lunedì, Agosto 2

Il gioco Nazionale dei due del ‘piano nobile’ Quei due hanno capito che l’Italia non è in decadenza, è decaduta, e l’unica possibilità è mettere in mano i gangli veri del suo potere e della sua ricchezza ad altri, fuori dall’Italia

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«Ragazzi ricordate che siete artefici del vostro futuro».
Questa ‘frase storica’, viene ripetuta in continuazione sui giornali e in TV. È la frase storica pronunciata del ‘divino’ Roberto Mancini, amicissimo fraterno del quasi ‘divino’ Gianluca Vialli, ai giocatori della Nazionale prima della partita.

Lo vogliamo dire, lo possiamo dire senza incorrere nel reato di lesa maestà o peggio? Una frase fatta, anche molto stupida, banale, perfino ridicola: mica sono i ‘Mille’ di Garibaldi (ammesso e non concesso che costoro sappiano e sapessero di chi si tratta) ai quali, infatti, Garibaldi si è guardato bene dal dire una fesseria simile … nemmeno da Google, peggio, di una tristezza devastante per la sua povertà e inutilità. E, per di più, detta per farla registrare -mi ci gioco la testa che è così. Insomma, in quinta elementare, una cosa del genere merita 3+! E non lo dico per caso, se proprio in questi giorni escono le valutazioni Invalsi, da cui risulta che i maturandi (dico: i maturandi!!!) hanno una preparazione da terza media. Loro, non sono nemmeno maturandi.
Ma non importa. Non importerebbe, anzi, se la cosa finisse lì. Se, dopo le assurde sceneggiate alla faccia del Covid-19 (scommettiamo che non si ‘troveranno’ relazioni tra le infezioni e le folle romane e non solo?), dopo il giro in pullman scoperto (che mi ricorda un film western dove su una carrozza scoperta c’erano in bella mostra … beh, lasciamo perdere), dopo le onorificenze della Repubblica, il discorso di Mario Draghi, eccetera, non importerebbe, dico, se, dopo tutto ciò, ci si limitasse a salutarli che vanno in vacanze lussuose e si chiudesse la vicenda. E invece, saranno usati ancora -sì ‘usati’, lo ripeto, usati … mi fanno perfino un po’ pena quei ragazzi inconsci di ciò (non gli altri, che ne sono perfettamente coscienti, Mancini in testa)- ‘usati’ come propaganda, come paragone: ecco, vedete, dovete fare come loro, vedete come siamo bravi noi politici che vi abbiamo organizzato questo bel piattino, ringraziate Draghi, Malagò, Christillin e, naturalmente, Mancini quando ‘scenderà’ in politica … anzi, forse no, farà come Grillo ogni tanto dirà la frase storica tratta da Google.
Questa è la realtà?

L’altro giorno, in Parlamento, due super-guitti della politica, idue Matteo‘, novelli fratelli De Rege, si sono affrontati in una finta battaglia per demolire il disegno di legge Zan. Salvini per cancellarlo, Renzi per fare il ‘mediatore’, per prendersi il centro della scena, che quei poveretti degli altri partiti gli lasciano per la loro completa incapacità di agire, decidere, capire. E, confesso, mi fanno un po’ pena quei due, perché, fatta la sceneggiata e conquistati i titoli di testa, arrivano Lello Ciampolillo e Ricardo Merlo esalvanoil disegno di legge dal rinvio: prodi salvatori della Patria, insieme al Ministro Stefano Patuanelli -su cui più avanti- che vota in diretta TV!
Enrico Letta, invece, ildotto Letta‘, guarda a bocca aperta, preso, come sempre, in perfetto contropiede (dovrebbe nominare suo consulente Mancini, mi sa), chedifendeil disegno di legge che Renzi con i suoi voti minaccia di affondare: cede, insomma (perché dovrà cedere) al ricatto, una volta di più. Manifestando la realtà: Letta non esiste, punto e basta, anche se (come puntualmente avevo detto) si presenta a Siena … ma solo per la paga. Non che esista Bonaccini, o la signora Serracchiani, o Orlando o l’intrattenitore Franceschini. Non esistono perché la politica in Italia ormai è questo e solo questo. E non lo capiscono. Né loro, ma neanche i Matteo. Che giocano una partitella di periferia.
Lo hanno capito, pare, solo Sergio Mattarella e Mario Draghi. Guarda caso due democristiani, molto vicini a Comunione e Liberazione, ma laici doc, per intenderci, capaci anche di ‘usare’ la Ministro, a sua volta CL, Marta Cartabia per mandarla avanti a fare una battaglia irrilevante sulla giustizia, mentre il potere vero fa altre e ben più serie cose.
Sì, dico. È cambiato il clima, ormai, in maniera profonda e forse irreversibile.

Il fossato tra loscantinato‘ (come l’ho chiamato io, quello in cui abitiamo noi e i nostri politicanti) e ilpiano nobilesi è allargato ancora di più e diventa incolmabile. Sì, lo so, sto usando una terminologia del tipo di quella usata a suo tempo da Massimo Carminati e soci. Ma la realtà è questa.
Solo che al piano nobile, oltre quei due, fatico a vedere chi abiti. Ho l’impressione netta che l’operazione sia assai più complessa e raffinata di come appare. Non si tratta qui, di ‘rimettere’ il potere in mano ai cosiddetti ‘poteri forti’, che non esistono o fanno pena -ma chi pensate che siano un agnellide, un rimasuglio di Tronchetti senza manco più Afef, un qualche Presidente di banca? Credo proprio di no.
Il gioco, dico, è più sottile. Quei due hanno capito, e forse programmato, che l’Italia non è in decadenza, è decaduta, e l’unica possibilità è mettere in mano i gangli veri del suo potere e della sua ricchezza ad altri, ma fuori dell’Italia.
Ripeto ancora una volta, ma mi riservo di approfondire, il traguardo di Draghi è Bruxelles (ma altra da oggi) e quello di Mattarella è di favorire la cosa, passando, con calma a Draghi sistemato, il bastone a qualcun altro, che può essere chiunque perché non conterà nulla. E, sia chiaro, non è detto che per noi sia un male: è triste, ma è la sopravvivenza.
Per portare avanti questo gioco sottile (e tremendo) i due hanno ben capito che bisogna lasciare ai ragazzi la palla da giocare, magari dicendogli prima di mandarli in campo, che sono artefici del proprio destino; non quegli undici ragazzotti, ma sessanta milioni di italiani.
E per farlo, bisogna lasciarli giocare, per fargli credere che stanno gestendo il potere. Perfino i due Matteo recitano inconsapevoli la loro parte, fracassando di urla inutili il Parlamento, per fare vedere come sono bravi e forti e intelligenti e furbi: quando due cani fanno rumore e danno fastidio, gli si dà un osso, preferibilmente di gomma, e quelli pensano all’osso e non disturbano più.

Del resto, la nostra ‘politica’ è apparsa vivida nella sua squallida pochezza l’altra sera dai soliti David Parenzo e cantalenante e didascalica Concita De Gregorio, a intervistare un certo Patuanelli, barbuto Ministro dell’Agricoltura, ‘esponente’ di spicco degli stellini in pieno marasma. La De Gregorio, sempre col tono della mamma triste (ma verbosa) chiede: ma come fate, avendo votato la riforma della giustizia al Consiglio dei Ministri a dire che in Parlamento la cambierete? Vi dovreste dimettere, azzarda la mamma preoccupata?. E il Patuanelli, lucido, coerente, di sinistra (dice … e forse si capisce perché la sinistra è finita così) spiega: noi abbiamo votato a favore perché facciamo parte di un Governo di unità nazionale e quindi dobbiamo essere uniti (sic????), ma questo non impedisce di cambiare le cose in Parlamento. Cioè, il sig. Patuanelli, vota a favore del decreto giustizia in Consiglio e poi vota contro alla Camera.
Logico no?
E la povera (mi perdonerà, lo dico scherzosamente) De Gregorio a chiedere (Parenzo zitto, perché secondo me ha capito) ‘ma come potete votare una cosa oggi e il suo contrario domani’ senza dimettervi almeno? Ma Patuanelli, con la barba vibrante, insiste e ripete. La De Gregorio, non si dà pace e insiste, ma Patuanelli è uno duro e ripete ancora serafico la stessa cosa.
Problema? Tenuta del Governo? Draghi si dimette? Ma no, tranquilli: lasciateli giocare, sono ragazzi giovani, devono tirare fuori un po’ di energie … non c’è problema; che importanza hanno queste cose?
Quelli giocano sul campetto di periferia.
La partita vera si gioca altrove, e loro ne sono spettatori, come noi!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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