lunedì, Giugno 14

Il giorno più lungo delle riforme field_506ffb1d3dbe2

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Al termine di un giorno ricco di tensione e capovolgimenti di fronte, è arrivato il voto finale sul DDL di riforma messo faticosamente a punto dalla Commissione Affari costituzionali del Senato. L’approdo in Aula è previsto per lunedì mattina, e anche se la strada si annuncia in salita, per il momento l’accordo del Governo con FI e con la Lega Nord ha tenuto. Il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha dichiarato: «Sono molto soddisfatta. Esce dalla Commissione un buon testo. E’ stato rispettato l’impegno a far uscire il ddl entro oggi e di questo ringrazio la Commissione». La chiave per ricomporre la spaccatura che si era andata profilando con la Lega – al punto che il correlatore della riforma, il leghistaRoberto Calderoli,era arrivato a ritirare la propria firma da alcuni emendamentiè stata la riformulazione dell’emendamento riguardante l’elezione dei senatori da parte dei Consigli regionali, in base al quale i seggi sono assegnati con metodo proporzionale in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio regionale. L’accordo in extremis è stato reso possibile anche dalla flessibilità di FI, il cui capogruppo Paolo Romani ha dichiarato: «Qualcuno potrebbe dire che spesso il diavolo si nasconde nei dettagli. Ma noi su questo abbiamo avuto un chiarimento con il leader di Ncd, e abbiamo spiegato che non c’è malizia in un testo che invece è chiaro e trasparente». Viene così scongiurato il pericolo di una defezione Lega che avrebbe complicato non poco lo scenario per il Governo, privando il provvedimento di voti fondamentali per la sua approvazione in tempi ragionevoli.

Schiarite positive sembrano arrivare anche dalla fronda interna a FI, i 22 senatori (Aracri, Alicata, Bonfrisco, Bruni, Compagnone, D’Ambrosio, D’Anna, Lettieri, Falanga, Fazzone, Liuzzi, Longo, Iurlaro, Milo, Minzolini, Pagnoncelli, Perrone, Ruvolo, Scavone, Sibilia, Tarquinio, Zizza, Zuffada) che in un documento ufficiale chiedevano lo slittamento della discussione del testo della riforma in Aula. Al termine della riunione dei parlamentari forzisti che si è svolta oggi pomeriggio, Romani ha infatti assicurato chemolti dissidenti hanno «dichiarato che si atterranno alle posizioni del gruppo». Il capogruppo di FI al Senato ha tenuto a precisare che «dei 22 che hanno firmato la lettera, 5 sono di GAL e 17 di FI», aggiungendo che «nelle riunioni congiunte dei gruppi parlamentari non siamo abituati a votare. Sarà Silvio Berlusconi a trarre le conclusioni».

La Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio ha votato a favore dell’arresto del deputato di FI Giancarlo Galan, inquisito per la vicenda Mose di Venezia: 16 i sì a favore, 3 i no. Il voto è arrivato al termine dell’esposizione del caso da parte del relatore Mariano Rabino (Scelta Civica), che ha escluso la sussistenza di un fumus persecutionis da parte dei magistrati nei confronti di Galan. Contro l’autorizzazione a procedere si sono espressi i deputati di Fi, Ncd e Psi, mentre il presidente della Giunta Ignazio La Russa si è astenuto. Al termine della seduta, La Russa ha dichiarato ai cronisti: «Il risultato non era scontato: c’è stata una grande attenzione da parte dei commissari nell’analizzare il caso. La Giunta ha anche respinto la richiesta di un rinvio degli atti alla magistratura e alla fine, a larghissima maggioranza, è prevalso il riconoscimento dell’assenza di fumus persecutionis e di conseguenza autorizzare la richiesta della magistratura». Ora il pronunciamento definitivo sull’arresto del deputato forzista spetterà alla Camera il 17 luglio.

Intanto, l’Ufficio di Presidenza della Camera ha respinto la proposta del M5S sulla sospensione fino alla cessazione delle misure cautelari dell’indennità per i parlamentari arrestati. Nella relazione che ha anticipato il voto, i Questori della Camera hanno puntualizzato che una simile decisione va ben oltre le prerogative dell’Ufficio di Presidenza: dal momenti che costituisce una materia sovraordinata rispetto ai regolamenti parlamentari, per disciplinarla è indispensabile un intervento legislativo. A dire il vero, la perorazione dei Questori non appare del tutto convincente, visto che la richiesta riguardava le indennità e non lo stipendio. Sulla sua pagina Facebook il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S) ha ribadito la posizione del MoVimento: «il nostro punto all’ordine del giorno: “sospensione dello stipendio ai parlamentari arrestati”. Il motivo è semplice: se Genovese (PD) è agli arresti domiciliari i cittadini che lo pagano a fare? I cittadini italiani stanno pagando lo stipendio ad un politico agli arresti domiciliari e a tutti quelli arrestati». Il M5S aveva formulato la richiesta di sospensione dell’indennità dopo il sì dell’Aula di Montecitorio all’arresto del parlamentare PD Francantonio Genovese.

Con 271 sì, 180 no e 7 astensioni, la Camera ha approvato un emendamento della maggioranza per cassare il DDL presentato dal M5S, nel quale si proponeva la soppressione di Equitalia e il trasferimento delle sue funzioni in materia di riscossione all’Agenzia delle Entrate. Non ha tardato ad arrivare seccato commento di Beppe Grillo attraverso il suo blog: «Funziona così con le proposte M5S, anche quando rispecchiano persino le promesse altrui. Così, pur di bocciare e bocciare, resta in vita quel carrozzone Equitalia che vessa i pesci piccoli e protegge i pesci grossi. Pesci grossi che spesso sono amici del giaguaro e amici di coloro che volevano smacchiarlo. Il partito unico colpisce ancora».

 

 

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