venerdì, Agosto 6

Il giorno di Maria Elena Boschi Boschi

0
1 2


Sicura di salvare il posto, visti i numeri su cui può contare la maggioranza a Montecitorio, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi non temeva più di tanto la mozione di sfiducia presentata dal M5S per il presunto conflitto di interessi della famiglia Boschi nel caos provocato dal decreto Salva banche. A conti fatti i voti contrari alla mozione grillina sono stati 373 contro solo 129 favorevoli. I timori della figlia di Pierluigi erano, invece, tutti rivolti all’effetto mediatico che la sua difesa d’ufficio avrebbe provocato. Alla fine, tra una smanettata compulsiva allo smartphone e un battito di ciglia, per smontare le accuse di favoritismo decide di buttarla sul patetico, rinverdendo la vulgata strappalacrime del «mio padre è una persona perbene».

Applausi commossi, baci bavosi e abbracci sentitissimi sono piovuti dalla claque del governo Renzi che -schierata al completo, al netto della pesante assenza proprio del ‘protettore’ Matteo impegnato in quel di Bruxelles– ha fatto sentire tutto il suo calore alla bella riformatrice della Costituzione anche perché, caduta lei, l’intero Esecutivo crollerebbe a sua volta come un castello di carte. Peccato che il nero ‘funerale’ fosse il colore dominante degli abiti ministeriali, quasi a rappresentare un funesto presagio.

La ‘recita’ della Boschi non ha, al contrario, abbindolato affatto le opposizioni (dato per scontato il permanere di rabbia e diffidenza tra i risparmiatori truffati dai ‘furbetti delle popolari’). A cominciare proprio da quella interna al Pd guidata da un altro Pierluigi, Bersani, che voci dal corridoio dei Passi Perduti descrivono impressionata dal fatto che la numero 2 del renzismo sia stata brava a parlare, ma abbia evitato accuratamente di toccare i nodi politici della vicenda banche.

La vera sfida combattuta da Maria Elena doveva essere, come è poi stata, quella con Alessandro Di Battista, incaricato dal Movimento di pronunciare la dichiarazione di voto che, nonostante la bocciatura della mozione grillina, allarga lo squarcio dello scandalo della gestione del sistema bancario italiano, lasciando di fatto aperto il caso Boschi. E, infatti, l’amico di Renzi, il finanziere Davide Serra, annuncia querela per danni contro il M5S proprio a causa del contenuto ‘diffamatorio’ della mozione pentastellata. Da segnalare anche la minaccia di Matteo Salvini di «rivedere la coalizione Lega-Fi-Fdi per le amministrative» in caso di mancata partecipazione al voto di Forza Italia (come poi accaduto). Anche Giorgia Meloni di Fd’I giudica «incomprensibile» la condotta forzista. Intanto, però, la coppia Lega-FI presenta in Senato la promessa mozione contro il governo.

Cambiando argomento, per chiudere il sommario, è fresca di oggi la notizia del rinvio a giudizio di Gianni Alemanno in uno dei filoni dell’inchiesta Mafia Capitale. L’ex sindaco di Roma è accusato dai pm della procura guidata da Giuseppe Pignatone di corruzione e illecito finanziamento.

Erano da poco passate le 10 del mattino quando il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, come sempre ‘intubata’ nell’algida eleganza delle sue uniformi da parata televisiva, ha preso la parola in una ammutolita aula di Montecitorio. Pochi minuti prima sul blog di Beppe Grillo era apparso un post in cui il guru del Movimento metteva in fila le ragioni che, a suo dire, giustificano la richiesta di dimissioni avanzata dai 5Stelle nei confronti di quella che viene definita un «conflitto di interessi ambulante». Parole che non hanno fatto altro che rendere ancora più palpabile la tensione sul volto della ‘Madonna di Laterina’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->