mercoledì, Agosto 4

Il legame tra dollaro e petrolio su cui si regge la supremazia Usa

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Ai timori del governo di Washington, fortemente preoccupato per questa minaccia a cui era esposto il dollaro, andarono a sommarsi le paure dell’oligopolio petrolifero, che commissionò alla Chase Manhattan Bank, (appartenente al gruppo Rockefeller) un’analisi contenente alcune proposte per superare la crisi. Il gruppo di studio consegnò la propria relazione finale nel 1972; all’interno del documento si evidenziava la necessità di eliminare i controlli sui prezzi e di abolire i dazi sulle importazioni di petrolio, favorendo la libera circolazione del greggio in vista di un aumento dei prezzi giudicato indispensabile al mantenimento della sicurezza energetica nazionale. Prevedendo un rapido esaurimento dei giacimenti, i redattori del rapporto giunsero infatti alla conclusione che occorreva porre le grandi aziende petrolifere nelle condizioni di raccogliere le somme di denaro sui mercati internazionali necessarie ad effettuare prospezioni nelle acque profonde e ad attivare i giacimenti off-shore dell’Alaska. Il modo più semplice per ottenere questo risultato consisteva naturalmente nel provocare un considerevole aumento del prezzo del petrolio.

L’evento catalizzatore in grado di produrre questo esito si concretizzò il 6 ottobre del 1973, quando Siria ed Egitto entrarono in conflitto con Israele per la riconquista delle regioni del Golan e del Sinai occupate dallo Stato ebraico nel 1967. La Guerra dello Yom Kippur fu un evento alquanto particolare, in quanto preceduto da chiari segnali di allarme provenienti dall’Egitto, che sotto la presidenza di Anwar al-Sadat aveva dapprima espulso il personale tecnico sovietico, compromettendo un’alleanza che aveva garantito al Paese aiuti di natura sia civile che militare messi a disposizione da Mosca, e successivamente proclamato dichiarazioni e organizzato manovre militari dal significato difficilmente equivocabile. L’intelligence israeliana informò il governo di Tel Aviv dell’imminenza dell’attacco egiziano, ma ciò non impedì alle forze siriano-egiziane di colpire piuttosto duramente l’aviazione e le forze di terra israeliane.

Alcuni analisti tendono a giustificare la sbalorditiva inadeguatezza militare dimostrata da Israele in quell’occasione specifica con motivazioni di carattere eminentemente politico, secondo le quali fu in realtà l’intervento diretto di Kissinger a convincere i dirigenti di Tel Aviv a tenere un profilo artificiosamente passivo di fronte alla minaccia incombente, dietro la minaccia del blocco dei finanziamenti che gli Usa concedevano (e continuano a concedere) annualmente allo Stato ebraico. Mentre conflitto infuriava, Arabia Saudita ed Abu Dhabi decretarono infatti il blocco degli approvvigionamenti di idrocarburi destinati agli Stati Uniti e a tutti i Paesi accusati di sostenere Israele, ma le grandi compagnie petrolifere si avvalsero della collaborazione dello Shah di Persia Reza Pahlavi per aggirare l’embargo e garantire il regolare afflusso di petrolio.

Quando Israele riuscì poi a rovesciare la situazione e ad avere la meglio sui propri avversari, l’Opec decretò un primo aumento del prezzo di riferimento dell’oro nero da 3,01 a 5,11 dollari al barile prima di procedere a una seconda rivalutazione l’anno seguente, che fece toccare al greggio quota 11,65 dollari per barile, per un aumento complessivo del 400% circa. Secondo gli stessi analisti che hanno parlato di ‘passività artificiosa’ israeliana pilotata dagli Stati Uniti, questo rincaro petrolifero rappresenterebbe il punto d’approdo di un’ambiziosissima e complessa operazione orchestrata dietro le quinte dal presidente Richard Nixon e dal segretario di Stato Henry Kissinger, dalle compagnie petrolifere americane, dagli sceicchi arabi e dallo Shah di Persia Reza Pahlavi nel corso della riunione del Gruppo Bilderberg (un gruppo di pressione che riunisce i più influenti personaggi dell’establishment politico, economico e giornalistico di Europa e Stati Uniti) del maggio 1973 a Saltsjöbaden, in Svezia. Tema centrale della discussione era la questione politico-economica europea, con particolare riferimento alla stima delle possibili ricadute sui rapporti tra Stati Uniti ed Europa che avrebbe potuto provocare l’adozione di una politica energetica e di sicurezza di carattere comunitario da parte del ‘vecchio continente’.

Secondo documenti resi pubblici molti anni dopo, nel corso dell’incontro, cui presero parte ospiti illustri (come Lord Richardson e Lord Greenhill della British Petroleum, Robert O. Anderson dell’americana Atlantic Ritchfield Corporation, Eric Roll della Warburg, George Ball della Lehman Brothers, David Rockefeller, Zbigniew Brzezinski, Arthur Dean, Giovanni Agnelli ecc.), era stata prospettata la possibilità di sacrificare la crescita economica mondiale allo scopo di favorire la crescita esponenziale del prezzo del petrolio, in modo da rafforzare il dollaro, saldare il legame tra valuta Usa e petrolio e affidare ad alcune banche anglo-americane accuratamente selezionate (Chase Manhattan Bank, Citibank, Barclays, Lloyds, ecc.) il compito di gestire il meccanismo di riciclaggio dei petro-dollari, in modo da consolidare lo strapotere degli istituti bancari di Londra e New York e del potente cartello oligopolistico del petrolio.

La Guerra dello Yom Kippur sarebbe quindi stata l’evento catalizzatore di cui gli Usa necessitavano per risolvere uno dei più grossi problemi che si erano mai trovati ad affrontare.

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