sabato, Ottobre 23

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Oggi è stato il giorno della direzione Pd. I numeri del Nazareno danno ragione a Renzi e alla sua idea ‘europea’ di riforma del lavoro, ma la sinistra interna punta alla guerriglia parlamentare per difendere l’articolo 18; I ‘poteri forti’ si schierano: da una parte i filorenziani come l’ad di FCA Sergio Marchionne e gli invitati al matrimonio dell’amico di Matteo, Marco Carrai. Dall’altra, Diego Della Valle (pronto, pare, a diventare un politico), parte della proprietà del ‘Corriere della Sera’ e di quel che resta del ‘capitalismo di relazione’ italiano, la Chiesa bergogliana; Oggi è il 78esimo compleanno di Silvio Berlusconi, impegnato a far rientrare la fronda fittiana e a caccia dei ‘pentiti’ di Ncd.

La cronaca del D-day del Partito Democratico su riforma del lavoro e articolo 18 comincia dall’ora di pranzo, quando i tre sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil), riuniti a Roma nella sede della Cisl, non riescono a trovare un accordo per proporre al governo una piattaforma unitaria di rivendicazioni. Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Annamaria Furlan (Raffaele Bonanni si è defilato con consumato tempismo) «continueranno a discutere», recita un comunicato congiunto. Sindacati in crisi irreversibile, altro che ‘poteri forti’ come vorrebbe far credere Renzi. Fallito anche il coordinamento delle litigiose minoranze Pd, convocato a poche ore dalla direzione per cercare di presentarsi con un documento comune.

A pochi minuti dalle 18.00, con quasi un’ora di ritardo, il premier ha aperto il suo intervento nella sede romana di via del Nazareno. «Occorre una profonda riorganizzazione del mercato del lavoro e del welfare, il paese deve dare risposte diverse ai nuovi deboli», ha esordito Renzi, che poi si è inerpicato in un contorto ragionamento economico e geopolitico, per così dire, ‘alla Renzi’. Segue uno sterminato elenco dei successi del governo, dagli 80 euro alla riforma del Senato. I soliti annunci, come conferma lui stesso. Tornando al tema lavoro, Renzi ha detto che «il punto non è avere l’articolo 18, ma avere un lavoro» e se l’è presa con la Sinistra e i sindacati che non hanno fatto nulla per dare diritti a chi oggi non è garantito. «La repubblica italiana è affondata sulla rendita di posizione, ma il lavoro si crea innovando», ha poi aggiunto. Il premier promette una «rete di protezione» ai lavoratori in cambio della rinuncia all’articolo 18 che blocca, secondo lui, gli investimenti stranieri. Quindi «va superato l’attuale sistema del reintegro dando delle motivazioni di sinistra» con una garanzia del reddito per tutti senza dover fare ricorso al giudice. La flessibilità non dovrà più essere precariato e Renzi propone semplicemente di «cambiare». Una weltanschauung da libro dei sogni a cui il premier non fa seguire una spiegazione di come verranno impostati i nuovi modelli contrattuali e, soprattutto, il dettaglio delle coperture economiche. La battaglia si trasferisce nelle aule parlamentari.

Dopo il volontario scivolone dell’altro giorno, quando il direttore Ferruccio De Bortoli si è permesso di pubblicare in prima pagina la parola massoneria, collegandola per giunta a Renzi, il ‘Corriere della sera’, tradizionalmente quotidiano dei ‘poteri forti’, cerca di mettere una pezza al rapporto con il premier. Secondo Alan Friedman, Renzi deve sfidare le forze della reazione (i sindacati) perché l’Italia deve «entrare a pieno titolo nel XXI secolo e diventare più competitiva». Mercato, competizione, consumo e profitto a tutti i costi, dunque, anche a scapito dei diritti. Un’idea non proprio di sinistra, ma che, appunto per questo, piace a Renzi e ai ‘poteri forti’ di Bruxelles. Sulla possibilità di mediazione con la sinistra Pd e le altre forze sociali sull’articolo 18, sempre sul ‘Corriere’ Maurizio Ferrera scrive testualmente: «Renzi ha già ceduto sui licenziamenti discriminatori, per i quali rimarrà il reintegro». Peccato che i licenziamenti per discriminazione (sesso, razza, religione, idee politiche etc.) siano obbligatoriamente vietati dalla Costituzione e non ottriati dal Renzi di turno. Questione di diritti umani che, evidentemente, non tocca molto i cuori (ma il portafoglio sì) dei difensori della società ultraliberista.

A proposito di ‘poteri forti’ e ‘Corriere della Sera’, uno degli azionisti ‘ribelli’ del quotidiano di via Solferino, Diego Della Valle, potrebbe presto scendere nel campo della politica nel ruolo di anti-Renzi. Sui giornali iniziano persino a circolare i nomi della sua squadra di collaboratori: il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, l’ex ad di Luxottica Andrea Guerra, l’ex Confindustria Alberto Bombassei. Non esattamente un gruppo di guerriglieri ‘barbudos’ pronti a sbarcare a Cuba sul Granma. L’eventuale ingresso del patron di Tod’s nell’agone politico spiega gli attacchi al vetriolo riservati al duo Renzi-Marchionne durante il viaggio del premier negli States.

Renzi, da parte sua, pur giocando a fare l’amico del popolo, può contare sull’appoggio di svariati pezzi da 90 del capitalismo nostrano (banchieri, finanzieri, industriali), tutti presenti al matrimonio dell’amico e sodale Marco Carrai: l’ad di UnipolSai Carlo Cimbri, il fondatore del fondo di investimento Algebris Davide Serra, Fabrizio Palenzona (vicepresidente Unicredit), Gian Maria Gros Pietro di Intesa Sanpaolo, l’ad di MPS Fabrizio Viola, il presidente di Snam Lorenzo Bini Smaghi. E poi, Chicco Testa, Paolo Fresco, Marco Morelli di Merrill Lynch, l’immancabile Oscar Farinetti di Eataly e tanti altri. Last but not least, al matrimonio dell’anno (insieme a quello di George Clooney a Venezia) si è visto anche Michael Ledeen, l’ideologo americano sospettato di essere il burattinaio di molte crisi internazionali fin dai tempi di Reagan. Anche in questo caso, non proprio la rappresentazione plastica del ‘Quarto Stato’ di Pellizza da Volpedo. «Matteo? Per noi è come un cavallo: lo abbiamo allevato, abbiamo deciso di scommettere su di lui, ora aspettiamo di vedere se arriva al traguardo da vincente», dice uno degli invitati. Il favore dei ‘poteri forti’ non è mai disinteressato né, tantomeno, eterno. Renzi avvisato.

Parlando sempre di ‘poteri forti’, nel giorno del suo 78esimo compleanno Silvio Berlusconi deve affrontare la spaccatura che si sta allargando nel suo partito sul merito dell’appoggio alle riforme renziane. Il cerchio magico di Arcore, con in testa Denis Verdini, punta tutto sul patto del Nazareno e sulla possibile spaccatura del Pd sull’articolo 18. Ma l’opposizione interna coagulatasi intorno a Raffaele Fitto non ci sta a far passare i forzisti come ‘utili idioti’ del governo Renzi. Al contempo però, l’ex Cavaliere, lavora sottobanco per riportare all’ovile azzurro i transfughi di Ncd. Il partito di Angelino Alfano sembra destinato all’irrilevanza politica e così in molti pensano già ad una Lunga Marcia verso FI. Renato Schifani e Nunzia De Girolamo primi fra tutti.

 

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