sabato, Maggio 15

Il gigante dai piedi d'argilla field_506ffb1d3dbe2

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Fin dagli albori, dalla sua comparsa sulla faccia della Terra, l’essere umano ha dovuto cimentarsi con la Natura. Il rapporto è stato per un lunghissimo periodo essenziale e simbiotico. E ovviamente, in alcuni frangenti conflittuale. Non alludo solamente a tutti gli ingegnosi meccanismi elaborati dall’uomo, per utilizzare al meglio delle risorse naturali, finalizzate a far fronte alle prioritarie necessarie risposte da dare, alle urgenze complessive dettate dalle necessità del sostentamento. Alimentarsi, riscaldarsi, costruire una dimora, e forgiare quanto di altro necessario.

La vita dell’uomo era permeata di riferimenti alla natura. Dalla essa prendevano spunto per imbastire simboli, riti, miti, religioni, universi fantastici e narrativi. Questa sensibilità, da lungo tempo, è su larga scala tramontata, permane in maniera residuale in fasce sociali rurali. Alcune “consapevolezze”, resistono solo lì. Come la tenuta nella debita considerazione da avere, nell’avvicendarsi del clima meteorologico. Il sole e la pioggia per esempio. Allo sguardo dell’individuo, imbevuto di cultura ad alta definizione, e tecnologia avanzata, le precedenti osservazioni appariranno scarsamente sensate.

A una prima valutazione, prendere in esame quanto detto, in relazione alle condotte di vita di tutti i giorni di ognuno di noi, può sembrare quantomeno anacronistico. Le certezze(?), acquisite dall’uomo contemporaneo sono ben piantate, sulle robuste gambe e i solidi piedi, degli inconfutabili traguardi raggiunti negli svariati campi tecnologici offertici dalla modernità. Ma questa tronfia e ostentata sicurezza, riposta in questi congegni sempre più sofisticati, come tutto e tutti, paga il dovuto “dazio” confrontandosi con le risultanze della realtà. Come si sa, la nostra bella Italia, è stata investita, da bolle d’acqua e accentuati piovaschi, per ogni dove del territorio nazionale. In alcune realtà, ad esempio la Capitale, l’evento atmosferico, ha assunto i caratteri della farsa dai risvolti drammatici. Persone rimaste isolate per qualche giorno nei piani superiori dei fabbricati, causa allagamenti di strade, piani terreni e esercizi commerciali. Una vera e propria devastazione che ha prostrato più di una famiglia. Nella incapacità generale, dimostrata anche in questa occasione dal Sindaco Marino e soci. Questo per quanto riguarda uno degli aspetti della calamità, nella quale sono rimasti coinvolti i privati. Per quanto riguarda l’aspetto “pubblico”, è scattata la “nenia” “Urbi et orbi”, sull’incuria, il dissennato disboscamento, l’altrettanto dissenata cementificazione, la mancata manutenzione delle rive dei fiumi e così via.

News televisive e carta stampata, hanno trovato “manna” in quantità, per sbrodolare su questi eventi ben benino. Ovviamente, osservando la liturgia nostrana per cui tutti sono colpevoli in qualche misura della piega drammatica presa dagli avvenimenti, quindi nessuno lo è. Non siamo certo qui a fare i detective per trovare un copevole, ci acconteteremmo di trovare almeno un responsabile. Ad ogni modo le cronache, ci hanno tenuti al corrente, con puntualità quasi maniacale, delle varie frane e dei vari smottamenti, che vedevano protagonisti lembi del territorio nazionale.

Ma si è verificato, contemporaneamente ai nefasti avvenimenti meteorologici descritti, un altro allarmante genere di smottamento,  il quale realizzatosi nella costanza dei nubifragi, denucia un manfesto nesso causale  con questi eventi. L’impossibilità di connessione del mio computer con la posta elettronica e internet da attribuire alle cattive condizioni climatiche. Non potevo credere che fossi nel giusto, nel fare un’ipotesi del genere. Ho avuto modo di parlare con più amici e conoscenti, i quali mi hanno detto, che anche i loro computer erano fortemente disturbati. Non era quindi un problema, come sarebbe stato più logico pensare, e come in realtà in un primo momento ho fatto, solo del mio “macchinario” (usare questo termine lo trovo più adeguato ai miei gusti rispetto quello di computer). Il fenomeno è stato molto esteso, e con minore incisività ancora perdurante.

Questo stato di cose, offre più spunti di analisi e riflessione.

In primo luogo che la realtà è sempre e in ogni caso più forte e determinante di qualsiasi “realtà virtuale” che sia. E con mio grande conforto, visti gli ultimi episodi tale è, e per tale andrebbe considerata. La “rete” in realtà in frangenti tipo quelli appena descritti, si è rivelata una vera e propria trappola. Il punto centrale da prendere in considerazione, è proprio la tessitura mentale sottostante alla creazioe di “sistemi” del genere. S’insegue il perfezionameto della multifunzionalità, e della rapidità, per una potenzialità di interlocutori sempre più vasta. Più i marchigegni creati, e dati  i presupposti lo sono per forza, sono sofisticati, maggiormente sono vulnerabili. E lo diventano specialmente di fronte alle cose più naturali e imprescindibili come possibili consistenti rovesci d’acqua. Più si insegue la complessità, più si corre il rischio di perdere il senso della realtà, e quindi della natura ad esempio, con tutto quello che comporta. Non voglio indugiare sui buoni o cattivi contenuti di Internet o della “rete” nella quale oramai sono caduto anch’io, ma c’è un’altro aspetto che si sta andando a determinare, tra la generale inconsapevolezza.

Come a tanti dei lettori, anche a me è accaduto, di ritrovare in casa, scritti, carte varie o lettere vergate da familiari. Nella fattispecie, lettere che si erano scambiati i nonni paterni al tempo  del loro fidanzamento. Corrispondenza dei primi anni del Novecento, per rispetto, a loro e ai loro sentimenti non ne ho letta neppure una, ma l’emozione che mi hano trasmessa è stata fortissima. C’è da considerarsi dei privilegiati. Con il trionfo della posta elettronica, ritrovamenti del genere non saranno più possibili. Le “connessioni” più familiari, e una memoria suscitata da elementi fortemente evocativi, saranno sacrificati per altro genere di connessioni. Quel materiale verrà conservato, come si sa, forse per sempre, in qualche algida “banca dati” senza volto. Quando si ha a che fare con le banche, c’è sempre un’interesse da pagare. E quelli sulla memoria e sul passato possono essere particolarmente esosi. Senza imbrigliarsi sugli sghembi trampoli della pryvaci, qualche pensierino su questa espropriazione andrebbe fatta. Ma alla fine della Fiera, siamo più in debito come esseri umani all’inventore della ruota o a quelli della rete?

Tra uno “smottamento” e l‘altro, si può anche aprire il dibattito. Fantozzi permettendo ovviamente.

 

 

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