venerdì, Maggio 14

Il gas che spacca l’Unione field_506ffb1d3dbe2

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shale gas

Ieri, al primo consiglio, sotto presidenza greca, guidato dal Ministro greco per l’energia, l’ambiente e il cambiamento climatico, Yiannis Maniatis, si  è discusso delle risorse ambientali, con uno sguardo anche a quelle energetiche. Il gas di scisto ha sempre incuriosito un’Unione Europea sempre più a secco di risorse energetiche. Maniatis ha affermato che «ciò che è stato discusso in Consiglio e i documenti della Commissione rientrano nell’ambizioso progetto dell’UE di restare leader nella lotta al cambiamento climatico, continuando a diminuire la dipendenza energetica da fonti esterne». Con i problemi recenti che provengono da est e il costo di trasferimento del gas, quello di scisto, che secondo un recente studio del Parlamento Europeo, potrebbe contribuire alla scarsità energetica dell’UE, sembra la (discussa) soluzione. Nella stessa riunione, è stata presentata la Raccomandazione e una comunicazione da parte della Commissione europea sui principi minimi applicabili alla ricerca e la produzione di idrocarburi (come il gas di scisto).

Il principio è quello della fratturazione idraulica, principio che sembra abbia un elevato impatto ambientale. Questo gas naturale, continua ad essere studiato per le sue conseguenze sull’ecosistema e sugli evidenti cambiamenti climatici che il continente sta subendo. Il 22 gennaio la Commissione Europea ha adottato una raccomandazione che dovrebbe garantire la protezione dell’ecosistema circostante il luogo dove il gas di scisto viene estratto. Lo scopo della raccomandazione è quello di «aiutare tutti gli Stati membri che intendono utilizzare questo tipo di estrazione» a capire qual è la prassi per ridurre i rischi sulla salute indirizzo prassi e i rischi ambientali e migliorare la trasparenza per i cittadini. Essa stabilisce, inoltre, una parità di condizioni per l’industria e un quadro più chiaro per gli investitori.

Secondo gli studi della Commissione europea, il gas naturale convenzionale è intrappolato in serbatoi sotterranei . Lo shale gas è diverso, anch’esso è un gas naturale , ma è intrappolato all’interno di  rocce che devono essere rotte all’aperto ( ‘fracked ’) per rilasciare il gas. La pratica consiste nell’iniettare elevati volumi di acqua , sabbia e sostanze chimiche in un pozzo per rompere la roccia e facilitare l’estrazione del gas . L’esperienza finora in Europa si è concentrata essenzialmente sul basso volume della fratturazione idraulica in alcuni giacimenti di gas convenzionale , soprattutto in pozzi verticali , che costituiscono solo una piccola parte delle attività del petrolio e del gas che passa per l’UE. Sulla base dell’esperienza nordamericana dove la fratturazione idraulica ad alto volume è stato usato ampiamente, gli operatori stanno ora testando ulteriormente questa pratica nell’UE.

Ma questo tipo di estrazione, ha anche un impatto ambientale notevole, impatto che, insieme ai possibili rischi, deve essere gestiti in modo appropriato. Secondo gli studiosi, a parità di quantità di gas estratta nei pozzi convenzionali, l’area di fratturazione per il gas di scisto deve essere più ampia, e gli impatti cumulativi, sul suolo, sull’ambiente e non da ultimo sull’ecosistema devono essere valutati e possibilmente circoscritti ad aree molto piccole.

La maggior parte della legislazione ambientale dell’UE è cauta sulla pratica della fratturazione idraulica. La legislazione UE non copre ampiamente la tematica e i cittadini che vivono nelle aree interessate alla perforazione sono allarmati per le possibili conseguenze. La Commissione ha spiegato che nella raccomandazione, si tiene conto della preoccupazione dell’opinione pubblica dell’Unione su questa tematica.

La raccomandazione è accompagnata da una comunicazione che considera le opportunità e le sfide di usare il fracking  per l’estrazione di idrocarburi. Entrambi i documenti sono parte di una più ampia iniziativa della Commissione di istituire un quadro di politica climatica ed energetica integrata per il periodo fino al 2030. All’approvazione della raccomandazione, il Commissario per l’ambiente Janez Potočnik ha dichiarato: «il gas di scisto sta sollevando speranze in alcune parti d’Europa , ma, come detto in precedenza, è anche una fonte di preoccupazione pubblica. La Commissione invita gli Stati membri ad applicare la raccomandazione e a ridurre i rischi ambientali, dando allo stesso tempo, una sicurezza agli investitori del settore».

Sempre secondo il commissario, «la raccomandazione invita gli Stati membri , in particolare a: pianificare in anticipo gli sviluppi dell’investimento e valutare possibili effetti cumulativi prima di concedere licenze; valutare attentamente gli impatti e i rischi ambientali; verificare che l’integrità del bene sia all’altezza degli standard di best practice; controllare la qualità dell’acqua locale , l’aria , il suolo prima di iniziare le operazioni, al fine di monitorare eventuali cambiamenti e affrontare i rischi emergenti; controllare le emissioni di gas a effetto serra. Infine, informare il pubblico sulle sostanze chimiche utilizzate nei singoli pozzi e assicurarsi che gli operatori applichino le migliori pratiche durante tutto il progetto».

La Commissione continuerà a facilitare lo scambio di informazioni con gli Stati membri , l’industria e le organizzazioni della società civile sulla prestazione ambientale dei progetti di gas di scisto . L’applicazione della raccomandazione ha tempi molto stretti. Infatti: «Gli Stati membri dell’UE sono invitati ad applicare i principi entro sei mesi e, dal dicembre 2014, informano ogni anno la Commissione sulle misure che hanno messo in atto. La Commissione controllerà l’ applicazione della raccomandazione, con un quadro di valutazione a disposizione del pubblico che metterà a confronto la situazione nei diversi Stati membri. Essa esaminerà l’efficacia di questo approccio in 18 mesi».

Anche il Parlamento Europeo resta cauto. Le Commissioni ENVI (Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare) e ITRE  (Industria, Ricerca ed energia) tramite i rispettivi relatori, Boguslaw Sonik del PPE (Partito Popolare europeo) e Niki Tzavela del gruppo EFD (Europe of Freedom and Democracy) hanno studiato il funzionamento dell’estrazione per individuare gli eventuali rischi sull’ambiente.  L’estrazione di questo tipo di gas presuppone un quantitativo d’acqua sufficiente per penetrare all’interno delle formazioni rocciose. Sempre secondo la ricerca «Se il pozzo non è ben costruito, il rischio è quello di una contaminazione della falde acquifere. Il rischio è anche quello di fughe di gas, fenomeni sismici e la dispersione di prodotti chimici». La stessa commissione ITRE, in una risoluzione del novembre 2012, aveva già parlato di boom per questo tipo di energia e di una lenta decarbonizzazione del mercato energetico. Il boom che è avvenuto nel continente americano, con la scoperta dei giacimenti nella regione dell’Alberta, in Canada, è arrivato successivamente in Europa. Sempre secondo la risoluzione, i progressi tecnici per l’estrazione stanno avvenendo in Austria. I giacimenti in Europa, sono  per lo più individuati in Europa Orientale.

Lo scorso anno è partita la campagna anti-fracking per fermare la legislazione europea in materia.  All’estrazione di questo tipo di gas si oppongono i vari gruppi ambientalisti e i comitati locali in paesi come la Romania e la Bulgaria che si vedrebbero in balìa di poteri più forti,  come sta accadendo in Ucraina. La raccomandazione della Commissione cerca di bilanciare le due visioni e di restare all’interno dei suoi obiettivi per la riduzione dei gas effetto serra. Per le conseguenze ambientali è ancora presto fare un bilancio. Intanto il gas di scisto non resta immune dalla crisi ucraina: la Royal Dutch Shell PLC, a inizio 2013 a Davos, ha sottoscritto un accordo quinquennale di condivisione dei profitti con il governo ucraino, non solo sulla ricerca di petrolio, ma sulla perforazione delle rocce di scisto.

 

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