martedì, Settembre 21

Il 'garzone' dal grande capitale umano e sociale image

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immigrati

Il padre è arrivato, sulla nave che li ha portati in questo Paese nel 1869, dentro il grembo di sua nonna. È stato il garzone del piccolo negozio di famiglia costruito accanto ai binari della ferrovia. Il negozio è diventato la piccola osteria, poi lui ha messo di fare le consegne ed è diventato cameriere. Ha fatto tutti gli anni del liceo e dell’università lavorando nel negozio al dettaglio di suo padre e viaggiando ogni giorno, andata e ritorno, da Montevideo, la capitale. La Paz, dove ha vissuto, oggi è una grande città, ma allora era solo un villaggio. Si trova a 16 chilometri dalla “grande città” che ora si raggiunge in pochi minuti, ma in quei giorni c’era solo il treno e ci voleva un’ora di viaggio.

Questa è la storia di una famiglia italiana che si è inserita nella comunità locale in modo speciale, soprattutto Juan Carlos Pertusso Pasqualetti, il giovane medico che è venuto “senza nulla” in questa città nel 1931, ha lavorato qui e ha investito in molte imprese e ha lasciato in eredità un Sanatorio, l’orgoglio di tutti.

Suo nonno, Pietro Pertuso (con una sola ‘s’), è arrivato nel 1869 con la sua donna incinta, in cerca di un’altra vita. L’Italia era molto turbata, al tempo. Erano gli anni dell’Unità e molte migliaia di italiani viaggiavano e verso questo piccolo paese sudamericano per stabilirsi qui.

Pietro si era sposato nel comune di Toirano, in provincia di Savona, dove è nato.

 

UN VILLAGGIO MEDIEVALE IN UN PAESE CONVULSO

“A quel tempo, 1865-1869, Toirano era un borgo medievale” dice a L’Indro il dottor Paul Enrique Pertusso, figlio del protagonista di questa storia. “Ho visitato diverse volte il paesino del mio bisnonno e mi ricordo che da principio siamo rimasti sorpresi che l’ingresso al paese fosse bloccato. Non si poteva entrare in auto perché le strade erano molto strette, come era un tempo”.

“Erano agricoltori e si stabilirono a Canelones, il secondo dipartimento (provincia) del Paese, nella zona che più tardi divenne La Paz, ma in quel momento era solo un piccolo villaggio. Come tutti gli immigrati, sono arrivati ​​con niente, ‘con una mano dietro e un’altra avanti’, come si dice. Quattro mesi dopo nacque mio nonno, che era stato concepito in Italia. L’origine del nome è con una sola ‘s’, come è come scritto in italiano. Quando lo hanno iscritto all’anagrafe però lo hanno registrato con la doppia ‘s’”. “Mio nonno aveva una sorella più giovane che però morì giovane e la famiglia è rimasta ridotta a mio bisnonno e mio nonno.

 

GARZONE NEL PICCOLO NEGOZIO DI FAMIGLIA

“Nel 1898 è nato mio padre, ed era il quarto figlio, e crebbe in quella zona. A quel tempo mio nonno aveva messo su un piccolo negozio accanto alla fermata del treno, che era l’unico mezzo di trasporto in quel momento. Fin da piccolo mio padre ha iniziato a lavorare come fattorino nel negozio. Poi hanno messo su un qualche tipo di ristorante, che è stato l’inizio della sua vita di magazziniere e fattorino”.

“Quando ha finito la scuola elementare doveva andare a Montevideo per studiare al liceo. Andava ogni giorno col treno e tornava a La Paz per lavorare con mio nonno. Così si è diplomato e poi è andato a scuola di medicina, sempre facendo lo stesso percorso ogni giorno, avanti e indietro. Dal momento che le piccole imprese avevano cominciato ad allargarsi già che c’erano sempre più persone, hanno aperto un ristorante – gastronomia. Mio padre era il cameriere, e doveva correre a prendere il treno dopo aver servito il cibo e arrivare in tempo all’Università. Quando stava per finire gli studi è entrato come praticante di ospedale italiano dove gli è stato dato vitto e alloggio per permettergli di non perdere troppo tempo nel viaggio. Quando mancava un unico esame per la laurea, ha deciso di non darlo perché avrebbe perso l’alloggio, così ha fatto cinque anni di tirocinio. Era sempre in ospedale per aiutare tutti i medici e ha lavorato con i più rinomati del tempo, il che gli ha dato una buona preparazione di base”.

 

SERVONO GIOVANI MEDICI PER DIRIGERE IL SANATORIO

“Nel 1931 a Rocha si sono tenute le elezioni e il dottor Antonio Lladó è diventato deputato; era un medico molto importante che due anni prima aveva creato il primo sanatorio a Rocha, chiamato con il suo stesso nome. Era piccolo, aveva solo cinque camere e una sala operatoria molto precaria. Quando fu eletto deputato Lladó si dovette stabilire a Montevideo perché nel 1931 il viaggio tra Rocha e la capitale doveva essere fatto in treno e durava sei o otto ore”.

“Per non abbandonare i suoi pazienti, è andato nell’ospedale italiano a chiedere il consiglio di quei grandi dottori che erano i suoi amici. Era alla ricerca di un giovane medico che potesse stabilirsi a Rocha. Gli consigliarono mio padre che, prima di stabilirsi, aveva viaggiato per vedere questo paesino che conosceva solo di nome. Era entusiasta e sostenne l’esame finale per laurearsi. Arrivò a Rocha nel 1931, e il 1 luglio dormì a Rocha per la prima volta”.

“Sistemò una stanza per abitare nello stesso ospedale. Come era precaria la medicina allora, prima di arrivare studiò anche gli esami di laboratorio perché qui non se ne erano mai fatti. Voleva praticare la medicina con il livello a cui era abituato nell’ospedale italiano, che già in quegli anni aveva molti anni di esistenza, ed era noto a tutta la comunità italiana. Rocha pazienti sono stati trattati presso l’italiano e il lavoro che ha fatto per la Società Italiana di Rocha per molti anni. Nel 1932 portò anche la sua fidanzata, che era a Montevideo, e la sposò. Insieme a lei andò dai miei nonni. Nonno aveva già lasciato il suo lavoro in drogheria, perché gli altri figli l’avevano rilevato”.

Il giovane dottor Pertusso ebbe molto successo con le cure mediche, creò una buona scuola e collaborò con il suo amico medico, dottor Angelo Modesto Delgado. Il dottor Lladó vendette loro il sanatorio con le infrastrutture e le strutture migliori che si potessero immaginare. Qui iniziò la società Pertusso e Delgado e la casa di cura è diventata il Sanatorio Rochense, nome che mantiene ancora dopo più di 70 anni, anche se ha cambiato gestione.

 

UNO SPIRITO IMPULSIVO E INQUIETO

“Mio padre, allo stesso tempo, lavorava duramente come medico, facendo anche molte altre cose. Aveva uno spirito molto impulsivo e irrequieto. Ha costruito un campo da bocce, una società di costruzioni e una società forestale. La più grande di tutte è stata la fondazione della fabbrica di mattoni, un’altra delle sue donchisciottate. Ha ottenuto il sostegno di cinque amici e ha creato la fabbrica, che fu aperta nel 1948. Costruisce circa diecimila mattoni al giorno. La produzione non è solo destinata a Rocha, una parte importante va anche a Montevideo. È in contatto con un’altra azienda italiana, Lamaro, che acquista quasi tutta la produzione di Rocha. I primi edifici costruiti con questi mattoni rochensi erano accanto al Palazzo di Giustizia e vicino alla costa.

“La fabbrica aprì con sessanta operai, e in sei mesi erano raddoppiati. Molto contento, mio padre e i suoi soci comprarono 40 ettari per costruirvi gli alloggi per i lavoratori. A quel tempo guadagnavano sei dollari al giorno e vivevano molto bene. Il primo business del paese era il mattone. L’intera situazione faceva sì che i prezzi di Rocha non potessero competere con quelli della capitale e la fabbrica cominciò a declinare. Fino al 1960 è rimasta in equilibrio dal punto di vista economico, ma poi ha avuto bisogno di sostegno”.

“Stavamo già studiando medicina con mio fratello e nonostante fossi andato a Rocha senza nulla, il capitale l’ho qui e voglio lasciare qui un lavoro che duri e un sanatorio moderno. Ho avuto l’illusione di realizzare qualcosa come la Mayo Clinic negli Stati Uniti, fatta da un padre con due figli e poi diventata famosa a livello internazionale. Nel 1964, quando sono tornato a Rocha dopo la laurea, cercai di convincerlo a non farsi coinvolgere. Le cure a Rocha erano private e funzionavano benissimo, le condizioni economiche della città non erano brillanti ma si viveva bene e la gente riusciva a pagare tutto. Naturalmente c’era sempre la cura gratuita degli ospedali pubblici , ma la nostra clientela era buona”.

 

QUI HO COSTRUITO IL MIO CAPITALE E VOGLIO LASCIARE UN’OPERA CHE DURI

“In quel momento è iniziato il mutualismo e abbiamo visto che si sarebbe esteso per ovvie ragioni, come la socializzazione della medicina, fattore buono per la popolazione in generale, perché garantisce che tutti abbiano la stessa assistenza. Poiché non siamo riusciti a convincerlo, l’abbiamo spinto a lavorare duramente per fare ciò che voleva. La costruzione iniziò nel 1965 e sono voluti cinque anni fino a quando abbiamo aperto, il 1 Aprile 1970. Per mio padre, questo era l’apice del suo sogno e dura già da 44 anni da quando abbiamo aperto; ora lo stiamo ampliando, come era stato previsto all’apertura dell’ospedale”.

“Di tutte le sue opere resiste solo il sanatorio. Appena aperta, la fabbrica di mattoni ha chiuso. La manteneva anche se in perdita, perché voleva che il sanatorio fosse costruito con mattoni fatti a Rocha. Io e mio fratello, già in pensione dalla professione medica, vediamo le conseguenze di tutto ciò che mio padre ha lasciato, e sono certo che per gli italiani che ci leggono questa storia sarà un grande incoraggiamento. Mio padre era un visionario, apprezzava molto la costa oceanica di Rocha e comprò terre a Cabo Polonio, ora conosciuto in tutto il mondo per la sua bellezza. A quel tempo non erano terre produttive. Si trattava solo di una bella spiaggia di cui godere, senza immaginare che un giorno sarebbe diventato quello che oggi è: un Parco Nazionale visitato da turisti provenienti da tutto il mondo. Mamma continuava a brontolare perché chiedeva prestiti alla banca. Non ti preoccupare, io pagherò, sarà uno stimolo a lavorare, diceva lui, inoltre investire in terreni non sarà mai una perdita, li lascerò ai bambini. E quando abbiamo fatto l’ospedale, lui vendette quasi l’intero campo, 1500 ettari, conservandone solo alcuni”.

 

HA FATTO IL SANATORIO CON LE SUE FORZE

“L’ospedale è stato fatto con le sue sole forze. Ha ottenuto un prestito bancario dopo aver respinto un tentativo di corruzione del Banco Hipotecario. È qualcosa di molto importante che mostra ciò che è la società di Rocha. Non ha mai chiesto a nessuno, ma gli hanno offerto del denaro per costruire l’ospedale, offrendoglli di restituirlo quando avesse potuto. Furono molte persone a farlo, ad esempio un commerciante, un tale Cherubino Maside, ormai defunto. Questi sono i premi che si ricevono, senza cercarli, perché questo è il modo di essere della gente”.

La storia è molto più ampia: ha fondato il Rotary Club e il Lions, ma non li ha mai uniti. Ha detto che il suo lavoro era la medicina. Ha dedicato la sua vita alla Societa Italiana e a diverse istituzioni locali, e il suo lavoro è stato continuato dai loro figli. “Amava i cavalli, come suo padre. Mio nonno aveva cavalli da corsa che garevviavano a Montevideo il Sabato e la Domenica a Buenos Aires, dove li portava in barca e tornava in giornata, per continuare a lavorare. Ciò che dispiace è che dopo che mio padre è venuto a Rocha non ha mai più giocato. Ha deciso di dedicarsi alla medicina e quello dei cavalli era un vizio da mantenere, ma non era quello il suo destino”.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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