sabato, Maggio 8

Il Governo Lega-M5S e la sovranità finanziaria A Di Maio non è parso vero citare Macron quando il francese ha dichiarato di voler anche sforare il deficit

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Chissà se Matteo Renzi ha capito che prima della sua antipatia è la sua incapacità la causa del fastidio che genera negli italiani, e negli elettori del PD in particolare, dopo che la Consulta si è pronunciata sul suo cavallo di battaglia, quel ‘job act’ che ha già sul nascere era incomprensibile per una partito dalla tradizione socialista. Per tacere delle altre sue riforme, già ampiamente bocciate. Ma il ‘job act’ mette a dura prova anche il suo paladino nella versione populista, Luigi Di Maio, visto che neppure le modifiche del Decreto Dignità ovviano il problema, sempre secondo la Consulta. Ma Di Maio ha un vantaggio: la Consulta glielo ha detto subito che non funziona il suo populismo, mentre l’altro ha potuto prima scorrazzare nella vita politica come un bambino nei corridoio del palazzo.

Ma anche Di Maio avrà la sua Consulta, e con lui tutto il governo giallo-verde, ossia la Legge di Bilancio, trofeo da esibire come legger per il popolo. Di Maio, spieghi solo questo: sforare il debito vuol dire togliere potere d’acquisto dalle tasche degli italiani, quelli poveri soprattutto. La sua benedetta sovranità dimentica che le condizioni per avere quanto più reale lo scambio tra stipendi e potere d’acquisto, dipendono dagli indicatori della moneta, che è l’euro. Quegli indicatori dicono cosa succede quando si sfora da un limite perché entro quel limite tutta una serie di rapporti e condizioni restano stabili. Fuori, inizia la perdita di quell’equilibrio e l’inizio delle difficoltà per i cittadini. Ecco qua il volto del sovranismo e del populismo. A Di Maio non è parso vero citare Macron quando il francese ha dichiarato di voler anche sforare il deficit, ma a Macron è rimasta come ultima spiaggia la bandiera populista, prima che l’ultima ondata porti via un altro modesto ai vertici di uno Stato.

Come si nota, in Europa il sovranismo la fa da padrone, e il momento finale saranno le elezioni del Parlamento europeo. Infatti, tra il 23 e il 26 Maggio avremo uno scenario più chiaro tra sovranisti ed europeisti. Tutto dipenderà da chi conquisterà la maggioranza al Parlamento europeo. E qualunque sia la maggioranza, la cosa sicura è che continueremo ad avere l’Europa, ma la differenza sarà quale Europa. I sovranisti, che sembrano i favoriti, costruiranno un Europa su immagine e somiglianza della propria visione dei poteri  di ogni singolo Stato Europeo, e per garantire ciò che a loro interessa i finanziamenti andranno per rafforzare alcuni interessi e indebolirne altri. Che poi sono molto semplici: i sovranisti chiuderanno le frontiere (incredibile, ma tutto il consenso sovranista verte su povera gente che fugge da Paesi senza speranza) e distribuiranno soldi a realtà vicine a loro, molte delle quali sono quei disperati razzisti e fascisti che si aggirano per l’Europa, gente che non fa un vero lavoro e che non ha capito niente di come è cambiato il mondo dalla globalizzazione in poi, gente che, invece di ridiscutere le regole di un mercato selvaggio, si mette sotto l’ombrello di un selvaggio protezionismo che determinerà una crisi spaventosa, più di quella che conosciamo sotto la globalizzazione. Quei gruppi di disperati sono già pronti a battere cassa quando il Parlamento europeo avrà portato alla maggioranza il gruppo di Visegrad insieme a Italia e la Francia di Le Pen.

La svolta sovranista in Europa dipende molto dalle elezioni del 6 Novembre, il famoso mid term di Donald Trump: se i Repubblicani escono male, la rete populista che il suo sodale Bannon sta stendendo in Europa, riceverà il colpo conseguente, perché soldi per incitare i sovranisti europei inizieranno a mancare.

Lo abbiamo detto più volte: il progetto sovranista, nome dietro il quale si cela il l’attacco all’Europa del welfare e del mercato regolato, viene da fuori Europa; i Paesi che non vogliono una Europa forte sono l’America, la Russia di Putin e la Cina che sta, in questa fase, alla finestra, o, secondo un’immagine cinese, sta sul fiume che aspetta il passaggio del cadavere.

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