lunedì, Giugno 21

Il futuro di Milano tra offerte di ‘vicesindacature’, ‘album Panini’ e legittimazione civica Il preambolo del confronto elettorale sembra diventare una sorta di teatro dell’assurdo, in cui ciascuno è abilitato, alla recita soggetto, senza cogliere la dimensione dei bisogni nuovi e diversi di una comunità il cui futuro non può che continuare ad essere una capitale globale

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Mese dopo mese ci si avvicina alla ineludibile scadenza del rinnovo della ‘governance’ di Milano.

La cronaca milanese, tra ‘cerchio bottismo’ e partigianeria, è sempre più incline a narrazioni tra il provinciale e il gossiparo. Gli imbarazzanti ritardi di un centro destro deprivato da una visione di futuro, dopo aver invano sondato i riservisti,induce i cronisti, parafrasando Dumas padre, alla sfibrante ricerca del contendente da mettere sul ring, per sfidare il peso massimo Beppe Sala.

Il già sindaco Gabriele Albertini, con garbo e arguzia ha recitato la parte dell’illusionista, e tra una margherita e l’altra da sfogliare ha prima offerto a Sala il ‘prestigioso posto’ di vicesindaco, in seguito, a mo di Spencer Stuart per il centro destra ha proposto di candidare il dottor Fabio Nobili, qualificandolo come espressione del civismo milanese, omettendo che si tratterebbe di un politico di rientro, dopo un periodo sabbatico. Forse sarebbe ora di configurare con minore ambiguità il significato di civico in politica.

Il preambolo del confronto elettorale sembra così diventare una sorta di teatro dell’assurdo, in cui ciascuno è abilitato, senza mostrare alcun ritegno, alla recita soggetto, senza cogliere la dimensione dei bisogni nuovi e diversi di una comunità il cui futuro non può che continuare ad essere una capitale globale.

Il confronto dovrebbe essere sulle politiche e non sui politici, auspica il titolare dell’urbanistica Pierfrancesco Maran, fuori campi l’unico che pare cogliere l’invito è per ora, Gabriele Albertini che, in un intervista su ‘La Stampa‘ la butta in benchmark tra i volumi di miliardi di Euro da lui messi a suo tempo in movimento e quanti se ne metteranno a seguito del PNRR. Un assordante silenzio, invece, sugli impegni europei in termini di ambiente e qualità del vivere, sulle nuove e vecchie esclusioni prodromo di ulteriori disuguaglianze, sui lavori che decadono e la precarietà che assimila millennial e generazione X nella complessità delle transizioni tecnologiche dopo Covid.

La pandemia ha ancora una volta interrotto bruscamente l’incedere di Milano, transitata negli anni da Capitale industriale, a Capitale Morale e infine a Capitale Globale , ‘the place to be’. Un percorso in cui si sono superate insidie, frapposizioni di quanti sia a destra che a sinistra hanno cercato di frapporre.

La comunità milanese, ventennio fascista a parte, ha avuto il pregio di sapersi autogovernare, merito soprattutto del riformismo socialista, promotore di quelrito ambrosiano’, equilibrato, sistema di interrelazioni e di contributi che ha fatto rete tra le diverse anime della comunità, amministrative, imprenditoriali, confessionali, sociali , che hanno fatto grande Milano, e continuano a farlo

I sindaci hanno esercitato la funzione di equilibrio, declinando quel rito ambrosiano, atipico e inviso nel sistema nazionale, politicamente romano centrico. Più Milano ha saputo politicamente sottrarsi alle influenze e alle infiltrazioni romane, migliori sono stati i risultati perseguiti, così come la marginalizzazione delle tentazioni radicali.

Oggi il centro destra a Milano non è in grado di esprimere alcun protagonista della comunità, si assoggetta al romano centrismo sottoponendo Milano alla declinazione paritetica con altre città, e nell’album Panini dei candidati appiccica le figurine di personaggi cui la comunità nulla deve se non, forse, la contribuzione della TARI e di addizionale Irpef.

Al di là delle polemiche sulle ciclabili vi è il vuoto assoluto, la Milano del futuro ha un incipit lungo di polemiche provinciali e strumentali e nessuna idea per le ansie dei milanesi, aggravate da un’ insulsa e lottizzante governance regionale, una città in ansia per il futuro di molti suoi abitanti, per il rischio di nuove emarginazioni che si sommano a vecchie disuguaglianze, e che per potersi conservare come capitale globale deve saper far evolvere ilthe place to beaplace to live‘, con quello che ne consegue in termini di qualità del vivere: lavorare, abitare e socializzare.

Augurarsi che sia possibile dialogare è sempre un auspicio, le premesse non paiono poter essere incoraggianti, ma il perseguimento non può e non deve minare principi e valori che con coerenza si stanno portando avanti. .

La qualità di un’amministrazione si misurano dai risultati perseguiti cui contrapporre le inefficienze non eliminate, per poter esprimere un corretto giudizio, la comunità deve essere messa in grado di valutare e giudicare: il pragmatismo dei fatti contrapposto a chi aspira solamente ad avere una casella nell’album Panini della politica milanese.

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Sull'autore

Beppe Merlo, classificato da Douglas Coupland, come appartenente alla X generation, per alcuni silente per altri irriducibile finché le forze lo sorreggono. Studi milanesi e borghesissimi, laurea alla Bocconi, parralelizza si da subito professione e intetesse politico. Professionalmente ha avuto la fortuna di poter operare come manager in settori evolutivi, prodromi dell'innovazione tecnologica, l'informatica gestita dai giovani di Camillo Olivetti, per un quarto di secolo, per dedicarsi per oltre tre lustri alla promozione delle tecnologie del telerilevamento aereo, prima della consacrazione di quello satellitare. La parallela esperienza politica si è svolta tutta Milano nell'area riformista, liberal socialista a fianco dei sindaci che hanno caratterizzato il successo della sua città che ama profondamente. Per non rassegnarsi al silenzio di una generazione che ha contribuito a costruire il Paese, si diletta a contrastare la rassegnazione della classe dirigente nei confronti di un risorgente analfabetismo sociale e civile di una classe dirigente sempre più spettatrice del duplice degrado; informativo e politico.

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