.

Il concetto che l’innovazione tecnologica ha come conseguenza ‘vincitori e vinti’ sottolinea che questi ultimi si addensano nella parte bassa della distribuzione retributiva. Quindi, colpisce prevalentemente i dipendenti lavoratori senza formazione superiore e i blue collars’ che svolgono mansioni ripetitive.

L’IMPRESA SOCIALE, per essere tale, deve giocare un ruolo di promozione culturale per far crescere questi lavoratori e, quindi, innestare un processo di sviluppo che è anche fattore competitivo. Da economia analogica a economia digitale.

Etica d’impresa: è “l’applicazione di principi, valori, orientamenti volti a illuminare e guidare – in termini di buono e di giusto – la vita e l’operare degli uomini e quindi degli imprenditori e dei manager”. Questa definizione potrebbe sembrare solo esortativa e quasi pleonastica, se non fosse che non assumendo questo orientamento si entrerà in una sorta di conflittualità sociale costante. Come dichiara la Carta di Firenze (2020) presentata nel settembre scorso in occasione del Festival dell’Economia Civile: “L’impresa, capace di coniugare creazione di valore economico e di senso, produttività e sostenibilità sociale e ambientale, si fonda sulle relazioni tra persone e rappresenta in quanto tale uno dei principali e influenti luoghi di formazione del carattere e della personalità umana. Frutto di ispirazione e di creatività, di capacità di leggere i nuovi bisogni e i nuovi spazi di mercato, di nuove competenze, di buone relazioni con il contesto territoriale e con la comunità. È un’impresa esperta non solo in competenze tecniche, ma anche in capacità relazionali, dove reciprocità, gratuità e fiducia sanno generare relazioni positive e un sovrappiù sia economico che sociale”.

Fasce deboli, fragili e diversity groups rischiano di essere ulteriormente emarginati se non hanno organizzazioni di supporto e ciò si correla alle IMPRESE SOCIALI (per es. associazioni e fondazioni che hanno questo obiettivo).

I presidii di welfare di prossimità promuovono una struttura organizzativa (pubblica o privata) che svolge un’azione coordinante per sviluppare capitale sociale.

Il focus sulle ‘politiche di genere’ e gli interventi per le donne vittime della violenza ed il servizio Civile sono temi che hanno implicazioni attive e passive rispetto al ruolo delle IMPRESE SOCIALI.

 -Modelli di business in revisione e azioni di intervento strutturali con il limite del tempo di processo educativo e formativo. Si esorta a cambiare il paradigma d’impresa, ma al ‘redde rationem’ delle semestrali e dei cda si ritorna ai vecchi schemi (il profitto per il profitto).

L’IMPRESA SOCIALE può sviluppare un progressivo cambio di paradigma dove il bilanciamento fra economico e sociale trova dei punti di convergenza reciprocamente utili senza stressare la ‘legge di Bouley’ (‘La regola aurea dei salari richiede che crescano nella stessa misura della produttività del lavoro’). Può sembrare un’ingiustizia sociale, mentre èla giustizia dell’equilibrio sociale’.

Rafforzare le micro–PMI, le loro filiere e sviluppare un’economia sostenibile: questo vuol dire anche completare la riforma del Terzo Settore, in particolare per quanto riguarda la fiscalità delle IMPRESA SOCIALE. Le filiere fra pubblico, IMPRESA SOCIALE non profit e profit sono un modo per dare operatività al contesto di co-programmazione e co-progettazione tra la pubblica amministrazione e il privato non profit (ma anche profit per integrazione funzionale).

L’art.55, del Codice del Terzo Settore (L.delega 106/2016) e sancito dalla Sentenza 131 della Corte Costituzionale con il caposaldo concettuale dell’amministrazione condivisa (interesse generale e attività generalizzata degli attori della filiera sussidiaria e della proceduralizzazione della sussidiarietà-Sentenza Corte Costituzionale 131/2020 (ECLI:IT:COST:2020:131) – Decisione del 20/05/2020 è una delle vie prioritarie per l’attuazione del PNRR.

Questo vuol dire anche sviluppare il ruolo degli OICR (organismi di investimento collettivo del risparmio) tramite l’attività dei fondi comuni di investimento, le società d’investimento (SicavSicaf).

Il sostegno all’accesso e alla diffusione di strumenti di finanza sociale italiani e europei che sviluppa la diffusione di social bonds, social impact bonds e crea opportunità di investimento in questo senso. Ma le banche? Quale ruolo? Domanda sottesa a cui rispondere anche istituzionalmente.

La facilitazione tramite incentivi fiscali e di credito per l’aggregazione delle IMPRESA SOCIALE (polvere, cioè minime) che in questo modo svilupperebbero economie di scala e curve di esperienza sempre più efficaci e tali da aumentare la loro stabilità finanziaria.

La nuova strategia europea e il PNRR considera le PMI come la chiave per attuare, tra l’altro, il Green Deal, il piano d’azione per l’economia circolare, la strategia europea per i dati e il pilastro dei diritti sociali.

-Trasformare e non estrarre dal contesto: da risorse estratte ‘in logica di sommatoria’ a risorse trasformate ‘in combinazione produttoria’, da territorio-spazio a territorio-luogo. Tutto questo gestendo reti complesse che prevedono, progettano, valutano il ruolo delle IMPRESE SOCIALI in filiera ed intese come vettori sociali che hanno un risultato più che proporzionale rispetto alle risorse usate e investite. Questa metodologia evidenzia indicatori utili come base per investimenti che saranno in seguito confrontati con gli esiti del processo.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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