lunedì, Giugno 21

Il gioco tattico sulle preferenze field_506ffb1d3dbe2

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DeSio

A chi facciamo scegliere quali candidati mandare in Parlamento, agli elettori durante il voto o ai partiti prima di esso? In altre parole: preferenze o liste bloccate? Prevede le seconde l’Italicum, la proposta di legge elettorale al vaglio del Parlamento nata dall’accordo fra il Segretario del Partito democratico, Matteo Renzi, e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. È da vedere se resterà così: si oppongono la minoranza bersaniana e dalemiana dello stesso Pd (con qualche distinguo), il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano che pure ha firmato la proposta con Pd e Fi e il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Quali sono le ragioni dei favorevoli e dei contrari? L’abbiamo chiesto a Lorenzo De Sio, ricercatore all’Università Luiss Guido Carli e coordinatore del Centro italiano studi elettorali (Cise) presso la stessa Università.

 

Professor De Sio, dal punto di vista del processo democratico quali sono i pregi e i difetti delle preferenze rispetto alle liste bloccate?

Vorrei cogliere l’occasione per fare un po’ di chiarezza. I favorevoli parlano di libertà di scelta da parte dei cittadini. Nella pratica il voto di preferenza non è usato quasi da nessun Paese, per due semplici motivi: crea una fortissima competizione interna ai partiti, provocando la loro frammentazione e un aumento delle spese per le campagne elettorali, e si presta a voti clientelari. E anche la lunghezza delle liste è importante. Con il Porcellum sono molto lunghe perché le circoscrizioni sono regionali, possono esserci otto eletti, perciò è vero che non c’è controllo su chi è scelto dai cittadini. Con l’Italicum sono più corte perché le circoscrizioni sono più piccole, ci sarebbero fra quattro e sei eletti, ma al momento questo significa che la coalizione vincente ne porta a casa due e la perdente uno: chi conta davvero, quindi, è il capolista, e solo in alcuni casi anche il secondo, perché gli altri non sarebbero eletti.

Ai difetti delle preferenze si può rimediare o dobbiamo essere rassegnati a conviverci, se saranno reintrodotte?

In vari Paesi sono stati inseriti sistemi di tipo misto, detti flessibili: i voti di preferenza contano solo oltre un certo numero, se no prevale la lista di partito. Comunque, invito chi parla di ‘battaglia per la democrazia’ in difesa delle preferenze a guardare la realtà dell’Italia. La maggior parte degli elettori non le esprime e nel nostro Paese c’è il rischio che si riducano al voto clientelare, di scambio, un problema soprattutto al Sud. Alle ultime elezioni regionali il 93% degli elettori in Calabria ha usato le preferenze, mentre in Lombardia solo il 14%. E anche il fatto che si esprimano poche preferenze crea complicazioni: nel caso della Lombardia una piccola minoranza ha deciso l’ordine dei candidati.

In un’intervista al ‘Corriere della Sera’ Mario Segni, promotore del referendum che nel 1991 ridusse la preferenza da multipla a unica, ha detto che le preferenze sono “uno strumento del passato” e che “oggi con la nuova formulazione del reato di voto di scambio nove decimi dei deputati, anche i più seri, finirebbero davanti al procuratore della Repubblica”. Che ne pensa?

Non conosco i dettagli su cui Segni basa le sue affermazioni. Posso dire che non è un caso se le preferenze esistono solo in pochi Paesi.

È proprio impossibile arginare il fenomeno del voto clientelare?

E come? In sezioni piccole, di mille componenti, si è in grado di sapere chi vota chi. Questo era anche un argomento dei favorevoli al referendum.

Quale sarebbe il sistema migliore, secondo lei?

Quello attuale della lista bloccata non permette alcuna possibilità di scelta, vanno meglio piccole circoscrizioni che eleggono pochi rappresentanti. L’ideale credo sarebbe il collegio uninominale (tipico del sistema elettorale maggioritario, in ogni collegio partiti e coalizioni presentano ciascuno un solo candidato ed è eletto quello più votato) ma non ci sono le condizioni politiche affinché sia approvato.

Le condizioni politiche, appunto. Iniziamo dal Pd. Renzi ha scritto che è a favore delle preferenze, ma ha ceduto perché non voleva far saltare l’accordo con Berlusconi, contrario ad esse. Ha poi aggiunto che un anno fa era in netta minoranza nel partito sulla questione: “tutti o quasi tutti quelli che oggi mi stanno attaccando sul punto erano contro”, ha scritto, “da D’Alema a Finocchiaro fino a Bersani e Violante”. Che sta succedendo nel Pd?

La faccenda è più di tattica che di scelta politica, da una parte e dall’altra. Non credo che Renzi sia particolarmente contrario alle preferenze, e il doppio turno strappato a Berlusconi con l’accordo è un grande risultato. Ho la sensazione che lo scontro sia tattico anche per gli avversari interni, cercano di metterlo in difficoltà. Teniamo conto comunque che ci sono sfumature nella minoranza: Matteo Orfini sostiene l’Italicum e la relazione del segretario contenente la proposta sulla legge elettorale non ha avuto voti contrari nella direzione del Pd.

Sempre a proposito del Pd, anche il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha auspicato che “i cittadini si sentano più partecipi nella scelta dei parlamentari”, pur dando mano libera alle Camere sul tema. Sempre tattica?

Il punto è legato alle conseguenze del voto. Se ci saranno le preferenze la segreteria del partito avrà un controllo più basso sulle nomine. Renzi ha una grossa maggioranza nella direzione nazionale del Pd, quindi la segreteria ha un controllo forte sulle liste, anche se certo bisogna portare candidati presentabili perché le circoscrizioni sono piccole. Se ci sarà il voto di preferenza ci sarebbe anche l’occasione per rese dei conti interne, con la minoranza del Pd che magari farebbe convergere pacchetti di voti in suo controllo su candidati graditi. Come dicevo prima, le preferenze favoriscono la frammentazione partitica.

Berlusconi non vuole saperne delle preferenze e il testo base della legge elettorale riflette questa ostilità. Perché il leader di Forza Italia è così contrario?

Perché vuole mantenere il controllo sui candidati. Sa che altrimenti il partito esploderebbe in mille posizioni, con vari dirigenti di Forza Italia assestati su posizioni differenti.

Ncd ha firmato la proposta della nuova legge elettorale con il Pd e Forza Italia ma è a favore delle preferenze. Alfano ha detto no al «Parlamento dei nominati», e peraltro Berlusconi si sarebbe alterato su questo osservando che «Alfano l’ho nominato io». Perché Ncd è a favore?

Sul voto personale fanno affidamento soprattutto i piccoli partiti che non hanno grandissima visibilità mediatica. Ncd ha un importante bacino di consensi in Sicilia, dove è tradizione il legame personale fra politici ed elettori, anche non clientelare; il voto di preferenza permette di sfruttare quel legame. In generale, più i partiti sono piccoli più sono legati alle caratteristiche specifiche di alcuni leader locali, con il loro seguito di fedelissimi. Sinistra e Libertà non è un partito basato su questo tipo di legami, perciò non so se le critiche alle liste bloccate da parte sua siano una tattica per attaccare la legge elettorale. Forse qualche partito sta usando questa tattica.

Arriviamo al Movimento 5 Stelle. Grillo ha dichiarato che i suoi sono a favore delle preferenze, e in generale voterebbero un documento in sintonia con il loro.

È quasi impossibile decifrare la posizione dei 5 Stelle sulla legge elettorale. Negli ultimi quattro mesi Grillo ha sostenuto il Mattarellum, il proporzionale con premio di maggioranza, il Porcellum, di tutto. Per motivi tattici, secondo me. Non sorprende che il Movimento 5 Stelle, che conta sulla retorica del dare più potere ai cittadini, sostenga le preferenze, ma credo sia tattica: Grillo usa l’argomento per attaccare l’Italicum, visto che a lui interessa un proporzionale senza premio di maggioranza per essere indispensabile e avere potere di ricatto. Penso che l’argomento delle preferenze sia stato individuato come punto più debole della riforma elettorale e i contrari ad essa puntino su quello.

Gli avvocati che hanno condotto il Porcellum fino alla bocciatura della Corte costituzionale vorrebbero portare in giudizio anche l’Italicum perché “solo una cosmesi” della legge elettorale precedente, a causa del premio di maggioranza “enorme” e, appunto, delle preferenze assenti. La Corte boccerebbe anche l’Italicum?

I costituzionalisti sono abbastanza divisi sulle preferenze. La Corte nella sua sentenza non ha detto che si devono rimettere le preferenze, solo che le liste bloccate molto lunghe non permettono d’individuare i candidati, e ha fatto riferimento al sistema spagnolo che con le sue liste corte non ha questo problema. Mi sembra un po’ fazioso sostenere che la sentenza imponga il voto di preferenza. In quanto al premio di maggioranza, francamente ci sono perplessità sul ritenere incostituzionale la disproporzionalità fra voti e seggi ottenuti: esiste in vari Paesi europei. In Inghilterra è normale che il partito arrivato primo con il 35% dei voti ottenga il 55% dei seggi, e in Francia Hollande ha avuto il 29% dei voti al primo turno e, dopo aver vinto il secondo, il 55% dei seggi. Mi sembra difficile giudicare incostituzionale il premio in seggi del 18% previsto dall’Italicum.

 

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