lunedì, Aprile 19

Il futuro dello spazio europeo visto dall’ESA “Le sfide che affrontiamo nei nostri programmi spaziali favoriscono lo sviluppo di una industria europea forte. Questo a sua volta, ovviamente, favorisce l'autonomia europea”. Intervista a Policy and Programmes Coordinator di ESA

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Con il via libera della commissione Industria, Ricerca e Energia del Parlamento europeo sono stati liberati 14,8 miliardi a favore dello spazio per il periodo 2021-2027, con l’intenzione –secondo le fonti ufficiali- di rafforzare la posizione dell’Unione Europea nel settore spaziale e consentire al Vecchio Continente di confermarne il vantaggio.

L’altro pilastro dello spazio europeo è l’ESA, che con un budget superiore ai cinque miliardi di euro all’anno, opera sulla base di criteri di ripartizione geografica, ovvero investe in ciascuno Stato membro, mediante i contratti industriali per i programmi spaziali, un importo proporzionale al contributo di quel Paese.

In un sistema che non può permettersi sprechi e duplicazioni, ma che anzi deve razionalizzare ogni centesimo spillato ai contribuenti, abbiamo chiesto a Chiara Manfletti, Policy and Programmes Coordinator di ESA, -responsabile di un dipartimento che risponde direttamente al Direttore Generale- come si pensa di armonizzare spese ed investimenti di un comparto così strategico e prezioso.

 

Ing. Manfletti. Le tecnologie, i dati e i servizi spaziali sono diventati indispensabili nella quotidianità dei cittadini europei e sono fondamentali per molteplici interessi strategici. Lei pensa che in Europa si stia facendo abbastanza? 

Come in molte nuove tematiche, c’è sempre spazio per fare di più e noi possiamo e dobbiamo fare di più, per i nostri cittadini, per le economie nazionali e per quella europea. Ma anche per il nostro pianeta. Oggi i dati spaziali sono davvero indispensabili per la vita quotidiana. Ad esempio, il GNSS viene utilizzato per le transazioni bancarie, EGNOS aiuta a definire i corridoi sempre più stretti per gli aerei per ridurre il rumore sulle aree abitate e le immagini satellitari vengono utilizzate per aiutare gli sforzi di ricerca e soccorso nei momenti di calamità o di incidenti. In futuro vedremo sempre più l’uso di dati spaziali per la previsione di catastrofi naturali, per la prevenzione di incendi boschivi, per osservare la salute delle infrastrutture, come dighe, ponti e cave, per ottimizzare la pianificazione urbana o per recuperare la biodiversità che è stata decimata negli ultimi decenni e che è in continuo declino, cosa che mette a rischio il delicato equilibrio del nostro pianeta Terra. Allo stesso modo, grazie alle tecnologie che sviluppiamo, aiuteremo ad aumentare la resilienza della nostra società, sviluppando ad esempio piante resistenti a lunghi periodi di siccità. Esempi e ulteriori possibilità sono infiniti. Stiamo lavorando su questi elementi ma per ottenere risultati a breve e per assicurare una leadership europea dobbiamo fare di più. Servono investimenti in ulteriori infrastrutture spaziali. Ad esempio, una rete di comunicazioni sicure, che integri l’infrastruttura spaziale con quelle terrestri, in combinazione con la capacità di osservazione della terra a risoluzione spaziale e temporale più elevata. Con questi modelli si possono assicurare attività marittime sicure e combattere la pirateria marittima e allo stesso tempo si potranno ottimizzare i percorsi di viaggio per minimizzare l’impatto sull’ambiente. E soprattutto, dobbiamo promuovere l’uso dei dati spaziali degli enti pubblici. Questo richiede un impegno sicuramente da parte del settore spaziale, ma soprattutto della Commissione Europea e dei governi nazionali.

Ing. Manfletti, lei pensa che i programmi spaziali concepiti in Europa possano favorire un’industria spaziale forte e innovativa, in grado di mantenere un’autonomia affidabile? 

Assolutamente sì, le sfide che affrontiamo nei nostri programmi spaziali favoriscono lo sviluppo di una industria europea forte. Questo a sua volta, ovviamente, favorisce l’autonomia europea. Tuttavia, la necessità e il desiderio di sovranità europea e dunque un’autonomia affidabile, richiedono anche azioni dedicate. Gli elementi da considerare sono il livello di resilienza richiesto e il livello di autonomia da raggiungere, cioè più della indipendenza derivante dall’avere accesso a un insieme di offerte sufficientemente diversificato. L’equilibrio da raggiungere è tra i due estremi, uno in cui i governi che sono clienti unici e l’altro in cui il successo commerciale dell’industria è basato su mercati puramente privati al di fuori dell’Europa, che non rappresentano una base sicura per le nazioni in tempi di difficoltà geopolitiche. Alcune linee di azione sono lo sviluppo di mercati interni di notevoli dimensioni. Questi mercati commerciali vedranno sia clienti istituzionali (Unione Europea, governi degli Stati membri e le loro enti pubbliche), sia privati. Promuovere la domanda di servizi e dati spaziali è un passo verso la creazione di questi mercati. Inoltre bisogna favorire l’accesso a clienti e mercati non europei per posizionare le nostre industrie nel mercato globale. La competizione aperta e libera all’interno dei confini europei è un altro aspetto fondamentale.

In questa visione che ruolo possono svolgere le piccole e medie imprese e le start up? 

Le piccole e medie imprese e le start up sono vitali e non solo perché forniscono i grandi integratori di sistemi. Rappresentano una parte fondamentale dell’ecosistema industriale che ha portato alla diversificazione delle piattaforme satellitari e lavorano alla trasformazione dei dati spaziali, in combinazione con dati da altre fonti, in informazione ed intelligence per altri settori. Sono una fonte di idee e innovazione. Ed ogni tanto le vediamo mettere in discussione lo status quo permettendoci di avanzare rapidamente su tematiche di grande importanza. Uno dei progetti innovativi più recenti dell’Agenzia Spaziale Europea riguarda i detriti spaziali. L’azienda che ha presentato la proposta vincente è una startup svizzera, ma ce ne sono altre italiane che si occupano di questo tema molto importante.

È pensabile sostenere gli investimenti grazie a un sistema di governance unificato e semplificato, in Europa in modo che tutte le attività spaziali siano attuate entro i tempi e con la dotazione di bilancio previsti?

Un sistema di governance unificato e semplificato che garantisca un’articolazione dei fondi disponibili è un obiettivo auspicabile. Importante è tuttavia che i principi di ritorno geografico e di approccio comunitario possano continuare a coesistere. Tuttavia, per quanto riguarda la dotazione di bilancio, le nostreambizioni devono aumentare. Negli USA la spesa media è di oltre 60euro/cittadino all’anno. In Europa siamo a circa 20 euro/cittadinoall’anno, ovvero circa dieci miliardi di euro all’anno. Inoltre, oltre ad aumentare gli investimenti diretti nel settore spaziale, dobbiamo cercare di raggiungere almeno una quota del 2% di tutti i fondi europeiassegnati ad altri settori sviluppando servizi ed applicazioni per questi settori.

Sta affiorando sempre più il problema dai detriti spaziali. Lei ne ha parlato prima. L’Europa spenderà una somma importante per lo sviluppo di nuovi componenti di sicurezza, in modo da evitare collisioni nello spazio e monitorare il rientro degli oggetti spaziali nell’atmosfera terrestre, gestire i rischi spaziali connessi alle attività del sole, di asteroidi o comete che rappresentano un pericolo per le infrastrutture fondamentali. Come si rapporta l’ESA in questa pianificazione? 

Durante l’ultima riunione del Consiglio a livello ministeriale dell’ESA, Space19+, gli Stati membri dell’Agenzia hanno approvato nuove attività di “safety and security” stanziando quei 442 milioni di euro per i prossimi anni al nuovo programma Space Safety. Il programma è stato creato appunto per affrontare i detriti spaziali, gestire i rischi spaziali connessi alle attività del sole, di asteroidi o comete. Per quanto riguarda i detriti spaziali, abbiamo iniziato una serie di attività molto importanti. Queste includono lo sviluppo di capacità per la stima del rischio di collisione e prevenzione automatica grazie anche all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, nonché l’acquisizione del primo servizio (un approccio innovativo di per sè) di rimozione dei detriti in assoluto, ADRIOS. Siamo convinti che in futuro questi servizi saranno la norma, così come servizi di meteorologia spaziale.

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