mercoledì, Maggio 12

Il giorno dell'Asem Aperti oggi i lavori per il Summit tra le delegazioni di Europa ed Asia

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 Asia-Europe Meeting


Matteo Renzi
ha inaugurato oggi a Milano i lavori del decimo vertice Asem (Asia-Europe Business Forum ). Saranno 53 i Paesi partecipanti: 29 componenti dell’Unione Europea più Norvegia e Svizzera e 22 partner asiatici. Il Premier italiano ha approfittato dell’occasione per incontrare il Primo Ministro cinese,  Li Keqiang, nell’ambito del ‘China Italy Innovation Forum’, appuntamento volto all’implementazione della collaborazione scientifica tra i due Paesi.

Vladimir Putin e Petro Poroshenko -che parteciperanno al Summit- saranno al centro dell’attenzione nella gioranta di domani, è previsto, infatti, un incontro in mattinata nella sede della Prefettura con la partecipazione di Francois Hollande, Angela Merkel e David Cameron, Van Rompuy e Josè Barroso. Sul tavolo i patti di Minsk e la situazione ucraina.

 

Nonostante nel fine settimana scorso fosse quasi del tutto sedata la protesta dei manifestanti di Hong Kong la tensione resta alta. Gli studenti che chiedono maggiore democrazia si sarebbero scontrati con gli agenti. Questi ultimi avrebbero utilizzato lo spray al pepe per disperdere la folla e in seguito arrestare due persone. Sono rimasti in alcune centinaia nel cuore economico dell’isola nonostante la Polizia abbia rimosso le barricate permettendo al traffico di riprendere regolarmente. I nuovi incidenti si sono verificati nella notte quando un gruppo di giovani ha cercato di rioccupare l’area di Lung Wo Road di fronte agli uffici governativi dell’isola, usando barriere di plastica.

 

Si iniziano a fare i conti di quante persone sono morte nel tentativo dell’Isis di instaurarsi a Kobani. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani -che non tiene conto delle vittime dei raid aerei della coalizione anti-Isis a guida americana- sarebbero arrivati a 660 i morti a seguito dei violenti scontri tra i miliziani e l’Esercito di resistenza curdo (Ypg).

La Ong specifica che dal 16 settembre sono rimasti uccisi 374 combattenti dell’Isis e 258 curdi, che difendono la città siriana, oltre a 20 civili.

Il Comando centrale americano ha riferito che tra mercoledì e giovedì scorso sono stati colpiti ‘con successo’ 19 edifici occupati dai membri del Califfato, due posti di comando e altre postazioni di combattimento. I curdi pare abbiano quasi completamente liberato il confine turco dall’avanzata jihadista. L’Italia ha deciso di donare altre 300mila euro a favore della Federazione Internazionale della

Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa per assistere i curdi in fuga nell’area del confine turco-siriano e finanziare la lotta al terrorismo dello Stato Islamico. «La situazione a Kobane è drammatica ed è urgente proteggere la popolazione» riferisce la Farnesina. Altri 38 jihadisti dello Stato islamico sarebbero rimasti uccisi dai raid aerei condotti quest’oggi nelle province irachene di Anbar e Diyala dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.  Nonostante le operazioni militari abbiano avuto inizio l’8 agosto scorso solo oggi il Pentagono ha deciso di dare il nome all’operazione, si chiamerà: ‘Operation inherent resolve’, scelta che ha creato non poche polemiche.  Il nome -secondo alcuni quotidiani americani- ha un ruolo d’importanza strutturale nella buona riuscita della missione: «Questo nome evoca la sua solitudine, la lunghezza ed anche la tristezza, non ispira neanche fiducia, anzi in un certo senso scoraggia», commenta il ‘Wall Street Journal’.

 

Torna a far parlare di sé anche al Qaida ma stavolta in Yemen, dove il gruppo jihadista ha preso il controllo di una cittadina nella provincia di Ibb, nel sud-ovest del Paese. Negli scontri con le forze dell’ordine cinque poliziotti sarebbero rimasti uccisi. Il gruppo terrorista starebbe avanzando verso il centro del paese controllato dagli shiiti dopo aver conquistato una grande parte del territorio del sud-ovest.

 

Proseguono anche i violenti scontri in Libia. A Bengasi, l’Esercito libico continua ad attaccare le residue postazioni degli jihadisti di Ansar al Sharia. «Hanno subito forti perdite», precisa un portavoce militare. L’avanzata prosegue fino a ovest di Tripoli, a Zawiya e a sud della capitale, a Gharian. Muhammad Hijazi, portavoce del generale libico in congedo Khalifa Haftar sostiene di avere il «controllo di tutta la città di Bengasi» e che «presto verrà ripulita dai terroristi».

 

Va intanto avanti l’esercitazione Noble Justification (‘giustificazione nobile’) iniziata nei giorni scorsi a Cartagena e Rota, nelle acque andaluse e che vede impegnato il Secondo Gruppo permanente della Nato di Contromisure Mine (Snmcmg2)  composto dai cacciamine Duero (Spagna); Homburg (Germania)

Grimsby (Inghilterra); Erdek (Turchia) e dalla Flagship Aviere (Italia). L’obiettivo è quello di ridurre al minimo il rischio per il transito del traffico militare e mercantile in una zona ad alta intensità di minaccia di ordigni subacquei.

Le proiezioni delle elezioni presidenziali svolte ieri in Mozambico non sarebbero riuscite a sedare i 40 anni di tensioni che si sono succeduti. Filipe Nyusi, candidato del Frelimo ossia del partito al potere, sarebbe in testa con il 65% dei consensi nella elezioni per la nuova presidenza. L’opposizione ha denunciato brogli e a solo un terzo delle schede scrutinate non riconosce l’attendibilità dei dati. «Noi non accettiamo il risultato di queste elezioni, non è una questione di vittoria o di sconfitta, ma di trasparenza». Queste votazioni rischiano di creare nuovi scontri tra i civili.

 

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