martedì, Giugno 15

Il lavoro del futuro I risultati di una ricerca canadese

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Il lavoro del futuro sarà il telechirurgo, ovvero il chirurgo capace di effettuare, suppongo con l’ausilio di sofisticatissimi apparecchi elettronici, interventi chirurgici a distanza, su pazienti che si trovano a migliaia di chilometri di distanza. Se lo dicono gli americani del Canadian Scholarship Trust Plan sarà vero.

Indubbio è infatti che il mondo del lavoro stia cambiando. Svolgiamo già noi stessi professioni che i nostri genitori immaginavano esistessero soltanto in Star Trek: ingegneri informatici, designer, psicologi degli animali. Roba che il telechirurgo, grazie al forte richiamo della parola al “telelavoro”, sembra quasi roba vintage. Sempre più pertanto viene da chiedersi quali saranno i lavori che permetteranno ai nostri figli di pagare l’affitto, e sempre più è forte l’interesse delle società e delle fondazioni di ricerca verso questo tipo di conoscenza. Chi non vorrebbe sapere verso quale facoltà universitaria consigliare il proprio figlio perchè possa non sperimentare mai la cassintegrazione e la frustrazione di un sapere che non serve più a nessuno?

Oltre al già citato “telechirurgo” troviamo, nell’elenco delle professioni del futuro, il consulente per robot, impiegati come assistenti domestici. Se da un lato quindi assisteremo alla disoccupazione massiccia da parte delle nostre colf, dall’altro si prevede che saranno i robot a sostituirle nel supportarci in casa. I robot non sono infatti soggetti ai bug che presentano le normali assistenti familiari, ovvero non si ammalano, non hanno bisogno di ferie e non hanno figli che possano distarli dal lavoro con frivole recite scolastiche. Il consulente per robot è pertanto un modo altisonante per definire il manutentore della tecnologia che secondo le previsioni ci aiuterà a semplificarci la vita.

Nonostante, come nel caso del telechirurgo, si prevede di incrementare la possibilità di lavorare direttamente da casa operando in realtà dall’altra parte del mondo, gli studi indicano che si intensificherà il traffico di persone, sia quello urbano che quello più in generale mondiale. Serviranno pertanto persone specializzate nella pianificazione e nella gestione logistica del traffico umano. Abbiamo già un nome per questi specialisti: analisti. Un nome che viene ripescato dal passato, ma che indica una professione del tutto nuova.

In un panorama così avveniristico sembra quasi retrò indicare tra le professioni del futuro anche quella dell’esperto in tecnologia solare, una tecnologia già oggi esistente ma mai veramente utilizzata. Singolare invece è notare nella lista dei mestieri dei nostri nipoti il ri-naturista, ovvero colui che saprà rimediare ai casini ambientali che stiamo procurando e riporterà il pianeta in uno stato naturale accettabile. Sono sicura che a questa notizia ci sarà chi smetterà di fare la differenziata pensando che poi, in qualche modo, si potrà comunque tornare indietro e niente sarà irreparabile. Se proprio il ri-naturista non dovesse essere in grado di riparare ai nsotri errori, interverrà il designer di immondizia, che il Canadian Scholarship Trust Plan chiama invece “designer del riuso“, ovvero un esperto in materiali e design che saprà valorizzare al meglio la nostra spazzatura.

Meno rassicurante invece la professione del vigilante di quartiere, che sta a sottintendere un previsto aumento della criminalità nelle nostre città. Il vigilante di quartiere sarà però affiancato da un drone, che all’occorrenza combatterà il crimine al posto suo. Sempre in ambito “green” troviamo il “rewilder“, che non sta a indicare una nuova trasmissione di Dmax, ma uno specialista che porterà la natura in città. Mi spiego meglio. Viste la crescente urbanizzazione e conseguente cementizzazione, il rewilder avrà il compito di progettare all’interno delle metropoli aree verdi più simili a natura incontaminata che a parchi e giardini. Il rewilder potrà anche pianificare e realizzare aree agricole nelle quali produrre frutta e verdura a chilometro zero per soddisfare i fabbisogni dei cittadini.

Quando dovrebbero entrare in voga queste nuove professioni? Parliamo di futuro, ma si tratta in realtà di qualcosa che secondo il Canadian Scholarship Trust Plan accadrà entro il 2030, ovvero prima di quanto immaginiamo. Tecnicamente è futuro, praticamente è la settimana prossima. Se questa prospettiva ci destabilizza, ci possiamo consolare pensando che la nostra casa di riposo verrà curata nei minimi dettagli da un “nostalgist“, ovvero uno specialista che saprà ricreare nel nostro ospizio l’atmosfera dei nostri anni d’oro. In questo modo dovremmo sereni i nostri ultimi anni di vita prima di essere confortati dall’intervento di un “terapista di fine vita“, che pianificherà le ultime fasi della nostra esistenza minimizzando per noi sofferenza e dolore.

Starò invecchiando, ma sono scettica sul fatto che questi lavori possano attecchire anche qui da noi entro il 2030. Noi, che sotto sotto guardiamo male chi usa termini astrusi come “meeting” invece di “riunione” e che pensa che la formazione professionale sia l’ennesimo stratagemma inventato dai sindacati per far perdere importanti ore di lavoro retribuito. Forse in Canada, dove è nata questa ricerca, le cose sono diverse. Il fatto stesso che in Canada si faccia ricerca dimostra in effetti che le cose a quelle latitudini sono differenti. Io spero solo che il mio nostalgist e il mio terapista di fine vita siano particolarmente bravi. Ma prima ancora spero che la mia pensione, se mai l’avrò, saranno sufficienti a coprirne il costo.

 

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