martedì, Novembre 30

Il Gruppo di Visegrad e i Balcani field_506ffb1d3dbe2

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All’inizio dello scorso novembre i Ministri degli Esteri dei quattro Paesi del Gruppo di Visegrad (V4), si sono riuniti a Godollo, in Ungheria, per il vertice annuale dei titolari dei dicasteri degli Esteri. Il tema dell’incontro era l’allargamento dell’Unione europea a tutti i Paesi dei Balcani, motivo per cui al meeting hanno partecipato anche gli omologhi dell’area balcanica e il commissario Ue all’Allargamento, Stefan Fuele. Ciò che è emerso dalle carte redatte durante l’incontro è che «La spinta verso l’allargamento rappresenta la via migliore per garantire la stabilità della regione balcanica». Per questo i membri del Gruppo supporteranno la Serbia nei negoziati di inizio 2014, ed oggi sono al fianco del Montenegro e dei suoi progressi per l’adesione. Inoltre, la speranza del Gruppo è quella di potersi presentare ai Paesi del Balcani che aspirano ad entrare nell’Ue, come un esempio positivo e fornitori di assistenza ed esperienza.

Il Gruppo di Visegrad (chiamato anche quartetto di Visegrad o “V4”) è una struttura informale di cooperazione regionale, formata da quattro paesi dell’Europa Centrale: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Nato il 15 febbraio 1991 inizialmente come Triangolo di Visegrad, per via dell’unione tra Slovacchia e Repubblica Ceca, cambiò nome nell’odierno dopo la separazione tra i due Stati il primo gennaio 1993, assumendo la forma che tutt’ora mantiene. La scelta di Visegrad come simbolo dell’unione tra questi Stati non è affatto casuale, la cittadina della provincia ungherese, infatti, era già conosciuta per la riunione che nel 1355 lì si svolse per risolvere la controversia tra Re di Polonia, Ungheria, Boemia, il Conte di Moravia e i rappresentanti dell’Ordine del cavalieri teutonici, oltre a numerosi nobili minori.

Il gruppo è nato in un periodo di svolta geopolitica dell’Europa Centrale, subito dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, e ha assunto la forma di una cooperazione volta proprio ad accelerare i cambiamenti in atto. Lo scopo di tale riunione era infatti quello di facilitare la transizione dal sistema socialista all’economia di mercato e alla democrazia, col fine ultimo di ottenere una piena integrazione nel sistema europeo. Inizialmente questa forma di cooperazione non aveva un carattere istituzionalizzato e gli incontri al vertice si svolgevano con cadenza irregolare. Una struttura più formale venne sancita solo nel 1999, quanto si decise un sistema di rotazione annuale della presidenza del Gruppo e un vertice finale tra i primi ministri alla fine di ogni anno. Oltre a ciò, da quest’anno, i membri del V4 hanno fatto un passo in avanti nella propria strutturazione arrivando a istituire la formazione, che si completerà nel 2016, di un battaglione congiunto di circa tremila soldati. Questi sarebbero forniti per la maggior parte dalla Polonia, circa 1.600, mentre la Repubblica Ceca contribuirebbe principalmente con medici e strutture logistiche, l’Ungheria con ingegneri militari e la Slovacchia con esperti sulle armi di distruzioni di massa. Lo scopo di questo Battle Group è quello di essere una forza capace e pronta ad essere inviata nelle zone di crisi rapidamente per la salvaguardia dei Paesi che contribuiscono alla sua composizione.

Lo scopo con cui il Gruppo di Visegrad è nato ha trovato un primo compimento nel 2004, quando tutti e quattro i suoi membri sono entrati nell’Unione Europea, fatto che si è dimostrato un traguardo significativo ma anche una sfida al mantenimento dell’identità del Gruppo. Raggiunto questo obiettivo, i primi ministri del V4 hanno posto le basi per i nuovi orizzonti del Gruppo, tra cui il rafforzamento dell’identità regionale dell’Europa Centrale e la collaborazione alla realizzazione degli obiettivi comuni dell’UE. Non ultima, è emersa già in quella sede la volontà di promuovere l’ulteriore allargamento dell’Unione ad Est, ed il sostegno ai Paesi aspiranti. Come già emerso nel 2011, al ventennale della formazione del Gruppo di Visegrad, il V4 dovrebbe e vorrebbe svolgere un ruolo di leadership rispetto all’allargamento. Secondo l’ex ministro degli esteri slovacco Eduard Kukan, «Sta avvenendo la cosa più importante per portare il progetto fino alla fine. Non si può parlare di un’Europa unita a meno che non partecipino anche i Balcani».

I Paesi del V4 sostengono il Partenariato Orientale come un importante progetto dell’UE e la loro azione sta diventando sempre più visibile e riconoscibile, al pari di quanto sta crescendo la loro importanza all’interno del dibattito europeo. Questo è possibile anche perché i membri del V4, ad eccezion fatta per l’Ungheria, sono rimasti completamente fuori dalla crisi europea e le loro economie sono tra le più fiorenti del Vecchio Continente. 

L’allargamento ad Est rappresenterebbe per l’Unione possibili vantaggi economici, in parte a scapito dei russi, come le recenti proteste in Ucraina confermano. Viene però da chiedersi perché dai Kiev ai Balcani si dovrebbe guardare al V4 come un esempio, una guida o un progetto a cui voler prendere parte. Una risposta potrebbe essere che, per cominciare, l’esperienza dei membri del V4 è unica nella regione, per storia passata e per sviluppo nel processo d’integrazione nell’Ue, ma su tutto i Balcani e l’est dovrebbero guardare a Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria poiché in quanto già membri  dell’Unione potrebbero influenzare il miglioramento delle politiche europee verso i Paesi dell’Est e del sud Europa. Sebbene sia ancora presto per dare un giudizio sulle capacità del Gruppo di tenere fede a tali promesse, le posizioni iniziali dei singoli Paesi membri del V4, in termini di approcci vicini all’est o ai Balcani occidentali, sembrano suggerire che ci sarà molto spazio per un rilevante contributo congiunto dei quattro stati al di là dei confini dell’unione. 

Un problema però emerge in questo disegno, mentre i membri del V4 condividono pienamente l’obiettivo di massima del Processo di stabilizzazione ed associazione all’Ue, così come il sostegno ai Paesi dei Balcani e dell’est per una rapida integrazione, non vi sono politiche concrete e coese messe in campo effettivamente da questi Paesi in queste zone. Ad esempio, solo Ungheria e Slovacchia presentano interessi in Serbia e Montenegro, in quanto lì vivono minoranze etniche a loro riconducibili mentre per gli altri membri del Gruppo l’interesse per questi stati è minore. Per questo fino ad ora il Gruppo di Visegrad si è mosso bene a parole ma è stato meno coerente alla prova dei fatti.

 

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