lunedì, Ottobre 25

Il GCC ritrova il dialogo, Al-Asad annuncia presidenziali Da Riad a Damasco

0

SOCHI: DMITRY MEDVEDEV INCONTRA IL PRESIDENTE SIRIANO BASHAR AL ASSAD

Prove di distensione fra i Ministri degli Esteri dei Paesi membri del Consiglio del Golfo. Nella giornata di giovedì, ad oltre un mese dall’escalation che ha portato Arabia Saudita, Emirati Uniti e Bahrein a ritirare i propri ambasciatori dalla sede di Doha, in Qatar, i dialoghi sono ripresi. Durante una seduta straordinaria svoltasi a Riad, i rappresentanti del GCC sono convenuti ad un accordo di implementazione dell’articolo statutario di salvaguardia dei reciproci rapporti di sicurezza e sovranità.

In un comunicato rilasciato a seguito della riunione dall’ufficio stampa dell’Organizzazione si annuncia «una revisione completa delle politiche riguardanti le misure relative alla politica estera ed alla sicurezza». Secondo quanto riportato in mattinata da Al Arabiya, «I partecipanti hanno concordato misure che garantiscano la discussione delle decisioni in maniera tale da non pregiudicare gli interessi, la sicurezza, la stabilità o la sovranità  degli stati partecipanti al Consiglio».

Dal 4 marzo, data dell’annuncio del ritiro degli ambasciatori, una serie di incontri internazionali avevano tentato di risolvere la questione: ad iniziare dalla riunione della Lega Araba, a Kuwait City, fino al vertice tenuto a Riad con il presidente Usa Barak Obama ma, fino a ieri, l’accordo non sembra essere in fase di definizione. L’ampia distanza fra le ragioni dei maggiori produttori di petrolio mondiali e l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, aveva raggiunto l’apice dopo gli insulti rivolti da un cittadino qatarino ad un chierico egiziano, in suolo emiratino.

L’avvenimento, che portò al fermo dell’uomo, rappresentava in scala la ragione delle tensioni, cioè il disappunto saudita per l’ampio sostegno fornito dal Qatar al deposto presidente egiziano Mohammad Morsi, in stretti legami con l’organizzazione Fratellanza Musulmana, bandita in Egitto, Arabia e Barhein ed iscritta alla lista nera delle organizzazioni terroristiche di stampo islamista. Il supporto elargito non si limitava esclusivamente al suolo egiziano, ma si espandeva nell’area di maggiore conflitto nella regione al momento, la Siria, dove la presenza di un numero rilevante di miliziani jihadisti, soprattutto nelle file dei filo qaedisti al-Nusra, hanno determinato il mancato appoggio occidentale alla fazione ribelle e, di conseguenza, il disappunto saudita per il mancato intervento statunitense nella regione.

Proprio la settimana scorsa, da Damasco, l’asse al-Asad/ Hezbollah ha annunciato il punto di non ritorno nel conflitto, raggiunto con la presa di controllo dei confini libanesi che hanno determinato un brusco taglio dei ponti di rifornimenti dei gruppi d’opposizione.

In nottata, Damasco ha anche annunciato l’apertura delle liste di candidatura alle prossime elezioni presidenziali siriane. La variante apportata, determinante, è frutto della nuova Costituzione promulgata nel 2012 che prevede lo svolgimento di una tornata elettorale per quei candidati che supereranno il filtro della Commissione Elettorale.

Bashar al-Asad, che terminerà a fine luglio il suo secondo mandato presidenziale, ha annunciato la sua candidatura e si è mostrato estremamente sicuro di ottenere la fiducia della popolazione e, quindi, la rielezione alla guida del paese. Prima d’ora le elezioni presidenziali, in Siria, si erano sempre svolte sotto forma di referendum sulla figura dell’autarca, succeduto nel 2000 al padre Hefez, rimasto alla guida del paese per trent’anni, dal 1970, fino alla sua morte.

Se l’annuncio elettorale può essere letto come un primo passo verso un’apertura democratica del paese medio orientale di rimpetto i confini europei nell’area, la Comunità Internazionale non è dello stesso avviso. Si ritiene, infatti, che l’annuncio e lo svolgimento di un possibile cambio al vertice alla guida del Paese nel bel mezzo delle trattavie di pace iniziate con i tavoli di discussione svizzeri di Ginevra, possa determinare l’inasprirsi delle tensioni.

I recenti tentativi di dialogo, come ci si aspettava, sono culminati in un nulla di fatto, a causa del differenziale di forza che caratterizzava la posizione di al-Asad, rispetto alle molteplici e disunite forze d’opposizione. Le richieste avanzate dai ribelli sono quindi state respinte con forza dal governo in carica a Damasco, che continua a ritenersi vittima di gruppi terroristici finanziati dalle potenze regionali in suolo siriano.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->