sabato, Aprile 10

Il G7 fa la voce grossa alla Russia su Ucraina

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BruxellesUn G7 anomalo quello di Bruxelles, senza Russia ma con il Presidente russo Vladimir Putin assente eppure presente comeconvitato di pietra‘.  Non c’è stato, infatti, nessun Capo di Stato o di Governo dei 7 Paesi più industrializzati del mondo che non abbia evocato il capo del Cremlino con avvertimenti a distanza soprattutto sulle questioni legate all’Ucraina e all’energia.

In serata, comunque, Putin è diventato un ‘convitato’ effettivo nella cena all’Eliseo con il Presidente francese François Hollande reduce da un’altra cena  precedente con il Presidente statunitense in un ristorante esclusivo al centro di Parigi.  Domani, venerdì, la grande giornata della commemorazione dei 70 anni dello sbarco in Normania, ci saranno tutti in fila i grandi del mondo, incluso in nuovo Presidente ucraino  Petro Poroshenko che, pare, sarà seduto accanto a Putin per una questione di … ordine alfabetico. Il ‘convitato di pietra’ quindi diventerà, quindi, reale anche se il contesto sarà differente.

La Russia era entrata nel consesso dei grandi del mondo a partire dal 1994 nella formazione G7+1 con il Presidente Boris Eltsin e ufficialmente nel 1998 nella formazione G8 ufficialmente. Questa volta  a Bruxelles l’incontro dei Paesi più industrializzati del mondo è ritornato alla formazione G7 di prima, dopo lo ‘sgarbo’ di Sochi quando nessuno dei G7 ha risposto all’invito di Putin di partecipare insieme a lui  alla fantasmagorica inaugurazione dei giochi olimpici invernali lo scorso febbraio.

Di Putin e dell’Ucraina hanno parlato a lungo sia il Presidente statunitense Barack Obama sia il Primo Ministro britannico David Cameron al termine dell’incontro iniziato nella serata del 4 giugno e terminato nel pomeriggio del 5. Essi hanno dettato le condizioni del loro sostegno, e di quello di tutto il G7, al popolo ucraino. «Noi sosteniamo i valori di questo Paese  e sosteniamo il popolo ucraino:  invitiamo coloro che destabilizzano il Paese a por fine alle loro azioni e invitiamo il presidente Putin a riconoscere il nuovo Presidente Poroshenko», ha detto Obama. E hanno confermato la decisione presa dal G7  «di imporre sanzioni alle persone ed entità che hanno sostenuto attivamente o commesso violazioni della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina e che stanno minacciando la pace, la sicurezza e la stabilità del Paese».  Nel documento finale dell’incontro si annuncia inoltre che il G7 sta «attuando una rigorosa politica di non riconoscimento in merito alla Crimea e a Sebastopoli, in linea con la risoluzione 68/262 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite».  I G7  si dicono anche pronti ad «intensificare sanzioni mirate e ad attuare misure restrittive supplementari significative per imporre ulteriori costi alla Russia» se necessario.
Su questo punto Obama è stato esplicito: «Putin ha la possibilità di rientrare sulla strada del diritto internazionale. Può negoziare con Poroshenko riconoscendo che l’Ucraina ha bisogno di avere buoni rapporti con la Russia».

Il G7, ha aggiunto il presidente statunitense, «è d’accordo che Putin dovrebbe riconoscere ora i diritti dell’Ucraina. Se procede su questa strada è possibile continuare a dialogare». Se non lo farà, ha ammonito, ci sarà il problema di un periodo di destabilizzazione. «Non possiamo permetterci ulteriori mesi di violenze», ha ammonito Obama. Tutto dipende da quello che la Russia deciderà di fare nei prossimo mesi. «Se avrò la possibilità di parlare con Putin», ha poi aggiunto Obama «gli dirò che la Russia ha certo un interesse legittimo negli eventi in Ucraina ma deve anche lasciare che la popolazione prenda le sue decisioni, evitando di destabilizzare la situazione con l’invio di forze». Se continuerà a farlo, ha ammonito, non avremo altra scelta che rispondere.

Sulla questione ucraina ha parlato anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ammettendo che rispetto all’incontro dell’Aja sono stati fatti dei passi avanti. «Quello che è significativo»,  ha detto Renzi nel corso del suo incontro con la  stampa internazionale «è che il G7 ha mantenuto una unità di fondo per affrontare insieme un argomento come quello dei rapporti tra Russia e Ucraina».

Il Presidente Obama ha poi elencato le sfide planetarie del momento: dalla Siria alla Libia, dall’Iran alla Nigeria evocando il caso delle violenze dei Boko Haram compreso il rapimento delle 200 ragazzine ancora prigioniere e trasformate in piccole musulmane.  E’ ritornato ancora sulla Russia sottolineando che la sua economia è in un momento difficile e ricordando che la questione della sicurezza energetica è una delle grandi priorità per l’Ucraina.  E non solo: è  tutta l’Europa, specialmente quella orientale, a doversi occupare e preoccupare della sicurezza energetica, a investire in energie pulite. «Ogni Paese dovrà fare la sua parte»,  ha ammonito Obama, includendo anche la Cina in questo sforzo per ridar  respiro ad un pianeta in difficoltà.  Nella dichiarazione finale dell’incontro del G7 viene riaffermata con forza la volontà di «adottare entro il 2015 un accordo globale, un nuovo protocollo, un altro strumento legale … che sia ambizioso, comprensivo e che rifletta la situazione di un mondo in via di cambiamento».  Se ne parlerà al COP 21 che si terrà a Parigi nel primo trimestre del 2015.

La conferenza stampa congiunta di Obama e di Cameron è stata un’occasione per rafforzare la ‘special relationship’, la relazione speciale che lega Gran Bretagna e gli Usa. Lo ha ricordato Cameron evocando la seconda guerra mondiale e le commemorazioni dello sbarco di Normadia  quando «i nostri due Paesi sono rimasti come due rocce a difendere la libertà» in Europa. Ed ha aggiunto anche una notazione personale ricordando suo nonno ferito in guerra.  L’occasione dell’incontro ha anche permesso a Obama e Cameron di entrare nei dettagli dell’accordo commerciale Usa-Ue in via di definizione. «Un accordo», ha detto Cameron, «che porterà crescita e lavoro: sono sicuro del suo successo».

Trattandosi di G7, nell’incontro di ieri e oggi non si è parlato molto di Europa a 28 anche se Obama ha fatto notare che in questi anni di permanenza alla Casa Bianca ha finalmente cominciato a capire qualcosa dell’Uea few things about the Eu»). Prima,  ha ammesso sincero, «qualche volta mi confondevo tra Consiglio europeo e Commissione europea», ma ad ogni modo «cerco di assicurarmi che ciascuno (dei 28 Paesi dell’Ue) abbia la sua giusta quota di attenzione», dato che  alcuni chiedono più scambi commerciali, altri più difesa. La gente, ha concluso «non si rende pienamente conto dell’elevato livello di armonizzazione che abbiano raggiunto in un mondo che si fa sempre piu’ ristretto».

Anche Matteo Renzi ha sottolineato l’importanza di armonia tra tutti, sia nelle scelte dei candidati per le nuove cariche europee sia nelle scelte degli obiettivi da raggiungere. L’Europa, ha detto Renzi, «non è il luogo dei diktat né dei veti». E invita a cercare «intese flessibili» per poter dare una risposta «ai cittadini che ci hanno votato non ai partiti politici».  L’Italia, ha anche detto, «vuole essere protagonista sulle idee non sulla carta d’identitá. Il risultato elettorale, che ha sorpreso i miei interlocutori, diventa ora una responsabilità per cercare di fare dell’Europa un luogo di progetti coraggiosi non solo di rispetto delle regole».

Il compito che l’attende non si presenta facile. E l’osservazione del Presidente francese François Hollande circa l’aumento della quantita’ di capelli bianchi  del trentanovenne Renzi dall’ultima volta che si erano visti gli ha fatto esclamare: «Sono molto preoccupato: se appena arrivato sono stato preso in giro per i miei capelli bianchi, vuol dire che il lavoro qui è proprio duro!».

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