venerdì, Settembre 24

Il giorno in cui il libro arrivò in edicola

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Il 27 aprile 1965 esce il primo volumetto di una strana collana chiamata ‘Oscardiretta da Alberto Mondadori e Vittorio Sereni. Sono libri piccoli, in media venti centimetri di altezza per otto di base e vengono venduti a un prezzo contenuto. Vengono chiamati ‘tascabili’ perché le loro dimensioni consentono di infilarseli in tasca e portarli in giro. Oltre al prezzo contenuto e le dimensioni hanno un’altra particolarità: il confezionamento piuttosto austero, con le pagine incollate e non rilegate.
Non nascono dal nulla. Sono figli dei cosiddetti ‘libri economici’, quelli che nell’immediato dopoguerra puntavano a supportare, con una diffusione più larga possibile della cultura, la ricostruzione del Paese dalle rovine della guerra.
All’epoca ci avevano provato in tanti.  Il primo timido tentativo era stato quello dei ‘Libri della ricostruzione‘, una collana della Mondadori che proponeva grandi autori pescati qua e là nei cataloghi propri e di altri. Poi era toccato ai ‘Libri del pavone‘ che riproponevano pubblicazioni del catalogo Medusa. I primi veri tascabili, però, erano arrivati nel 1949 con la nascita della BUR, una collana nata in casa Rizzoli, per riproporre a basso costo e a dimensioni contenute i grandi classici. Nello stesso anno l’aveva seguiva a ruota l’Universale Economica Colip, destinata in seguito a diventare l’Universale Economica Feltrinelli.
I modelli cui si fa riferimento erano quelli dell’editoria francese e soprattutto britannica. Da queste esperienze nasce l’idea di allargare la distribuzione puntando direttamente alla diffusione di massa del libro, iniziando, quindi, a trattare anche la letteratura come un bene di consumo, sull’esempio di quanto sta avvenendo in altri settori della produzione industriale italiana.
Nascono così gli Oscar, una collana che ha l’obiettivo di portare il tascabile ovunque, utilizzando un canale fino ad allora destinato soltanto alle pubblicazioni periodiche: l’edicola. Gli Oscar, infatti, vengono registrati come un periodico settimanale e la tiratura prevista dal piano editoriale è quasi una pazzia per l’epoca: 40.000 copie.

Il 27 aprile 1965 esce il primo titolo. È ‘Addio alle armi’ di Ernest Hemingway. Costa trecentocinquanta lire, il prezzo di un biglietto del cinema. L’impatto del romanzo con il vasto pubblico è tale che in un paio di giorni le quarantamila copie della prima tiratura si esauriscono (alla fine supererà le 60.000 copie vendute).
La settimana successiva tocca a ‘La ragazza di Bube‘ di Carlo Cassola, mentre il terzo Oscar presenta ‘La nausea di Jean Paul Sartre e il quarto ‘Un amore‘ di Dino Buzzati.
«Circa esito pubblicazione in collana Oscar suo ultimo romanzo altissimo grado diffusione ammontante a 200 mila copie». Così il nel maggio del 1965 Arnoldo Mondadori annuncerà, con malcelata soddisfazione e orgoglio, in un telegramma a Dino Buzzati lo straordinario successo del suo romanzo, il quarto titolo dei neonati Oscar. La cifra, incredibile per l’epoca, non è che un primo resoconto parziale delle vendite che toccheranno le 400 mila copie.
Sono tirature davvero impressionanti e mai toccate prima d’allora.

I risultati danno il segno di un profondo cambiamento nelle abitudini degli italiani. Il libro, fino a quel momento considerato o un contenitore di nozioni scolastiche o un lusso destinato ad alimentare la cultura dei ceti più abbienti, diventa una delle abitudini quotidiane di migliaia di italiani. Gli Oscar, pratici e comodi da portare in tasca o nella borsetta, diventano i compagni delle trasferte in treno dei pendolari, delle pause nei giardini e anche delle scampagnate domenicali. Quando si è finito di leggerli li si presta agli amici in una sorta di circolo virtuoso che si alimenta costantemente.
Lo slogan pubblicitario, che si dice sia stato inventato dallo stesso Sereni, li chiama ‘Libri a transistor’, paragonandoli alle radioline portatili di ridotte dimensioni.
L’Italia si innamora così della letteratura e anche il libro diventa un fenomeno di massa con tirature e vendite senza precedenti.

 

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