domenica, Aprile 11

Il legame fra Europa e Stati Uniti a sessant’anni dai trattati di Roma

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La celebrazione del sessantesimo anniversario dei trattati di Roma offre l’occasione per riflettere sul significato e sul ruolo di un’esperienza europea che – anche alla luce delle vicende britanniche – sembra oggi entrata in una fase fortemente regressiva. Allo stesso tempo, essa offre l’occasione per riflettere su come, nel tempo, siano cambiati i rapporti fra gli Stati Uniti (che del progetto europeo sono stati fra i promotori) e la realtà che da questo progetto ha preso vita. Ciò, oggi, alla luce del crescente scollamento che sembra emergere fra le due sponde dell’Atlantico, rafforzato anche dall’arrivo alla Casa Bianca della nuova amministrazione repubblicana.

L’elezione di Donald Trump ha spinto molti a parlare di possibile crisi nelle relazioni Europa-Stati Uniti, sia per le dichiarazioni del nuovo Presidente, sia per le reazioni – talora sopra le righe – dei vertici di Bruxelles. Il timore dell’emergere di un’‘asse populista’ fra Washington e la Londra della ‘Brexit’ ha dato ulteriore forza a questa convinzione, mentre quello che sembra essere l’abbandono definitivo del progetto TTIP mette in discussione la possibilità che la coincidenza degli interessi economici funga da collante di fronte all’indebolirsi della dimensione politica della collaborazione.

Quale è la credibilità di questi scenari? La postura assunta dall’amministrazione Trump verso l’Europa è davvero indice di un suo allontanamento significativo da quella di chi l’ha preceduta? Al netto di un linguaggio assai lontano da quella dei suoi predecessori, non pare che l’atteggiamento di Trump sia diverso da quello che altre amministrazioni hanno tenuto nei confronti dell’Europa negli anni che hanno seguito la fine della guerra fredda. Dal punto di vista statunitense, la nascita di un’Europa prospera e capace di un certo grado d’integrazione interna è, in buona sostanza, il prodotto di esigenze storiche contingenti.

L’istituzione dell’Organizzazione per la cooperazione economica europea (OECE) nel 1948, così come il sostegno dato, nei primi anni Cinquanta, all’istituzione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) si spiegano in larga misura con la necessità di contare su un’Europa occidentale abbastanza unita e ricca da potere resistere alle lusinghe dell’Unione Sovietica e del suo modello socio-economico. Fino alla caduta del muro di Berlino, questa dimensione è sempre stata presente nelle scelte compiute da Washington, anche se il suo peso è variato nel corso del tempo, specie con l’imporsi delle Comunità europee come possibile concorrente in campo commerciale e economico.

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