mercoledì, Maggio 19

Il gigante Nencini in quel Tour del ‘60 A 60 anni dal trionfo di Parigi e a 40 dalla morte Firenze e il tour ricordano il ‘Leone del Mugello’, esempio di coraggio, lealtà, rivalità e amicizia. Un curioso episodio del campione toscano e di Fausto Coppi , narrato da Elisabetta Nencini

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Il Tour del Covid, scattato da Nizza con quasi due mesi di ritardo quasi a sfidare  la pandemia  che sta purtroppo riprendendo vigore e seminando terrore,  ricorderà il ‘nostro’  Gastone Nencini come uno dei protagonisti storici della Grand Boucle: e  lo farà nel corso di questa 107 edizione, ricordando l’impresa di  questo nostro atleta, bello come un attore americano, compiuta al Tour del 1960,  quando il 17 luglio di 60 anni fa giunse  da trionfatore al Parco dei Principi, dopo aver indossato per 14 giorni consecutivi la “maglia gialla”. Per una manciata di secondi  l’allora trentenne campione aveva sfiorato un’altra grande impresa riuscita fino a quel momento soltanto a Fausto Coppi: vincere nello stesso anno Giro d’Italia e Tour de France. Solo 28  secondi  lo separarono dal suo grande rivale e straordinario ciclista che rispondeva al nome di Jacques Anquetil, un mito per lo sport francese, venuto a vincere il Giro di casa nostra. Ma Gastone, chiamato anche il “Leone del Mugello”, quell’anno in terra di Francia  sbaragliò letteralmente il campo, ponendo consistenti distanze fra sé e gli altri ( secondo sarà  un altro italiano, Stefano Battistini, terzo il belga Adriaensens ad oltre 10’). Un’impresa sportiva quella di Gastone,  che fino ad allora era riuscita soltanto  a tre italiani: Ottavio Bottecchia,  Gino Bartali e Fausto Coppi.  Dopo Nencini saliranno sul podio Arturo Gimondi, Marco Pantani e Vincenzo Nibali. In tutto 9 successi (doppietta di Bartali e Coppi) nell’arco di oltre 100 anni.
Che il Tour fosse  la più bella corsa del mondo lo scrisse anche Hemingway.  E anche quella fu all’altezza della sua fama,  non solo per la media record di  37,488 km. l’ora, che ha resistito per 26 anni,  e per le 4 tappe vinte, ma anche per il fatto che Nencini indossò per ben 14 giorni consecutivi la maglia gialla di leader della classifica.  Ebbene, una  diquelle sue maglie gialle si trova al Museo del ciclismo di Santander, a testimonianza del valore della sua impresa. Il ciclismo in genere e in particolare di quegli anni generava figure mitiche,  eroi solitari, piccole figure capaci di conquistare gigantesche montagne ( le Alpi e i Pirenei) con  imprese titaniche,  noncuranti del sole cocente, o di  improvvise nevicate, che gelavano il sangue e  le ossa, e le cui gesta erano narrate da  impareggiabili  aedi,  come nella Grecia antica.
Quello di allora  era un ciclismo epico. Che accendeva la fantasia e gli entusiasmi  di milioni di sportivi,tifosi, certo, ma anche capaci d’innamorarsi di quegli atleti che pur rappresentando  i colori di altre nazioni, mostravano coraggio, spirito di sacrificio, umana solidarietà. A questa categoria di atleti appartiene anche Gastone Nencini cui la sorte ha riservato  non poche amarezze e il ricordo, nel tempo,  con il passare delle generazioni, sembrava essersi un po’ offuscato.
Ben ha fatto perciò l’Associazione Giglio Amico a proporre una giornata celebrativa – in  coincidenzacon la partenza di questo Tour, il 29 agosto scorso – che  il consiglio comunale di Firenze ha accolto all’unanimità e con entusiasmo, e durante la quale  è stata intitolata una piazza a Gastone Nencini, vincitore del Giro d’Italia del ’57 e del Tour de France del 1960.
Quella piazza si trova a 200 metri dall’abitazione del campione e dalla sede del G.S.Oltrarno  con cui Gastone iniziò la propria avventura sportiva. Nato nel 1930 a Bilancino ( oveora c’è il lago artificiale che protegge Firenze dalle piene e dalla siccità),  Nencini si era formato sulle strade bianche e faticose di  quel Mugello che aveva già dato i natali a illustri artisti  come Giotto e Beato Angelico,   e aveva visto i Medici  muovere  dalla tenuta  di Cafaggiolo alla  conquista di Firenze.  Da subito mostrò le sue doti di passista,   scalatore e straordinario discesista ( diverrà il più forte al mondo in questa specialità),  rivaleggiando prima da dilettante poi da professionista  con un altro bel ragazzo di quelle terre, tal Guido Boni, chiamato l’Angelo biondo di Vicchio, il quale sposò la Miss Firenze di quegli anni, Marisa Zocchi, divenuta famosa nella trasmissione Lascia o Raddoppia, di Mike Buongiorno. I rotocalchi parleranno di loro come della ‘più bella coppia del mondo’. Fatto sta che  allefatiche del pedale, il bel Guido preferirà quelle della gestione del  Ristorante  Zocchi, a Pratolino, divenuto un punto di riferimento per il mondo del ciclismo e dello sport.
Da dilettante Gastone partecipa a due campionati del mondo, sfiorando  nel ’53 il titolo iridato a Lugano (arriverà secondo dietro Filippi), e da professionista perde per una combine tra Coppi e  Magni , che approfittano delle sue forature, il Giro d’Italia del ’55 ( per gli sportivi è lui il vincitore morale), ma si rifà vincendo due anni dopo il Giro d’Italia, scendendo dal Sempione  a rompicollo e superando atleti straordinari come Gaul (cui strappa la maglia rosa), Bobet,  Gemignani e Baldini. Un giro memorabile. Altrettanto memorabile il Tour del ’60,  che il nipote Riccardo, scrittore e senatore socialista, rievoca così: È a Parigi che Gastone diventa ‘Nuvola Gialla’. Come un capo indiano che ha difeso la sua riserva dall’attacco dei cavalleggeri americani. Con dignità, con onore, vestendo i colori della nazionale italiana. Chiedi ai minatori abruzzesi, molisani, calabresi che inneggiano a Gastone. È lui il riscatto per le offese subite, per le angherie riservate ai migranti con le toppe al culo….fu quello un evento tanto speciale che il presidente De Gaulle, nel mirino di generali e coloni che si opponevano all’indipendenza algerina, allora francese, giudicò opportuno sfidarli scendendo tra la folla per stringere la mano all’uomo in giallo. Così, senza scorta, un tuffo nel popolo.” Il Generale Charles de Gaulle lo incontrò nel corso della tappa Besancon-Troyes: quando gli fu presentato “Gastone Nencini, Fiorentino”  De Gaulle gli strinse la mano sudata e gli sorrise-“Bravo, Parigi è ormai vostra.Lei vince il Tour perché lo ha combattuto ogni giorno.Buona fortuna per l’avvenire” Gastone rispose emozionato: “Merci”. Nel corso della sua storia il Tour, ha avuto, in alcuni momenti, anche un grande impatto sulla storia. Memorabile il successo di Gino Bartali nel Tour del ’48, che  segnò non soltanto  lo spirito di rinascita del nostro sport e del nostro paese dalle distruzioni della guerra  in cui l’aveva cacciata il regime fascista, ma ebbe sopratutto l’effetto di placare gli animi dopo l’attentato al leader del PCI Togliatti, che aveva portato il paese sull’orlo di una rivolta popolare.  Quel successo di Nencini, al Tour del ’60, agli inizi del “miracolo economico”, ebbe  ungrande effetto psicologico e sociale  sui tanti nostri emigrati.  Marco Vichi, medico e animatore del Giglio Amico, l’Associazione di cui è presidente Alberto Panizza, ha curato insieme al giornalista  Sandro Picchi, il video documentario ‘Gastone Nencini. Storia di un Campione, presentato al pubblico la sera del 2 agosto scorso.

A lui chiedo: Marco, che uomo e che atleta è stato Gastone Nencini? Un autentico campione, leale, potente rispettoso di tutti, ben voluto dai compagni, un atleta da classifica, spontaneo, poco tattico, estraneo ai compromessi e alle combine. Nel ’57 è stato tra i top ten della stagione ciclistica, sia nel Giro, che vinse, che nel Tour e nella Vuelta. Poi, il  ’60 fu forse il suo anno più felice: non solo vinse al Tour, ma coronò il sogno d’amore con Maria Pia, sposata in seconde nozze, dalla quale ebbe 4 figli, Giovanni, Saul  Lapo ed Elisabetta. Poi, nel ’61 durante una discesa dalle Croci di Calenzano  ebbe un gravissimo incidente che gli fece perdere la stagione, poi si riprese  concluse la carriera, durante la quale aveva vinto altre importanti gare,  come direttore sportivo.  Un tumore se lo portò via il 1 febbraio del 1980 a soli 49 anni, essendo nato il 1 marzo del 1930. Su di lui sono stati  scritti libri da figli e nipote e realizzati documentari”.

Che stagione del ciclismo ha vissuto Gastone Nencini?

Una stagione difficile, di passaggio da un’epoca all’altra, da quella eroica delle strade sterrate, a quella  dell’asfalto e dello sviluppo dei mezzi tecnici…da quella della rivalità sportiva ma nel rispetto degli altri, a quella di un antagonismo esasperato. C’è un episodio significativo che ha descritto la figlia Elisabetta che ci dà l’idea di un’epoca tramontata e riguarda Coppi.  Lo conosci?  

L’ho letto  l’articolo di  Elisabetta Nencini dal titolo  “Acqua calda, sale grosso e aceto” , dal libro “ 1919-2019 Cento volte Coppi.” Vale la pena riportarne alcune parti.

È la storia di un tempo significativo – scrive Elisabetta –  o è la sua. Il massaggiatore Paolo Niccoli,  gli aveva preparato la vasca per i massaggi con acqua calda, aceto e sale grosso da cucina: “ un toccasana semplice ma efficace, questo, per disintossicare e migliorare il recupero muscolare, dopo un intenso stress psicofisico”. Appena arriva, Gastone  vi si infila dentro. Ecco come prosegue il racconto di Elisabetta: “ Il tepore, allentò la tensione muscolare dell’atleta, che beatamente chiuse gli occhi. Finalmente il guadagnato riposo dopo tanta fatica… Il massaggiatore aveva da poco iniziato a decontrarre i muscoli di Nencini, quando qualcuno bussò alla porta facendo trasalire entrambi. Niccoli, supponendo che fosse un gregario del corridore Toscano, si affrettò a ripetere per l’ennesima volta: “Le docce sono in fondo al corridoio e gli asciugamani sulla sedia”. Qualcuno dall’altra parte rispose: “Sono Fausto”.  Il massaggiatore guardò Gastone con espressione interrogativa: che ci faceva Coppi nell’albergo di Nencini, anziché alloggiare nel suo hotel con i compagni della BianchiSenza pensarci un attimo, mio padre ordinò di aprire la porta. Fausto Coppi entrò e, con indosso la divisa bianco-celeste ancora impregnata di sudore, cortesemente chiese di poter usufruire del bagno caldo. Gastone, rispose con un placido gesto di assenso, aveva intuito lo stato d’animo del suo ospite e questo bastava per non porre domande indiscrete. Fausto Coppi si spogliò e con atteggiamento confidenziale entrò nella vasca insieme a mio padre, uno a capo l’altro a piedi….

i due campioni abbassarono le palpebre e lasciarono che la fatica defluisse dai loro corpi e la mente si svuotasse da qualsiasi pensiero.

In rispettoso silenzio, il massaggiatore, sebbene meravigliato dalla singolarità dell’evento, riprese la manovra defaticante sulle membra di Nencini, fino a quando mio padre, con sguardo eloquente, lo bloccò e, senza proferire parola, ma con il solo cenno del capo, lo invitò a massaggiare il suo avversario, stanco e affaticato come lui. Coppi non si rifiutò e lasciò che il massaggiatore appoggiasse  le mani esperte sulla sua possente muscolatura.

Quel pomeriggio, in gran segreto, dopo l’arrivo della tappa nella località termale, il campionissimo si era allontanato dal suo entourage e dai giornalisti che lo seguivano come segugi, più interessati alla sua relazione sentimentale, ampiamente contestata dai benpensanti del Paese, che ai suoi risultati sportivi. Il suo desiderio, era passare una notte tranquilla con la sua compagna Giulia Occhini, lontano da maldicenze e sguardi ammiccanti e, per questo, aveva deciso di pernottare nell’ albergo di Gastone Nencini, poiché sapeva di potersi fidare della discrezione del suo rivale.” Storie d’altri tempi. Su quel Tour di 60 anni ga Giovanni Nencini, figlio di Gastone,  ha pubblicato il libro “Sulla cresta dell’ onda”. Per la vicesindaca di Firenze Cristina Giachi questo 2020 è un anno significativo per questo campione: 90 anni dalla nascita, 60 dalla  straordinaria vittoria al Tour de France, 40 dalla morte. “E’ giusto rendere omaggio ma un uomo  che ha saputo con passione, forza e integrità, dare il meglio di sé  in bicicletta e nella vita.” Alla cerimonia oltre ai familiari e ai rappresentanti del Comune, del quartiere e della società sportiva, anche il Sindaco di Barberino di Mugello. Ma soprattutto, la presenza  di tanti ragazzi del GS Oltrarno che, con le loro biciclettine e le maglie gialle hanno reso omaggio a Gastone Nencini. Finchè ci saranno loro a percorrere  le nostre strade, a  gareggiare  divertendosi e  rispettandosi, il ciclismo potrà avere un futuro.

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