domenica, Giugno 20

Il gas russo non fa più paura Finiti i timori per i tagli alle forniture di gas per l'Europa

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Mosca
– Non c’è più il timore che la disputa sul gas tra Russia e Ucraina possa far rabbrividire gli europei durante il prossimo inverno. Dopo la conclusione dei colloqui a mediazione UE, che si sono protratti per due giorni e si sono conclusi poco prima della mezzanotte di ieri, i funzionari russi e ucraini del comparto energetico hanno fissato alcuni punti che erano stati in discussione per mesi e mesi, inclusi il prezzo delle forniture del gas russo, il piano dei pagamenti, e, soprattutto, le fonti di finanziamento

Günther Oettinger, Commissario europeo per l’Energia e oggi dimissionario, ha visto concludersi l’accordo proprio nelle ultime ore del suo mandato. L’UE dipende dalla Russia per un quarto del suo fabbisogno di gas, in gran parte trasportato da gasdotti che attraversano l’Ucraina. Il mancato raggiungimento di un’intesa aveva posto il serio rischio che l’Ucraina bloccasse il passaggio del gas destinato all’Europa, come successe nelle precedenti controversie con la Russia, quando diverse nazioni europee subirono l’interruzione nelle forniture.

Il Presidente russo Vladimir Putin aveva comunque avvisato che, se non si fosse raggiunto l’accordo e se l’Ucraina avesse iniziato a ‘rubare’ il gas, il monopolista russo Gazprom ne avrebbe detratto una certa quantità dalle forniture totali, a compensazione, con evidente disagio degli europei. L’accordo del 30 ottobre è stato concluso dopo diversi mesi di colloqui, che si sono sviluppati mentre nell’Ucraina orientale proseguivano i combattimenti   -ininterrotti dallo scorso mese di aprile-  tra gli insorti filo-russi e le truppe governative.

L’attuale ‘guerra del gas’ è iniziata subito dopo la cacciata dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, avvenuta nello scorso mese di febbraio dopo mesi e mesi di proteste di massa, divampate anche a seguito della decisione dello stesso presidente di accantonare l’accordo con l’UE in favore di legami più stretti con la Russia. Subito dopo l’allontanamento di Yanukovich, il Cremlino si è annesso la penisola ucraina di Crimea, nel Mar Nero, cancellando il generoso sconto sul prezzo del gas precedentemente concesso all’ex presidente ucraino.

Subito dopo l’Ucraina ha smesso di pagare i suoi consumi, così nel mese di giugno la Russia ha chiuso i rubinetti‘, dichiarando che le forniture sarebbero riprese solo con il saldo dei debiti per gli acquisti passati, e l’anticipazione di una parte di quelli futuri. Le trattative si sono trascinate nei mesi estivi, mentre il fabbisogno di gas è minore. Intanto l’Ucraina ha cercato di crearsi delle scorte comprando gas dalla Polonia, dalla Slovacchia e da altri Paesi europei, con il meccanismo del cosiddetto ‘flusso inverso’.

Gazprom, monopolista nazionale russo del gas, aveva commentato criticamente queste transazioni, considerandole una violazione dei propri accordi sul gas. Infine le ‘forniture inverse’ all’Ucraina sono state interrotte e i Paesi della vicina Europa si sono concentrati sull’obiettivo di accantonare riserve autonome per la stagione fredda. Mentre l’inverno si avvicinava, si faceva infatti sempre più realistica l‘ipotesi di nuovi tagli alle forniture del gas, analoghi a quelli del 2008 quando, per diverse settimane durante la precedente guerra del gas tra Russia e Ucraina, molti paesi d’Europa avevano patito il freddo.

L’UE ha intensificato gli sforzi di mediazione, e, nel mese di settembre, le parti hanno concluso un accordo ‘ad interim’: per garantirsi le forniture di gas russo durante tutto l’inverno, a patto che l’Ucraina pagasse il suo debito e un’anticipazione parziale sui prossimi consumi.

Le parti hanno comunque concordato su alcune concessioni. Dopo che l’Ucraina ha messo in discussione (presso un Tribunale arbitrale di Stoccolma) l’accordo sul gas con la Russia, quest’ultima ha accettato la proposta UE, cioè che l’Ucraina debba pagare solo 3,1 dei 5,3 miliardi di dollari di debito, in attesa dell’esito del procedimento arbitrale. L’Ucraina dovrà anche corrispondere, in anticipo sulle consegne future, 385 dollari ogni 1.000 metri cubi di gas; questo è il prezzo che il Paese pagava per il gas russo fino al mese di dicembre 2013, prima che Yanukovich ricevesse un generoso sconto sul totale, pagando 268 dollari per 1.000 metri cubi.

Dopo ore di discussioni che si sono trascinate fino alla mezzanotte di ieri, la Russia ha accettato di abbassare il prezzo a $ 378 fino alla fine dell’anno in corso e ancora fino a $ 365, a partire dai primi mesi del prossimo. L’accordo durerà fino alla prossima primavera, quando saranno riportate in discussione le condizioni delle forniture successive.

Nonostante a fine settembre le parti si fossero trovate concordi sui punti chiave dell’accordo, nelle settimane successive si sono accese aspre polemiche sul calendario dei pagamenti e sulle fonti di finanziamento. La questione del gas è anche balzata in cima all’ordine del giorno del 16-17 ottobre, date del viaggio di Vladimir Putin a Milano, dove il Presidente russo ha intrattenuto colloqui con i leader europei e con il Presidente ucraino Petro Poroshenko. Putin e Poroshenko hanno confermato l’accordo ad interim, ma l’Ucraina ha dichiarato di non essere in possesso dei 3,1 miliardi dollari dovuti alla Russia, chiedendo una dilazione fino al mese di febbraio, in attesa che il FMI erogasse un prestito a copertura del pagamento.

Putin aveva fermamente rifiutato questa proposta, dicendo che la Russia non avrebbe ripreso le forniture finché l’Ucraina non avesse saldato la somma concordata, e ha esortato l’UE a coprire la somma con un prestito o a fare pressioni sul FMI per accelerare l’erogazione del prestito. Dopo una lunga discussione, FMI e UE alla fine hanno convenuto un sostegno congiunto all’Ucraina per sostenere il pagamento delle somme dovute e concordate.

Oettinger ha ammonito la Russia sulla volontà di impiegare il gas come un’arma di ricatto, esprimendo però anche una certa frustrazione per l’intransigenza dimostrata dall’Ucraina nelle trattative, e affermando che la radice fondamentale della crisi era il mancato pagamento del gas russo da parte dell’Ucraina per ben sette mesi. «Se continui ad andare dal macellaio e non lo paghi per sei mesi, è chiaro che c’è un problema», ha detto il Commissario la scorsa settimana.

Grazie a quest’ultima controversia sul gas, infine, la Russia ha ripreso le sue pressioni in favore della costruzione del gasdotto South Stream, che scorrerà sotto il Mar Nero per trasportare il gas verso l’Europa meridionale aggirando l’Ucraina. L’Unione europea, temendo che il progetto aggravi la sua dipendenza da Mosca, continua a rinviare l’approvazione del progetto. La crisi ucraina, la peggiore nella storia delle relazioni Russia-Occidente dai tempi della Guerra Fredda, ha inferto un altro duro colpo al progetto del South Stream, ritardandone ulteriormente la realizzazione.

Nel corso di una recente visita in Serbia, che a sua volta è destinata ad essere attraversata dal South Stream, Putin ha parlato del progetto come di una spinta in avanti per la sicurezza energetica europea, dicendo che il rifiuto dell’UE di approvarlo ha motivazioni politiche e concludendo che «La politica sta danneggiando l’economia».

Traduzione Valeria Noli

 

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