giovedì, Ottobre 21

Il Governo sulle uova Prove di tenuta per la maggioranza

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Il Governo porrà la fiducia sul DL Poletti sul lavoro. A darne comunicazione è stata Maria Elena Boschi, Ministro dei Rapporti per il Parlamento, durante la seduta con la quale la Camera ha dato il via alla discussione del provvedimento. Nei giorni scorsi, il DL era stato oggetto di diversi attacchi, anche all’interno della maggioranza: NCD e Scelta civica non hanno risparmiato critiche alle modifiche apportate al testo in Commissione Lavoro e alcuni esponenti dei due partiti hanno addirittura ventilato l’ipotesi di votare contro il DL in aula. Per porre un argine alla situazione, in mattinata il Governo ha convocato un vertice cui hanno preso parte il ministro Boschi, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e i capigruppo della maggioranza a Montecitorio. Assente giustificato, invece, il premier Matteo Renzi.

Le parole pronunciate alla Camera del Ministro dei Rapporti con il Parlamento «A nome del governo pongo la questione di fiducia sull’approvazione senza emendamenti del DL nel testo della Commissione» fanno intravedere un cammino ragionevolmente piano per il provvedimento, almeno a Montecitorio. Con ogni evidenza, si tratta però non di una pace ma di una tregua, perché i mal di pancia nella maggioranza persistono: «Voteremo la fiducia al governo riformista di Renzi e Poletti, ma non rinunciamo alla nostra battaglia in Senato, sicuri di una mediazione», hanno dichiarato Maurizio Sacconi e Nunzia di Girolamo, entrambi del NCD. Parole pesanti che fanno chiaramente intendere il tesissimo clima che attende il DL a Palazzo Madama, in particolare attorno al contestato taglio (fortissimamente voluto dalla minoranza PD) da 8 a 5 delle possibili proroghe del contratto a termine nell’arco di 36 mesi, ma anche attorno alla trasformazione (voluta da NCD Scelta civica) della sanzione per le aziende che superano il tetto del 20% dei contratti a tempo in sanzione pecuniaria. Ricorrendo alla fiducia, ha sottolineato il ministro Poletti, l’obiettivo del Governo è ottenere in tempi rapidi il via libera della Camera perché serve «una risposta urgente alla necessità di rilanciare l’occupazione semplificando il ricorso al contratto a tempo determinato e all’apprendistato». Per il Governo, tuttavia, non sarà facile fornire questa “risposta urgente”: lo scontro che si profila tra PD e NCD al Senato rischia di dilatare i tempi, anche perché eventuali modifiche al testo costringerebbero a un nuovo passaggio a Montecitorio. Al momento, l’unico risultato politico concreto conseguito oggi dal Governo è forse quello di essere riuscito a guadagnare tempo e a mantenere sottotraccia la spaccatura interna al PD sul tema del lavoro, con una minoranza raccolta intorno presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano.

Una vera e propria stroncatura del DL lavoro arriva, invece, da FI. Paolo Romani ha affermato che «La maggioranza sta dimostrando tutte le sue contraddizioni in uno dei passaggi fondamentali vantati da questo governo. È ricattata costantemente dalle minoranze più nostalgiche e tradizionali del PD». Più nel merito del provvedimento è entrato Renato Brunetta, che ha auspicato il ritorno all’impianto originario del testo: «Come abbiamo avuto modo di denunciare nei giorni scorsi, è più che mai evidente l’enorme problema politico che si è creato all’interno della maggioranza sul DL Poletti. Nel corso dei lavori in Commissione, FI è stata disponibile ad apportare modifiche al testo, ma il dibattito si è risolto in un braccio di ferro tra la sinistra del PD il NCD, che adesso sostiene che il decreto sia stato peggiorato. Noi non ci stiamo: su un tema così delicato, che riguarda la vita di lavoratori ed imprese, uno scontro di questa portata non può che suscitare allarme e preoccupazione. (…) Non possiamo accettare che i dissidi interni alla traballante maggioranza di governo siano messi a tacere con l’apposizione della questione di fiducia. Chiediamo il ritorno all’impianto originale del decreto, che ci ha trovati favorevoli fin dall’inizio: in questa direzione vanno i nostri emendamenti presentati in aula; è l’unica strada per evitare l’ennesimo pasticcio del Governo Renzi».

Se alla Camera i rischi di spaccature nella maggioranza e nel PD costituiscono al momento solo un’ipotesi, oltre che un fatto inedito per il Governo Renzi, lo stesso non può dirsi per il Palazzo Madama, in particolare sul tema delle riforme costituzionali.

In un’intervista rilasciata a ‘Repubblica‘, il ministro Boschi ha difeso la riforma del Senato decisa dal Governo, dicendo che quest’ultimo «propone e non pretende» il ritiro del DL firmato da Vannino Chiti e da altri senatori del PD; l’unico aspetto che sta a cuore al Governo è «il rispetto dei tempi che ci siamo dati. Per una questione di credibilità. Abbiamo detto che la riforma va approvata in prima lettura a Palazzo Madama entro il 25 maggio». Il problema, ha precisato il ministro, non è dato dalle elezioni, ma dal fatto che a partire dal 27 maggio il premier Renzi sarà impegnato in una serie di vertici europei, ai quali sarebbe opportuno presentarsi con le riforme costituzionali già approvate. E ricorda: «Avevo 15 anni quando l’Ulivo mise, nelle sue tesi, l’idea di un Senato non elettivo, sul modello tedesco. Nessuno gridò allo scandalo. Da ministro delle Riforme, Chiti confessò in Parlamento di preferire l’ipotesi di un Senato eletto ma indicò come alternativa la soluzione tedesca. Non vedo come possa appellarsi a un caso di coscienza».

Non si è fatta attendere la replica di Chiti: «Niente di nuovo sotto il sole: ringrazio il ministro Boschi di darmi atto di una coerenza di impostazione e quindi di non piegare le convinzioni sui cambiamenti alla Costituzione alle contingenze politiche del momento». E aggiunge: «È evidente a tutti che la riforma del Senato proposta dal governo non ha niente a che vedere con il Bundesrat. (…) In ogni caso confermo che se in Italia, come in Germania, si andasse verso un federalismo solidale, la soluzione rigorosa del Bundesrat, e cioè la presenza dei soli governi regionali con voto unitario, sarebbe per me assolutamente accettabile. Naturalmente, dovrebbe essere sul modello tedesco anche la legge elettorale per la Camera dei Deputati. La Costituzione va vista nel suo insieme: esige equilibri tra le istituzioni e tra i poteri». Il problema, sottolinea il senatore PD, è che «Non si può avere per la Camera una legge ipermaggioritaria, come è l’Italicum, ri-centralizzare molte competenze, come è nella proposta del governo del nuovo Titolo V, e indebolire le funzioni di garanzia oltre che di rappresentanza dei territori del Senato. (…) Se le modifiche della Costituzione non hanno un raccordo unitario non si realizza un aggiornamento coerente ma si rischia di impoverire la nostra democrazia».

Mettono il loro dito nella piaga anche alcuni esponenti dell’opposizione. «Sull’elettività del Senato credo che serva una nuova riflessione di Berlusconi e di Renzi», ha detto Donato Bruno, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Costituzionali del Senato, e ha altresì ricordato che sull’elettività del Senato in Commissione c’è una maggioranza trasversale favorevole. Roberto Calderoli, relatore alle riforme insieme ad Anna Finocchiaro, ha sottolineato la centralità del Parlamento e ha esortato Maria Elena Boschi ad «avere l’umiltà di stare ad ascoltare non solo il presidente del Consiglio ma anche i parlamentari». Per questo, è fondamentale che il Ministro per i Rapporti col Parlamento partecipi ad alcune sedute della Commissione Affari Costituzionali, «Per poter sostenere un testo, bisogna ascoltare quello che viene detto. È vero che in Commissione il Governo era presente con i sottosegretari Pizzetti e Amici, ma il ministro non si è ancora visto. Io sono stato Ministro per le Riforme due volte, e ascoltavo sempre il dibattito in Commissione». Anche il M5S non ha mancato di prendere parte all’acceso dibattito sul tema delle riforme con una nota del capogruppo al Senato Maurizio Buccarella: «Sulle riforme costituzionali il M5S giudica il DDL Chiti una buona proposta. Con una serie di miglioramenti in tema di democrazia diretta e partecipata siamo pronti a sostenerlo». Parole che confermano ampiamente le dichiarazioni rilasciate a riguardo nelle ultime settimane.

Dal suo profilo Facebook, il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico (M5S) ha sollevato severe perplessità riguardo la presenza di Renzi alla ‘Partita del Cuore’ che si giocherà a Firenze in favore di Emergency: «La presenza di Renzi, Nardella o di qualsiasi altro politico alla Partita del Cuore che la Rai trasmetterà in diretta il 19 maggio, a pochi giorni dalle elezioni, è inammissibile. La normativa sulla par condicio parla chiaro: durante la campagna elettorale la presenza di politici ed esponenti del Governo è vietata in tutte le trasmissioni diverse da quelle di comunicazione politica e di informazione, come confermato anche dalle recenti delibere della Commissione di Vigilanza Rai e dell’Agcom».

La risposta non si è fatta attendere, ed è arrivata dal segretario della Commissione di Vigilanza Michele Anzaldi (PD): «Roberto Fico pur di alzare una polemica elettorale arriva a boicottare la Partita del Cuore, i cui scopi benefici dovrebbero essere sostenuti da tutti. (…) Se per la prima volta un Presidente del Consiglio partecipa alla partita organizzata da Emergency, il cui ricavato servirà a finanziare un centro di cardiochirurgia in Sudan, la visibilità dell’evento non potrà che giovarsene dando risultati più efficaci» Decisamente estrosa la seconda parte delle dichiarazioni di Anzaldi: «Non si capisce come si possa fare confusione tra la semplice partecipazione sul campo tra i giocatori di una partita di calcio, non impedita da nessuna legge, e la presenza in una trasmissione di intrattenimento, questa sì non consentita dalla par condicio in periodo elettorale. (…) Se Fico vuole strumentalizzare un’iniziativa benefica per fare campagna elettorale, se ne assuma la responsabilità, ma non tiri in ballo le leggi che non c’entrano nulla».

Un po’ sfuggente il commento di Giancarlo Leone, direttore di Rai1: «Della presenza in campo del Presidente Renzi ho al momento letto soltanto su alcuni organi di informazione. Qualora sia prevista la presenza di esponenti politici ed istituzionali interpellerò le direzioni competenti in relazione ad eventuali vincoli di carattere normativo collegati alla campagna elettorale».

Questa mattina, sul presto, Marco Pannella è stato operato d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma. Lo storico leader dei Radicali è stato ricoverato ieri sera per un malore. Il bollettino medico ha confermato che l’intervento chirurgico è andato bene e che «le condizioni cardiocircolatorie e respiratorie sono stabili con buon equilibrio emodinamico»; l’operazione ha interessato l’aorta addominale ed è consistita nella «riprotesizzazione aortica e by pass femoro-femorale». Un ulteriore bollettino medico verrà diffuso nelle prossime ore. Numerosi e affettuosi i messaggi bipartisan di vicinanza arrivati dal mondo politico attraverso.

 

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