sabato, Luglio 31

Il giorno dello 'Sblocca Italia' Il Cdm vara gli attesi decreti su economia e giustizia. Ma il Paese resta fermo

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Sblocca Italia

La giornata politica è stata monopolizzata dalla riunione del Consiglio dei Ministri che, nel tardo pomeriggio, ha varato i due decreti legge che nelle intenzioni del premier Matteo Renzi dovrebbero far ripartire l’economia: il cosiddetto ‘Sblocca Italia‘, e la riforma della Giustizia. Quest’ultima azzoppata dalla rinuncia ‘politica’ a parte della riforma penale, osteggiata da Ncd e Forza Italia, e focalizzata quasi esclusivamente sul tentativo di dimagrimento del processo civile. Solo nella mattinata l’Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio ha reso noto l’orario di convocazione del Cdm: alle 16.00, chiuso giusto in tempo per permettere a Renzi di mostrare il suo faccione sorridente e soddisfatto prima nella inedita location del cortile di Palazzo Chigi e poi alle telecamere dei tg della sera.

Con il decreto economico vengono sbloccati, almeno sulla carta, 43 miliardi di investimenti, una parte consistente dei quali (solo 3 o 4 secondo i detrattori) destinata alla ripartenza delle Grandi Opere (vedi la riforma dei porti). Nello Sblocca Italia si delineano, tra gli altri provvedimenti, sgravi fiscali per le imprese, risparmi sulle società partecipate dallo Stato, sburocratizzazione, difesa del made in Italy, sviluppo di digitalizzazione e banda larga e un fondo contro il dissesto idrogeologico (quasi tutti provvedimenti a costo zero, dicono i maligni).

Naturalmente il Premier ha cantato vittoria, ma il suo inguaribile ottimismo  non è riuscito a coprire le difficoltà in cui versa l’Esecutivo. La prima bordata la nave renziana aveva dovuto subirla per mano dell’Istat che ieri ha certificato il fallimento dell’operazione 80 euro snocciolando i dati sull’indice di fiducia degli italiani, passato dai 104,4 punti di aprile ai 101,9 di agosto. Sconfortanti anche i numeri sulla disoccupazione il cui tasso è salito a luglio al 12,6% (più 0,3% rispetto a giugno) e sulla deflazione in cui l’Italia si trova per la prima volta dal 1959
Una secchiata d’acqua gelata in testa a Renzi, in pieno stile ‘Ice Bucket’, era arrivata anche dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan il quale, intervistato dal ‘Tg1‘, ha rinviato alla Legge di Stabilità autunnale il problema del reperimento dei 10 miliardi necessari a coprire il bonus degli 80 euro anche nel 2014. Per ora, ha detto Padoan, «le coperture ci sono dove servono», interpretazione restrittiva del verbo renziano, ribadita anche di fronte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel faccia a faccia avvenuto nella mattinata di oggi (convitato di pietra il Presidente BCE Mario Draghi).

Altro segnale inequivocabile degli scricchiolii governativi è stata l’inattesa rinuncia alla riforma della scuola che aveva tenuto banco nelle roventi giornate d’agosto. Lo spacchettamento delle norme sulla scuola dal Cdm, un vero e proprio stop, si è reso necessario a causa del guazzabuglio di provvedimenti che Renzi aveva intenzione di far approvare ai suoi. Fonti ben informate ipotizzano che dietro questo taglio ci sia la mano del solito Napolitano.

L’incontro carbonaro avuto con il Premier alla vigilia del Cdm di oggi è servito al Presidente ‘interventista’ per limare le norme superflue e cercare di portare a casa una serie di provvedimenti economici spendibili almeno mediaticamente. Riforme sotto dettatura, insomma. Una sorta di Governo del Presidente (Napolitano) estraneo al dettato costituzionale, ma divenuto ormai prassi con gli ultimi tre Governi (Monti, Letta, Renzi) non eletti, ma nominati dall’alto del Colle (e forse di Bruxelles). Un affondo antirenziano non se lo è voluto negare neanche il forzista ribelle Renato Brunetta secondo il quale l’Italia sarebbe «sull’orlo del baratro», in una situazione ben peggiore di quella del 2011 che portò alla defenestrazione di Berlusconi.

Per quanto riguarda il capitolo Giustizia, un imbarazzato Guardasigilli Andrea Orlando è stato costretto a spacchettare il decreto sulla giustizia civile (divorzio breve, arbitrati, dimezzamento arretrati e chiusura estiva dei tribunali) dalla riforma del processo penale, relegata in 6 disegni di legge. A sorpresa sono rientrati nel decreto l’autoriciclaggio e il falso in bilancio, tornati ad essere reato. Relegati ad un incerto iter parlamentare, invece, il blocco della prescrizione, la responsabilità civile dei magistrati e la riforma delle intercettazioni. A conti fatti, si è rivelato più valicabile del previsto per l’Esecutivo il muro eretto dagli ‘alleati’ alfaniani e dagli ‘oppositori responsabili’ berlusconiani. Una riforma che l’ex magistrato Bruno Tinti, ora commentatore politico, bolla sul ‘Il Fatto Quotidiano’ come «inidonea a riformare alcunché». I nodi da sciogliere sono, secondo Tinti, le troppe condotte illecite punite dal codice penale e non con una sanzione amministrativa, ma anche i tempi biblici imposti alla procedura civile.

Sullo sfondo dell’accordo sulla giustizia si inserisce lo scontro interno al centrodestra. Durante l’ultimo incontro a Palazzo Chigi del 6 agosto per ridefinire il Patto del Nazareno, Silvio Berlusconi avrebbe imposto al Pd a trazione renziana di non stringere accordi elettorali con itraditoriguidati da Alfano.
Intanto, sempre sul fronte dell’opposizione parlamentare al ‘Governo dell’inciucio’, il M5S decide di attaccare Renzi citando sul blog di Beppe Grillo (Il gelataio #Renzicongelato) un articolo del prestigioso quotidiano finanziario The Economist. Secondo il giornale britannico «l’Italia è caduta in una recessione vera e propria», mentre in Europa «l’inflazione è scesa a un livello pericolosamente basso, circa il 0,4%». Anche la Germania «è in bilico sul bordo della recessione», anche a causa della «eccessiva austerità» da lei stessa imposta all’Europa. L’invito rivolto a Renzi è quello di fare per davvero le «riforme strutturali», aiutato da una «politica monetaria più flessibile». In caso contrario, anche i provvedimenti presi dal Cdm di oggi rischiano di rivelarsi uno spot pubblicitario. Buono per spendere il nome di Federica Mogherini come Mrs Pesc -operazione già riuscita secondo i più- nel vertice europeo di domani, ma ingannatore rispetto alle gigantesche aspettative suscitate negli italiani.

 

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