martedì, Maggio 18

Il G-20 e le riforme necessarie

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Bangkok – La crisi finanziaria globale che portò al primo Summit  G-20 http://it.wikipedia.org/wiki/G20_(paesi_industrializzati) nel 2008 è in gran parte un elemento del passato ma il raggruppamento delle più grandi economie del Mondo deve ancora mantenere il proprio focus sul suo mandato principale della crescita globale ricondotta nel suo solco originario, come ha detto il Primo Ministro di Singapore Lee Hsien Loong http://en.wikipedia.org/wiki/Lee_Hsien_Loong, nella giornata di ieri.

In chiusura della due giorni del Summit G-20, il Primo Ministro è ritornato sul ricordare ai leader mondiali che «noi non abbiamo ancora risolto le tematiche di carattere strutturale» che hanno condotto alla crisi globale nella sua prima fase. «Il panico sembra essere passato ma dati i tempi i problemi possono altrettanto certamente tornare sebbene in modi che ci possano sembrare sempre nuovi e differenti», ha sottolineato il Primo Ministro di Singapore chiedendo di fare tutti attenzione su questi punti di vista durante il pranzo di lavoro alla fine degli incontri di Brisbane, durante i quali grandi temi come il cambiamento climatico e l’insorgenza ultima dell’Ebola oggi sconfinata nella vicina Australia hanno contribuito all’appesantimento dell’agenda dei lavori.

Ogni Nazione deve, quindi, procedere ad attuare riforme strutturali e lavorare insieme per migliorare le libertà commerciali, le istituzioni multilaterali e gli investimenti nelle infrastrutture, ha rimarcato il Primo Ministro di Singapore, Lee Hsien Loong. «Dobbiamo confrontarci con i nostri propri specifici problemi interni per costruire un processo di riforme che siano di supporto sia per il commercio sia per le istituzioni finanziarie. Senza riforme nazionali, nessuna sommatoria di cooperazione globale o consenso potrà mai raggiungere il successo nel rafforzare la crescita».

I leader del G-20 nella giornata di ieri hanno sottoscritto circa 800 differenti misure per accrescere le economie combinate nel loro bilancio finale con un 2.1 per cento extra, circa 2 trilioni di Dollari USA entro il 2018. Inoltre, si son detti tutti d’accordo per creare un Hub Infrastrutturale Globale a Sidney, come parte di una iniziativa volta a equilibrare ed incontrare meglio i progetti infrastrutturali con gli investitori privati e riprendere il movimento generale in direzione della crescita riprendendo i discorsi rimasti in stallo dai colloqui sul libero commercio di Doha.

Oltre alla promozione del progresso nel commercio e nelle infrastrutture, lo sviluppo deve incentrarsi sul riformare il Fondo Monetario Internazionale IMF http://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_monetario_internazionale per dare alle economie emergenti più sostegno nel loro sviluppo, secondo la visione del Primo Ministro di Singapore, il quale però, ha dato corpo al pensiero di molti in quest’occasione. S’è poi unito anch’egli ai leader del G-20 nel sottoporre con urgenza agli Stati Uniti di ratificare le riforme del Fondo Monetario Internazionale. Focalizzarsi su queste tematiche lascerà ai leader globali “un po’ di energia e tempo per discutere di altre materie”, ha aggiunto il Primo Ministro di Singapore.

In un’intervista successiva al pranzo di lavoro –che è poi diventata un momento di riflessione vera e propria sulle tematiche attinenti i colloqui del G-20- il Primo Ministro Lee ha detto ai giornalisti che mentre il G-20 dovrebbe parlare anche di materie “urgenti” come la diffusione dell’Ebola, dovrebbe anche «incentrarsi sulla sua missione principale».

Al momento, non può diventare una specie di “Consiglio di Super Sicurezza” a disposizione delle Nazioni Unite, ha aggiunto il Primo Ministro Lee.

Il summit, comunque, è stato oscurato dalle tensioni tra l’Occidente e la Russia sulle questioni dell’Ucraina e per l’abbattimento dell’aereo MH17, che -tra altri- trasportava anche 38 australiani. Per il Primo Ministro Lee, la permanente importanza dei vertici G-20 è denotata anche dal suo aspetto di forum per il dialogo e per il coordinamento dei temi economici globali, fin dalla fondazione del Gruppo «nel suo voler ricercare il giusto equilibrio in termini di concentrazione e inclusività». Ha poi aggiunto che il Summit di Brisbane –il nono Summit G-20 dal 2008- era anche una rilevante occasione per le piccole Nazioni come Singapore di dare corpo a quel che hanno da dire.

Singapore non fa parte del G-20, che comprende le maggiori economie del Mondo in rappresentanza del 90 per cento del prodotto lordo globale. La Repubblica asiatica, però, è stata invitata a Brisbane dal Primo Ministro australiano, Tony Abbot http://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Abbott, in verifica del suo ruolo come centro finanziario internazionale e presidente del Gruppo di Governance Globale (3-G) http://en.wikipedia.org/wiki/G-20_major_economies, ha affermato il Primo Ministro Lee.

La 3-G è una coalizione informale di membri delle Nazioni Unite di dimensioni piccole o medio-piccole. E questa è la quarta volta per Singapore nell’esser presente al Vertice del G-20.

Il Sud Est Asia è emerso come uno dei mercati mondiali tra i più dinamici ma ha ancora bisogno di intensificare la propria attenzione sulla produttività per sostenere il suo momento storico, secondo quello che riporta il più recente report del McKinsey Global Institute intitolato: “Tre Modelli per la Prosperità”.

Un esempio ed una cartina al tornasole circa queste circostanze specifiche è data proprio dalla Associazione delle Nazioni del Sud Est Asia. L’ASEAN http://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_delle_Nazioni_del_Sud-est_asiatico ha vissuto una rimarchevole stabilità economica e progresso negli ultimi anni. Con un combinato derivante da Prodotto Interno Lordo maggiore di 2.4 trilioni di Dollari USA, la sua economia è già più grande del 25 per cento rispetto a quella dell’India del 2013.

Ma la gran parte della sua crescita recente è stata generata da una espansione della forza lavoro e dal progressivo passaggio dei lavoratori dall’Agricoltura verso il settore manifatturiero. L’impatto del dividendo d’espansione demografica nella forza lavoro, sebbene ancora con andamento positivo in molte Nazioni ASEAN, comincerà a diminuire. Ciò crea nuove urgenze nel confrontarsi con i livelli più bassi di produttività nella regione. Per sostenere la crescita economica, molti Stati Membri debbono più che raddoppiare i propri tassi storici di miglioramento della produttività. Oltre questo imperativo produttivo, il Sud Est Asia sfida priorità urgenti nella cura delle infrastrutture, nel settore abitativo, nel comparto educativo. I gap esistenti e le relative incertezze e passi falsi potrebbero restringere il potenziale della regione fino a quando le Nazioni del Sud Est Asia identificheranno il miglior settaggio per catalizzare e sostenere il processo di crescita nei decenni che verranno.

 

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