martedì, Settembre 28

Il Gran Mufti contro l’Isis field_506ffb1d3dbe2

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ISIS presence in Aleppo district

Il grande Imam dell’Università Islamica di Al-Azhar si è unito oggi al coro che da mesi mostra la propria contrarietà alle politiche sanguinarie dell’autoproclamato Is (Islamic State) ma conosciuto anche con i nomi Isil o Isis. Sheykh Ahmed al Tayyib in un discorso trasmesso dalla tv di Stato egiziana ha dichiarato infatti che «i miliziani dello Stato islamico sono dei criminali e danneggiano l’immagine dell’Islam». Il mondo islamico sunnita si unisce quindi, almeno a parole, alla lotta contro l’insorgere di violenze messe in atto dai miliziani estremisti siriani e iracheni: secondo il Gran Mufti si tratta di «criminali al soldo del complotto sionista che mira a distruggere il mondo arabo». Parole dure che tirano in ballo una teoria complottista in cui sarebbe coinvolto il governo israeliano. «Questi gruppi fondamentalisti e terroristi, qualunque sia la loro denominazione, e coloro che li sostengono, sono creazione colonialistiche che servono il sionismo nel suo complotto per distruggere il mondo arabo»

Intanto le autorità statunitensi preparano un piano – diviso in tre fasi – di contrasto ai fondamentalisti che potrebbe durare tre anni e concludersi con il mandato del nuovo presidente. La prima fase della campagna sarebbe già partita, con circa 145 bombardamenti aerei effettuati nell’ultimo mese; la seconda fase potrebbe iniziare con un governo di unità nazionale iracheno formato, sotto la guida di consiglieri militari USA, da curdi, membri delle tribù sunnite e milizie armate irachene; la terza fase dell’operazione si concluderebbe con la distruzione dell’esercito jihadista nelle proprie roccaforti all’interno del territorio siriano. In totale potrebbero passare almeno 36 mesi. Il Dipartimento di Stato Usa lancia intanto un piano di sei milioni di dollari per contrastare anche mediaticamente le tecnologie avanzate dell’Is. La campagna di propaganda sarà in più lingue (urdu, inglese e arabo) e avrà come scopo mirare all’utilizzo sei social network come arma per reclutare milizie in tutte il mondo.

Mentre tutto il mondo si esprime in termini negativi rispetto alla propria visione dell’estremismo islamico la Shebab somala – affiliata ad al-Qaeda e che raccoglie gli adepti della Jihad nel Corno d’Africa – continua a promuovere la guerra santa con un nuovo leader spirituale in sostituzione ad Abu Zubayr, ucciso in un raid aereo Usa. Seconda una nota non firmata prenderebbe il nome di Ahmad Umar Abu Ubaidah e continuerebbe la propria missione di diffusione del verbo islamico con estrema devozione al braccio yemenita dell’organizzazione fondamentalista, al-Qaeda nella penisola arabica, guidata da al Zawahiri.

La Tunisia e il suo partito islamista Ennahdha ha invece deciso di non presentare un suo candidato alle elezioni presidenziali tunisine previste per il 23 novembre prossimo. Un segno raccolto positivamente dalla comunità internazionale e in particolar modo dall’Italia che riconosce nella Tunisia una grande alleata.

I ventotto ambasciatori dei Paesi Ue sono stati  convocati oggi a Bruxelles per discutere dell’applicazione del nuovo pacchetto di sanzioni deciso la scorsa settimana contro la Russia. Non appena questo verrà formalizzato con procedura scritta saranno stabiliti i tempi e le forme dell’applicazione delle sanzioni decise, tenendo conto dell’evoluzione della situazione in Ucraina. In particolare si tratterebbe della limitazione dell’accesso ai mercati dei capitali Ue per le società energetiche, del settore della difesa e della tecnologia a doppio uso civile/militare controllate dallo stato con quote superiori al 50% che comprendono fra le altre i gruppi petroliferi Rosneft, Transneft e Gazprom Neft. Un duro colpo per la Russia arriva anche in seguito  alla diffusione da parte di Amnesty International dei video che mostrano la presenza di armamenti e artiglieria russi nell’Ucraina orientale e ne confermerebbero il coinvolgimento. «Tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno mostrato disprezzo per le vite civili e violato in modo flagrante i loro obblighi internazionali», ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, che si trova oggi a Kiev e che si recherà a Mosca nei prossimi giorni. Intanto 1200 ucraini prigionieri di Donestk sarebbero stati liberati dall’inizio della tregua che va avanti da alcuni giorni ma che è stata messa a rischio più volte nel corso della notte, sono stati infatti avvertiti diversi colpi d’artiglieria ed esplosioni in tutta l’area.

Fa paura la vittoria del ‘sì’ al referendum popolare previsto in Scozia per il 18 settembre sulla decisione di una scissione dalla stato centrale britannico. La prospettiva fa già perdere terreno alla sterlina, precipitata stamattina ai minimi sul dollaro (-1%) da novembre e in difficoltà anche sull’euro (-0,2%), mentre Il Ftse 100, l’indice azionario delle 100 società più capitalizzate quotate alla Borsa di Londra, che la scorsa settimana aveva raggiunto il livello massimo degli ultimi 14 anni, alla riapertura ha perso in poco tempo lo 0,3%. A votare stavolta saranno persino i giovani di 16 e 17 anni, vero giro di boa di questa decisione. I risultati del sondaggio uscito ieri in cui si dà per certa la vittoria degli indipendentisti creano il panico tra laburisti i conservatori che preparano un piano congiunto di convincimento del ‘no’ che durerà 6 giorni e in cui Brown e Cameron spingeranno l’elettorato di Edimburgo a restare sotto la Corona. In cambio una forte decentralizzazione dei poteri legislativi ma che quantomeno garantirà alla sterlina una stabilità già in bilico da qualche giorno.

Anche la Catalogna richiama l’attenzione sulla propria indipendenza. Per il terzo anno consecutivo vedrà infatti per l’11 settembre una Diada (la festa nazionale catalana che ha come ricorrenza la caduta di Barcellona nelle mani dell’esercito borbonico) particolarmente importante. Lungo la Gran Via e la Diagonal – arterie della capitale catalana – si formerà un cordone umano di 11 km come chiaro segno della forza indipendentista del paese. L’Autorità Nazionale della Catalogna sa che i consensi sono solo intorno al 45 % e difficilmente arriverà a breve un referendum ‘illegittimo’ e non riconosciuto dal Governo centrale. Il “fronte separatista” ha comunque  definito questa Diada la ‘definitiva’.

Un sondaggio effettuato da Novus per la Radio svedese, ad una settimana dalle elezioni parlamentari fa emergere che il divario tra le due coalizioni principali si attesterebbe intorno all’8,6%, il 2,6% in meno rispetto ad un analogo sondaggio di agosto, quando tra i due schieramenti si era registrato uno scarto dell’11,2%. Un dato interessante e addirittura determinante per il futuro assetto politico del paese emerso dalle stime è quello che riguarderebbe un consenso del 9-10% del partito di estrema destra dei Democratici svedesi. Sarà infatti questo un vero e proprio fatto con cui bisognerà fare i conti.

La situazione in Afghanistan vede ancora Abdullah Abdullah – candidato uscito sconfitto – e Ashraf Ghani – indicato come vincitore dalla commissione parlamentare – a rivendicare la vittoria sulle elezioni presidenziali svolte nel giugno scorso. Secondo Abdullah non possono essere accettati risultati fraudolenti e andrebbero ribadite le accuse secondo le quali elezioni contraddistinte da brogli gli abbiano negato la vittoria. Per la seconda volta di fila, infatti, il candidato pashtun non sarebbe stato dichiarato vincitore effettivo nonostante i brogli mai venuti al pettine. Una storia che si ripete: il risultato delle elezioni del 2009 ha dimostrato un vantaggio ampio di Hamid Karzai, che si è assicurato più del 50%. Ma Abdullah, dopo questi risultati, ha denunciato ancora brogli, dimostrati poi dalla commissione elettorale afghana ma successivamente al suo ritiro che ha portato Hamid, ancora una volta, a dirigere il paese.

Arriva la conferma della Farnesina dell’omicidio delle tre suore saveriane uccise in Burundi da un giovane con un coltello. Finora nessuna rivendicazione da gruppi estremisti o terroristici, si pensa infatti possa essere stata una rapina finita male. «Un episodio del tutto inaspettato, un enorme dolore»: queste le parole di padre Mario Pulcini, superiore dei missionari Saveriani in Burundi in seguito alla notizia della morte delle tre suore.  Lucia Pulici e Olga Raschietti sarebbero state uccise nel pomeriggio di ieri e Bernardetta Boggian nella nottata, le missionarie erano tutte del convento di Kamenge a Bujumbura.

 

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