martedì, Aprile 20

Il Grande Concilio della Chiesa ortodossa Per comprenderne la posta in gioco, abbiamo chiesto un parere al Professor Riccardo Burigana

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Ogni Chiesa avrà diritto ad un solo voto e le decisioni dovranno essere frutto del pieno consenso assembleare; alcune delle questioni da affrontare già sembrano scogli insormontabili, emersi da uno scenario politico internazionale tutt’altro che favorevole: il 2016 sarà l’anno del Santo e Grande Sinodo della Chiesa ortodossa, la cui immagine tornerà a ricomporsi per rispondere, come non avveniva da più di un millennio, agli interrogativi e alle urgenze del mondo contemporaneo. Quando il 9 marzo del 2014 fu presa questa decisione dai 14 capi delle Chiese ortodosse, riuniti  per volontà del Patriarca ecumenico Bartolomeo, tutti i cristiani accolsero la notizia come un fatto straordinario, sotto molti aspetti rivoluzionario. Ebbe fin dal primo momento il sapore di una scommessa: tanti, infatti, sono ancora gli ostacoli e le resistenze da superare, anche se ormai siamo ad un passo dal vedere compiuta la visione profetica del Patriarca ecumenico Atenagora. Impossibile pensare ad un simile evento orientando l’immaginazione verso ciò che fu il Concilio Vaticano II: per comprenderne in profondità i rischi e la posta in gioco abbiamo chiesto un parere al Professor Riccardo Burigana, direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia.

A che punto è il percorso di preparazione al Concilio?

È un cammino iniziato molti anni fa e che dipende fortemente dalle situazioni in cui vivono ed hanno operato le Chiese ortodosse: una delle questioni ancora aperte riguarda proprio l’instabilità di alcuni di questi scenari. Ciò che si conosce del Concilio ortodosso si apprende di volta in volta attraverso i comunicati rilasciati dall’agenzia di stampa legata all’evento. A ciò si aggiungono commenti e rumors, capaci sia di alimentare speranze, sia di gettare ombre, ma è inutile negare che su questo Sinodo grava lo stato attuale della politica internazionale. Al di là del dibattito teologico, pesa su tutto l’incandescenza dei rapporti tra Russia e Turchia: le relazioni rimangono ancora freddissime; la presenza della Chiesa russa, che è una delle componenti fondamentali della celebrazioni del Concilio pan-ortodosso, è già a rischio.

Le decisioni saranno prese all’unanimità e ogni Chiesa, di volta in volta, avrà diritto ad un solo voto: la mancanza di un vero e proprio leader come è il Papa per la Chiesa cattolica, quali rischi comporta?

Questa è una delle questioni cruciali dei lavori conciliari: manca nella Chiesa ortodossa un leader, forse ce ne sono troppi, mettendo in discussione il ruolo svolto per molti secoli dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, spesso riconosciuto solo formalmente, ma che ha avuto per tanto tempo una funzione essenziale; è sempre bene non dimenticare che per certi versi la figura medievale del Pontefice si è ispirata, in chiave occidentale, al governo del Patriarca del primo millennio. Pensiamo per un attimo ai rapporti tra la Chiesa di Antiochia e quella di Gerusalemme, relazioni tutt’altro che fraterne: ci sono questioni di giurisdizione che impediscono un incontro autentico, quindi, immaginare di ottenere un consenso unanime rappresenta una delle scommesse, ma è un salto che la Chiesa ortodossa deve compiere. Deve assolutamente lasciarsi alle spalle questi elementi di tensione, tanto al suo interno, quanto nei  rapporti con agli altri cristiani.

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