venerdì, Aprile 23

Il leggendario Natale

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Il Natale nel cristianesimo, porta il messaggio di gioia e di speranza celebrando la nascita del Salvatore degli uomini Gesù, portando la luce là dove regnano le tenebre e la speranza della vita dove c’era il timore della morte. Fin dall’antichità ogni popolo aveva una tradizione riguardante le storie di questo periodo dell’anno, la maggior parte delle quali hanno origine in Europa del Nord ed in Russia. In questi luoghi questa festività era vista come punto cardine della tradizione contadina, legato alla terra ed al riposo invernale.

Spesso storie e riti si svolgevano nella notte del Natale, oppure nei dodici giorni che lo precedevano, la preparazione a questa festa è riassunta nella filastrocca ‘I dodici giorni del Natale’ di origine anglosassone, nella quale ogni giorno il numero del dono aumenta con l’aumentare del numero dei giorni, terminando nel dodicesimo giorno con una moltitudine di persone, animali e cose, a simboleggiare la lieve partenza per giungere all’esplosione di gioia del Natale.

Il rigore invernale veniva visto dai contadini come un riposo obbligato della terra che suscitava sempre una incognita sulla stagione seguente, dall’oscurità data dal solstizio cioè ‘il momento in cui il Sole resta fermo’. Il semplice mondo agreste in passato non dava per scontato la vittoria del Sole sulle tenebre, pensando che le azioni degli uomini fossero strettamente connesse al resto dell’universo. Questo spingeva i contadini con i piedi ancora immersi nella neve a svolgere riti propiziatori per il buon esito del raccolto estivo e per assicurare la salute delle greggi, adornando sé stessi e le loro case con agrifoglio, edera, vischio ed altri sempreverdi.

Una tradizione dell’Inghilterra dell’ovest narrava che la vigilia del dodicesimo giorno di Natale i contadini si riunivano nei frutteti per portare buona salute e fortuna agli alberi di mele, lasciando pane e sale sui rami o qualche dolcetto imbevuto di sidro per risvegliare l’albero dal suo sonno invernale.

Il fuoco era al centro di tutte le feste invernali, come fratello del Sole che lo esortava al ritorno nel cielo, con grandi falò visibili sulle colline d’Irlanda e Scozia, in Franca e Germania. Una antica leggenda narrava che allo scoccare della mezzanotte del giorno di Natale tornava la tranquillità e la calma tra tutti gli animali, che dormivano vicini, prede e cacciatori uniti in un regno di pace.

In Scandinavia la vigilia di Natale si credeva che i fantasmi dei morti tornassero nella notte a visitare i propri cari, così i discendenti lasciavano qualche resto del pasto natalizio per farlo festeggiare ancora una volta ai cari estinti.

In Russia la magia dei dodici giorni di Natale si credeva liberasse gli spiriti dei campi, dei boschi e delle acque, dove le ninfe chiamate ‘rusalky’ vestite di foglie e dai capelli stellati, lasciassero i loro laghi e ruscelli per danzare e cantare i loro segreti, di ciò che era passato e del futuro. Era pericoloso incontrarle perchè esse rubavano l’anima di chi le ascoltava.

In Grecia i folletti callicantzari uscivano dalle grotte e dalla terra tormentando le famiglie oneste durante le feste natalizie, la cui unica arma di difesa consisteva nel fuoco da tenere acceso per tutta la durata delle feste o nell’osso di mandibola di maiale appeso al camino a protezione della casa.

Sicuramente tra le storie natalizie quella di Babbo Natale è divenuta la più rappresentativa di questa festività. Per i Paesi anglofoni il suo nome è Santa Klaus o Claus derivante dalla traduzione olandese di San Nicola che si dice: Sinterklaas.

San Nicola vescovo di Myra in Turchia ( III secolo d.C.), è ricordato per i suoi poteri ed i suoi numerosi miracoli. Egli è il protettore dei marinai per il potere di calmare le tempeste in mare, soprattutto è il protettore dei ragazzi avendo riportato in vita dei giovani assassinati o ancora più famoso per la leggenda delle tre vergini, che avrebbe salvato dalla vendita a causa della povertà della famiglia, lasciando tre borse piene d’oro sulle scarpe delle fanciulle, divenendo protettore delle vergini e delle donne in cerca di marito. Proprio per le tre borse d’oro è ricordato come il patrono dei banchi di pegno ed esse sono riportate nel simbolo del commercio con il disegno delle tre palle d’oro.

Il suo vestito ha subito delle trasformazioni a seconda della latitudine e degli anni, inizialmente era sempre rappresentato con un lussuoso mantello di colore verde mentre in Russia era azzurro dovuto all’associazione con Nonno Gelo (Ded Moroz) solo con l’avvento della pubblicità della Coca Cola il costume con casacca e pantaloni rossi ha preso il sopravvento sulle immagini più tradizionali.

Diverse anche le storie che lo vedono affidatario dell’ufficio della dispensa dei doni ai bambini, che nei paesi nordici avviene il 6 dicembre festività di San Nicola, mentre in tutto il mondo la consegna dei regali avviene nella notte della vigilia. La più accreditata è l’incarico affidatogli direttamente dal Bambin Gesù, alla morte del santo giunto in Paradiso. In questo modo San Nicola aveva avuto per una sola notte l’occasione di poter tornare a visitare i suoi fedeli, portando doni a tutti i bambini del mondo. Per poter svolgere il compito Gesù Bambino concesse alla slitta e alle otto renne il dono di poter volare nel cielo.

Altra storia vuole al posto di San Nicola un uomo anziano di nome Natale, che viveva in Lapponia, vestiva di rosso ed aveva una lunga barba bianca, di carattere buono e generoso che intagliava il legno creando graziosi oggetti e giocattoli. Un angelo gli conferì l’incarico di portare i doni ai bambini della terra per conto di Gesù Bambino, che gli diede il nome di Babbo Natale, come padre di tutti i bimbi sfortunati ai quali portava i doni nella notte santa.

Le otto renne indispensabili a trainare la slitta hanno fatto la loro comparsa nel 1823 nella poesia di Clement Clarke Moore nella quale vennero elencati i nomi delle renne: Dasher (Saetta), Comet (Cometa), Dancer (Ballerino), Prancer (Schianto), Vixen (Guizzo), Donder (Tuono), Blitzen (Lampo), Cupid (Cupido). Nel 1949 venne aggiunta la nona renna Rudolph in seguito alla canzone di Jonny Marks dal titolo ‘Rudolph la renna dal naso rosso’.

Nel quadro natalizio ci sono due riferimenti onnipresenti: il presepe e l’abete addobbato. Mentre il presepe è di origine italiana, l’abete ha una connotazione europea, per il quale la prima comparsa sembra sia stata in Estonia nel 1441 nella cittadina di Tallin, nella piazza del Municipio, intorno al quale ballavano i giovani in cerca dell’anima gemella. Anche la città di Riga in Lettonia reclama la partenità dell’albero di Natale attraverso una targa scritta in otto lingue che proclama che nel 1510 fu addobbato il primo albero in città. Nel 1570 in Germania una cronaca di Brema descrive un albero decorato con mele, noci, fiori di carta, mentre dall’Alsazia una cronaca di Strasburgo del 1605 parla dell’usanza dei cittadini di decorare in casa gli abeti chiamati ‘Dannenbaumen’ nel tedesco dell’epoca. A Vienna l’albero di Natale apparve ufficialmente nel 1816 per volere della principessa Henrietta von Nassau Weilburg. Il suo utilizzo da parte dei cattolici risale circa al ‘900, in quanto precedentemente si pensava fosse di tradizione protestante.

Anche per questo elemento ci sono numerose storie circa la sua comparsa nella tradizione natalizia, come quella dell’abete che coprì col suo fogliame un ragazzo persosi nel bosco salvandolo dal congelamento. All’indomani quando fu trovato dai compaesani venuti a cercarlo, si rivelò ad essi lo spettacolo dell’albero sul quale si erano formati festoni e cristalli di ghiaccio risplendenti alla luce del Sole. In ricordo di tale avventura l’abete fu adottato come simbolo del Natale.

Meno conosciuta la storia di San Bonifacio che nel 680 evangelizzò le popolazioni germaniche, abbattendo la quercia sacra al dio Thor, dietro la quale c’era un giovane abete verde, che diede a quelle popolazioni come nuovo simbolo di pace, di vita, chiamandolo l’albero di Cristo bambino dove si sarebbero compiuti doni di amore e riti di bontà.

Il Papa Benedetto XVI a proposito dell’abete ha detto: «Significativo simbolo del Natale di Cristo, perché con la sue foglie sempre verdi richiama la vita che non muore». Ha inoltre commentato circa i preparativi del Natale che si dovrebbero seguire : «La cura che poniamo per rendere più splendenti le nostre strade e le nostre case ci spinga ancora di più a predisporre il nostro animo ad incontrare Colui che verrà a visitarci, che è la vera bellezza e la vera luce. Purifichiamo quindi la nostra coscienza e la nostra vita da ciò che è contrario a questa venuta: pensieri, parole, atteggiamenti e azioni, spronandoci a compiere il bene e a contribuire a realizzare in questo nostro mondo la pace e la giustizia per ogni uomo e a camminare così incontro al Signore».

 

Foto di Pasquale Fabrizio Amodeo

 

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