giovedì, Aprile 22

Il Kyrgyzstan nelle mani di Mosca Con l'uscita di scena degli USA, l'Asia centrale si rivolge alla Russia

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AlmatyLa fine della missione americana in Afghanistan sta liberando il campo per l’interessamento russo in Asia centrale. In particolare, Mosca sembra interessata ad assicurarsi il controllo di alcuni settori strategici in Kyrgyzstan, un tempo roccaforte logistica dell’operazione ‘Enduring Freedom’ e adesso sempre più legata alla Russia. Tra due settimane dovrebbe arrivare la firma tra Russia, Bielorussia e Kazakistan per la creazione dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE), il passo successivo all’Unione Doganale Eurasiatica, in rodaggio per gli scorsi quattro anni. Il Kyrgyzstan, insieme all’Armenia, dovrebbe accedere alle strutture dell’UEE molto presto. La road map istituzionale è pronta e, mentre militari e civili americani lasciano l’aeroporto di Bishkek, ad atterrare sono proprio i russi di Rosneft, pronti a rilevare la quota statale nel principale centro logistico in Asia centrale.

Manas è il protagonista del poema epico nazionale kyrgyzo, non datato e costantemente aggiornato attraverso la narrazione orale. Al tempo stesso, il leggendario Manas dà il nome all’aeroporto più famoso nella lotta al terrorismo. Dal centro di transito kyrgyzo, infatti, sono passate migliaia di soldati e tonnellate di equipaggiamenti per la missione occidentale in Afghanistan. Dagli USA arrivavano ogni anno circa 60 milioni di dollari per l’affitto delle infrastrutture aeroportuali, che aiutavano non poco le casse di Bishkek. Con il ritiro della maggior parte del contingente americano, Washington riduce la quantità di ‘ossigeno’ che forniva al Kyrgyzstan, un Paese in dissesto economico e politico fin dall’indipendenza nel 1991. Con alti e bassi, due rivoluzioni e frequenti rivolte tra i lavoratori nel settore minerario, il Kyrgyzstan ha appena subito un mini-rimpasto di governo a causa delle accuse di corruzione piombate sull’ex-primo ministro.

Lo scorso giugno il governo di Bishkek aveva fissato la scadenza dell’affitto della base di Manas per luglio 2014. Qualche settimana fa, gli ospiti ormai indesiderati hanno cominciato a fare le valigie. Nei dodici anni di utilizzo della base, gli americani hanno portato in Kyrgyzstan un indotto di organizzazioni governative e non, che hanno messo radici a Bishkek e ora si trovano di fronte al dilemma del trasferimento. Il governo kyrgyzo vorrebbe mantenere lo status di importanza di Manas e trasformarlo in un hub del trasporto regionale. Tuttavia, senza investimenti stranieri è difficile immaginare che il sottilissimo budget kyrgyzo possa sostenere i costi relativi alla trasformazione. In questa congiuntura si inserisce Rosneft, la compagnia petrolifera statale russa, pronta a rilevare il 51 percento dell’aeroporto dalla partecipazione statale (che al momento si attesta al 79 percento). L’obiettivo sarebbe quello di investire circa un miliardo di dollari nella riconversione dell’aeroporto e delle infrastrutture collegate, visto che l’aeronautica militare russa è già presente nella base kyrgyzsa di Kant.

La scorsa estate, inoltre, Gazprom ha acquistato KyrgyzGas, la compagnia di bandiera del piccolo Paese centroasiatico. L’accordo è stato perfezionato nei giorni scorsi. La promessa di Gazprom è di investire in media una cifra superiore ai 100 milioni di dollari all’anno per i prossimi cinque anni. Secondo il CEO di Gazprom Alexei Miller, il prezzo impostato da KyrgyzGas per le forniture di gas dovrebbe essere ridotto grazie proprio all’intervento russo. A quanti hanno criticato la ‘svendita’ della compagnia nazionale per la cifra simbolica di un dollaro, il presidente kyrgyzo Almazbek Atambayev ha risposto: «con un debito di circa 40 milioni di dollari e la promessa per quasi 600 milioni in investimenti, l’accordo con Gazprom è un passo positivo per il Kyrgyzstan». Attualmente, il Kyrgyzstan produce circa 30 miliardi di metri cubi di gas e Gazprom ha già pianificato un incremento delle estrazioni.

RusHydro e InterRAO, compagnie russe per lo sfruttamento dell’energia idroelettrica, vorrebbero capitalizzare la fortunata composizione orografica del Paese per costruire dighe e centrali idroelettriche: gli investimenti programmati superano i due miliardi di dollari in questo settore. Le compagnie russe si stanno muovendo in maniera frenetica nei confronti del Kyrgyzstan, e questo può essere indicativo dell’interesse di Mosca nell’assicurarsi un altro alleato in Asia centrale. Con il possibile accesso di Bishkek nell’Unione Doganale già dal 2015, la Russia vuole prendere il posto lasciato vacante dagli Stati Uniti e approfittare della dipendenza del Kyrgyzstan dagli investimenti stranieri, siano essi in dollari o in rubli.

Il Kyrgyzstan è dunque passato dalle mani di Washington a quelle di Mosca, quasi senza battere ciglio. Nelle piazze si sono viste alcune proteste, ma niente di paragonabile ai sommovimenti popolari che hanno ripetutamente destabilizzato il Paese, sotto il nome inadeguato di ‘rivoluzioni’. Se si pensa che i migranti kyrgyzi che lavorano in Russia rappresentano un capitolo molto rilevante nelle entrate statali, si capisce che per Bishkek la Russia è l’opzione più appetibile. Le rimesse dei lavoratori emigrati in Russia dal Kyrgyzstan ammontano a un terzo del budget nazionale. Senza la forte domanda di lavoratori in Russia, il Kyrgyzstan avrebbe un gravissimo problema di disoccupazione, che in passato ha causato violente proteste. Per preservare lo status quo, il governo kyrgyzo è pronto ad abbandonarsi nell’abbraccio dell’ex-sorella sovietica.

Il traffico di droga rappresenta un ulteriore aspetto che lega il Kyrgyzstan alla Russia. Questo è un aspetto meno piacevole per Mosca, che sta cercando di bloccare l’arrivo di stupefacenti dall’Afghanistan via Kyrgyzstan. Non che l’ingresso di Bishkek nelle organizzazioni sponsorizzate da Mosca possa cambiare la situazione: «se conosci i meccanismi dietro al trasporto della droga in Asia centrale e la loro abilità nel bypassare le dogane, è facile capire che l’apertura dei confini al commercio non cambierà di molto la situazione» ha dichiarato a ‘L’Indro‘ una fonte che ha preferito rimanere anonima. Ma avere Bishkek allo stesso tavolo potrebbe essere un ulteriore strumento di pressione per Mosca verso i ‘signori della droga’ che controllano l’economia e la politica in Kyrgyzstan.

Se a livello economico il Kyrgyzstan sembra quasi aver trasferito la propria sovranità a Mosca, a livello diplomatico si è visto anche di peggio. Infatti, lo scorso 20 marzo, il Ministero degli Esteri ha rilasciato una nota di riconoscimento dei risultati del referendum in Crimea, salvo poi non presentarsi alla votazione all’Assemblea Generale dell’ONU il 27 marzo. La posizione kyrgyza resta politicamente legata a doppio filo con Mosca. La Russia, dal canto suo, è pronta a ricevere il testimone dagli Stati Uniti, che ritirano i propri contingenti dall’Asia centrale. Mosca colleziona alleati deboli e instabili tra i gli ex partner sovietici, e questo assicura la posizione di ‘primus inter pares‘ per la Russia in qualsiasi organizzazione nasca e prosperi in questa riedizione, in piccola scala, del Grande Gioco ottocentesco.

 

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