domenica, Ottobre 17

Il Guerrilla Gardening e la rivoluzione ambientalista Diverse associazioni si stanno attivando per ripristinare aree fortemente cementificate introducendo spazi verdi. La cittadinanza è favorevole

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La Guerrilla Gardening è un movimento formato da volontari  che hanno il compito di rinverdire con fiori e alberi gli spazi pubblici degradati. Il termine è stato coniato nel 1973 da un gruppo di attivisti newyorkesi, Liz Christy e il suo gruppo ‘Green Guerrilla‘, nell’area di Bowery Houston a New York, che si presero cura di un lotto abbandonato trasformandolo in un giardino, e col tempo è stato adottato in tutto il mondo per definire lo svolgimento di un’azione ambientalista non violenta e anarchica che riqualifica gli spazi urbani all’insegna dell’ecologia.

Per esempio, nel maggio del 1996 circa 500 attivisti affiliati al movimento ‘The land is ours‘ occuparono tredici acri di terreno abbandonato, appartenuto alla Guinness (azienda produttrice di birra) e situato nella parte sud di Londra. Su questa terra si stabilì una comunità chiamata ‘Pure Genius‘, nome ispirato da una campagna pubblicitaria della Guiness, che abitò lì per svariati mesi, riconvertì il terreno in terreno agricolo finché non fu sfrattata.

Un altro episodio curioso è avvenuto, nel luglio del 1996, in Danimarca dove in una notte circa mille persone crearono un giardino da un appezzamento di terra incolto e lo resero piacevole alla vista.

Questi sono solo alcuni eventi accaduti in giro per il mondo per spiegare quanto il fenomeno sia conosciuto e praticato a livello globale. In Italia, invece, il Guerrilla gardening è arrivato con i primi attivisti a Milano, e da pochissimo tempo ha creato un nucleo operativo nella città di Bologna, ma molti guerriglieri stanno creando altri centri nevralgici in giro per la penisola.

Certi gruppi di guerrilla gardening compiono i loro ‘attacchi’ durante la notte, in totale anonimato, per seminare e prendersi cura di zone dove non vi è presenza di vegetazione. Altri lavorano più apertamente, cercando di coinvolgere le comunità locali. Le regole per essere un buon guerrigliero sono poche e semplici. Innanzitutto, è importante nutrire un forte spirito ambientalista perché l’amore per la natura deve essere messo al primo posto. Poi, quando si è coscienti della propria decisione, ci si può aggregare al gruppo e capire cosa fare.

Quando si è individuata la zona da ripopolare di verde, è necessario capire se nel luogo prescelto transitano pedoni e se il terreno è adatto alle colture; dopodiché sono sufficienti una paletta e qualche strumento da giardinaggio per poter piantare piante e fiori che devono essere segnalate e protette per impedire che vengano falciate alla prima manutenzione del Comune.

Solitamente il movimento agisce in luoghi ben in vista per attirare l’attenzione su ciò che sta facendo e, spesso, posiziona un cartello vicino all’aiuola che spiega il motivo dell’azione di modo che i passanti possano vedere il risultato ed essere eventualmente coinvolti.

Il Guerrilla Gerdening può adottare diverse forme di giardinaggio radicale perché il movimento può compiere sia un tipo di giardinaggio volto a soddisfare un’esigenza di natura ambientalista sia un tipo di giardinaggio inteso come gesto politico. A questo proposito, ‘Libera‘ (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie) ha pensato di abbellire il portoncino di un bene confiscato nel centro storico di Genova e «ciò che abbiamo fatto è stato: preparare dei vasetti colorati ed interrare nei vasetti delle piantine aromatiche o decorative. In seguito, abbiamo preso un bancaletto, lo abbiamo appeso ad una parete della piazza e lo abbiamo utilizzato come fioriera. Allo stesso modo, nella grata che sovrasta il portoncino confiscato, abbiamo appeso queste piantine in puro stile Guerrilla gardening. Si è trattata di un’attività di abbellimento di uno spazio urbano, cosa che normalmente non accade soprattutto all’interno del centro storico genovese fortemente cementificato, e di portare un po’ di verde per rendere vivi questi spazi ed attirare l’attenzione su un fenomeno che merita di essere conosciuto» sostiene Stefano Busi, referente della regione Liguria, che si occupa con ‘Libera’ di un riutilizzo sociale dei beni-confiscati alla mafia.

Negli anni, però, il movimento Guerrilla Gardening ha subìto notevoli critiche. Fra tutte, quella di non possedere la minima competenza nel campo che pretendono di occupare dato che questi ‘giardinieri improvvisati’ spesso piantano fiori e piante in luoghi densamente abitati favorendo il proliferare di vegetazione spontanea che potrebbe causare allergie o il proliferare di insetti particolarmente fastidiosi nelle calde giornate estive.

Ma, nonostante ciò, il gruppo sta diventando sempre più numeroso e moltissimi ragazzi partecipano a queste ‘attività clandestine’. Tanto da poter parlare di un nuovo civismo che coinvolge le giovani generazioni del nostro Paese.

«Questa estate il progetto ‘E!state Liberi!’ ha visto la partecipazione di più di 3000 ragazzi, fra i 18 e i 21 anni, che hanno trascorso una settimana con noi impegnandosi e informandosi su cosa siano i beni confiscati alle mafie. L’impegno civico non è mai morto perché non è mai morta la volontà di cambiare le cose, sono solo cambiate le modalità per raggiungersi», continua Busi.

Dunque, nonostante le critiche al movimento, il Guerrilla Gardening riscuote sempre più successo non solo fra i giovani, ma anche fra i cittadini che rispondono positivamente a queste iniziative «non abbiamo mai percepito ostilità. Può capitare che non ci sia particolare attenzione su ciò che facciamo, ma nella maggior parte dei casi riceviamo del sostegno. La settimana scorsa diverse persone si sono fermate, ci hanno chiesto cosa stessimo facendo e ci hanno invitato a proseguire. Quindi, direi, che il riscontro è solo positivo», conclude Busi.

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