venerdì, Maggio 7

Il giullare, chi è costui Dal provenzale occitano e dal latino, il significato resta invariato

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Il termine giullare deriva dal provenzale occitano  (vale a dire dalla lingua d’Oc) joglar, a sua volta derivante dal latino iocularis che significa scherzo, gioco, burla.

In un’epoca in cui la cultura e il teatro ruotavano intorno alla Chiesa, si sviluppò con una diffusione altrettanto capillare il teatro profano soprattutto ad opera dei giullari, dei professionisti dello spettacolo eredi degli artisti ambulanti dell’Alto Medioevo. Il giullare era infatti un intrattenitore girovago esperto di recitazione, mimica, racconto delle storie, musica, canto di episodi classici o biblici, danza, acrobazie, le arti del saltimbanco, la retorica dei ciarlatani e molto altro ancora.

Il giullare non si esibiva in teatro ma metteva in scena il proprio spettacolo nei luoghi in cui si radunava una gran folla come le piazze, le fiere e le corti dei re durante i banchetti. Non adottava alcuna scenografia salvo, in casi eccezionali, una pedana come palcoscenico e una tenda dotata di aperture come sipario.

Nel Medioevo esistevano codificazioni molto rigide per quanto riguarda l’abbigliamento; si pensi infatti che le prostitute, per essere distinte dalle signore perbene, non potevano coprirsi il capo con un velo e talvolta erano costrette a vestirsi solo di giallo. Il giullare era visto dalla società come un elemento sovversivo e controcorrente da associare al pazzo, all’anormale, al diabolico che rovescia l’ordine comune della società imposto dalla Chiesa. Il suo vestito era dunque altrettanto ghettizzante per essere ben riconoscibile dalla folla: un indumento a strisce verticali bicolore, con campanacci (o l’utilizzo di strumenti a fiato) per preannunciare acusticamente il proprio arrivo come i sonagli dei lebbrosi, anche se in questo caso lo scopo è attirare l’attenzione della folla anziché allontanarla. Spesso indossava un cappello con dei campanelli e portava degli oggetti strani alla cintura; i capelli erano rasati e non portava la barba. Spess effettuava delle manifestazioni di nudità nel corso degli spettacoli.

Gli spettacoli del giullare costituivano il sovvertimento delle leggi sacre dell’ordine sociale, perciò era ritenuto una minaccia dalla Chiesa. Il giullare infatti offriva al suo pubblico un “canale di sfogo” del pensiero, un’opportunità di evasione dalle regole della gerarchia dei re e del potere ecclesiastico. Spesso venivano messe in scena improvvisazioni o pantomime intorno alla vita quotidiana, all’amore, al sesso, al cibo, alla beffa contro la cultura dominante, oppure un carnevalesco “mondo alla rovescia” per sfogare e esorcizzare le fatiche del vivere quotidiano mediante la risata liberatoria.

Talvolta i giullari erano dei dotti, infatti erano in grado di utilizzare forme metriche come l’ottava, lo strabotto e le ballate, si destreggiavano in generi letterari e temi differenti. Tra i temi più diffusi troviamo il contrasto, l’alba (l’addio degli innamorati al sorgere del sole), la serenata alla donna amata, il lamento della malmaritata. La loro arte è quasi sempre anonima sia sul piano anagrafico, vale a dire che non si consce la paternità di molti poemi, sia sul piano culturale. Spesso adottavano delle forme convenzionali e ripetitive poiché lo spettacolo si basava essenzialmente sull’invenzione, la battuta ad effetto o la trovata brillante e improvvisa.

Sin dal Basso Medioevo si era soliti distinguere i giullare che lavoravano stabilmente presso una corte di un re, talvolta accompagnando le poesie dei trovatori, e quelli girovaghi, che si esibivano nelle taverne e nelle piazze. Venivano inoltre distinti i giullari che raccontavano in qualità di cantastorie le storie dei santi e dei cristiani virtuosi da quelli adusi alla nudità, al contorsionismo (considerato un peccato in quanto violava le leggi di Dio) e alla volgarità.

Dal XII secolo la figura del giullare assunse anche connotazioni diverse: alcuni di questi artisti si posero stabilmente al servizio di un signore e divennero intrattenitori e musici di corte.

 

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