domenica, Settembre 26

Il Governo sulla rotta delle riforme a vele ridotte field_506ffb1d3dbe2

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Matteo Renzi

Rientrato dal G7 di L’Aja, in Olanda, Matteo Renzi ha affidato a un tweet i contenuti della sua agenda della settimana per il Governo: «Sono a Roma per lavorare sui nostri dossier: province, senato, titolo V, CNEL, scuole, patto di stabilità». La rotta per la Terra promessa delle riforme e del ripresa, continua però a essere ricca d’insidie per il premier e per il suo esecutivo.

La prima bordata arriva dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, riunita questa mattina per votare gli emendamenti al DDL Delrio sulla riforma delle Province. La maggioranza è andata sotto due volte: la prima volta è passato un emendamento dell’opposizione che restituisce alle Province le competenze sull’edilizia scolastica; la seconda volta è stato bocciato un emendamento del relatore Francesco Russo (PD) che fissava un tetto all’indennità dei presidenti delle Province in misura non superiore a quella del sindaco del capoluogo dei comuni associati. L’esito della votazione sembrerebbe essere stato condizionato dall’assenza dell’ex Ministro della Difesa, Mario Mauro (Per l’Italia). Ad ogni modo, il provvedimento è stato alla fine approvato dalla Commissione e già dal pomeriggio di oggi ha iniziato l’esame del Senato. L’iter del provvedimento promette di essere tutt’altro che privo di apprensioni, visto che uno la pregiudiziale di costituzionalità presentata dal M5S contro il DDL è stata respinta 4 voti di scarto (112 sì, 115 no e un’astensione, che al Senato è conteggiata come voto contrario). Seppure alla fine risolti nel migliore dei modi, gli intoppo si segnala come il primo inciampo parlamentare del Governo Renzi; un inciampo che, forse non casualmente, si è verificato su una materia da maneggiare con estrema cura come quella della riforma delle Province, una riforma che è chiamata a incidere sulla carne viva della politica.

Qualche scoglio affiorante può essere intravisto nelle dichiarazione di Gianni Cuperlo, ex competitor di Renzi durante le ultime primarie del PD per la Segreteria e ora presidente del partito: «In questa nuova stagione, il PD deve essere una dependance al servizio del leader o lo strumento più formidabile per accompagnare le riforme radicali che Renzi vuole guidare? Dobbiamo sostenere il governo con lealtà e con autonomia, capendo che investire sull’autonomia del PD oggi la migliore assicurazione sulle riforme». Pieno sostegno del PD al Governo, dunque, ma senza che ciò implichi un appiattimento sulle posizioni di quest’ultimo: un obiettivo tutt’altro che pacifico, visto che Renzi, oltre che premier, è anche segretario del PD. Le affermazioni di Cuperlo sono forse un modo per aprire nel partito una questione sulla incompatibilità tra il ruolo di Segretario e quello di Presidente del Consiglio? Vedremo nelle prossime settimane se l’accenno di attrito ai vertici del PD avrà un seguito o meno: è logico pensare che ciò dipenderà dai numeri di Renzi in Parlamento, nel partito e – soprattutto – nei sondaggi.

Qualche vento di burrasca, infine, potrebbe essere sollevato dalle dichiarazioni che Marianna Madia, Ministro per la Semplificazione e per la Pubblica Amministrazione, ha rilasciato a margine del convegno I manager pubblici che vogliamo. Il Ministro ha detto che è intenzione del Governo svecchiare la Pubblica Amministrazione, in maniera da favorire l’occupazione giovanile. A riguardo, ha specificato, le polemiche che hanno investito il piano Cottarelli nascono dalla distorsione dei numeri e dei termini: si è parlato di 85 mila esuberi, ma in realtà «L’idea sarà quella di provare ad avere uscite, anche con prepensionamenti, (…) per aiutare i giovani ad entrare nella Pubblica amministrazione»; e per raggiungere un simile obiettivo, ha aggiunto, «mi auguro che i sindacati siano i primi a collaborare con noi». Chi ha pensato a una ricucitura dello strappo delle scorse settimane con i sindacati resterà deluso, viste le modalità che il Governo sembra intenzionato ad adottare per l’attuazione del proposito: «Non è detto che ci saranno dei tavoli perché abbiamo tempi molto stretti. Può anche darsi, ma non per forza». Un’affermazione ben poco rasserenante se unita alla frase «Io penso ad una sana mobilità obbligatoria, laddove il rispetto è quello del diritto del lavoratore, laddove non ci siano degli ostacoli burocratici». Gli accenni al bypass della concertazione e all’adozione di una non meglio specificata “sana mobilità obbligatoria” minacciano di incendiare ulteriormente i già tesi rapporti tra Governo e organizzazioni sindacali.Last but not least, rimarrebbe sul tappeto la non trascurabile questione del reperimento delle risorse necessarie per i prepensionamenti prospettati dal Ministro: un problema non da poco, se si considera che il pasticcio degli esodati generato dalla riforma Fornero non ha ancora ricevuto un’adeguata soluzione.

Nel campo dell’opposizione a tenere banco, durante la giornata, è stata soprattutto Matteo Salvini, il Segretario della Lega Nord. In mattinata, durante la trasmissione Agorà (Rai3), il successore di Umberto Bossi e Roberto Maroni ha detto che «In Lombardia, come intero centrodestra, proporremo un’iniziativa per la Regione a statuto speciale e faremo il referendum indipendentista, ne abbiamo discusso ieri. Sarà un referendum ufficiale». La proposta arriva ben dopo dopo i plebisciti pro-indipendenza registrati dal referendum online organizzato la scorsa settimana in Veneto da comitati autonomisti estranei ai partiti, ed è difficile non vedervi un tentativo della Lega per recuperare il terreno perduto negli ultimi anni; un tentativo incoraggiato anche dal rumoroso successo del Front National di Marine Le Pen alle recentissime elezioni amministrative in Francia.

Altra iniziativa leghista è stata la presentazione del manifesto per le Europee, durante la quale il leader del carroccio ha assicurato «Proporremo una alleanza europea contro l’immigrazione di massa non solo alla Le Pen, ma ad austriaci, danesi, svedesi e a chi ci sta. (…) Sarà parte fondante del nostro programma». Sempre sul classico tema dell’immigrazione, Salvini ha espresso la ferma intenzione della Lega di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro dell’Interno Angelino Alfano «per il provvedimento svuota-carceri, la cancellazione della Bossi-Fini e lo smantellamento della politica di sicurezza».

Sempre nei quartieri dell’opposizione si segnalano le parole di Silvio Berlusconi sul suo partito: «Mi auguro che tutti all’interno movimento politico ben comprendano la gravità del momento, la crisi di fiducia che investe la politica e l’esigenza di rinnovarci. Uno sforzo che dobbiamo affrontare tutti insieme mettendo da parte interessi personali, ambizioni individuali e la difesa di rendite di posizione». La dichiarazione la dice lunga su quanto sia critica e frammentata la situazione in una FI privata del suo leader che per 20 anni ha rappresentato il punto di sintesi di interessi non componibili tra loro. 

 

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