sabato, Aprile 17

Il futuro della televisione educativa

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La televisione oggi sta subendo una profonda trasformazione, dovuta principalmente all’avvento di Internet. Anche se in Italia la televisione generalista ha ancora una sua grandissima forza, anche da noi stanno prendendo sempre più piede nuovi servizi che permettono di fruire dei programmi televisivi quando lo si desidera, liberandoci dalla schiavitù del palinsesto, e con offerte destinate anche a pubblici ristretti e specifici.

In questo contesto, qual è il destino della televisione intesa come servizio pubblico e contributo alla formazione e all’educazione? Una risposta viene dall’intervento di Gino Roncaglia durante il simposio tenutosi di recente a Lugano in occasione del premio Möbius 2015 dedicato all’innovazione in campo multimediale.
Roncaglia, che è saggista, esperto di televisione e collaboratore di ‘RAI Cultura‘, ha descritto come anche nella nostra televisione di Stato si stia cercando di superare il concetto per cui il rapporto tra TV e Internet si riduce nello ‘spacchettamento’ di un programma televisivo in filmati brevi di fruizione immediata sperando che circolino nei social network e diventino virali. Ha citato per esempio ‘Italia: Viaggio nella Bellezza’, programma di ‘Rai Storia’ dedicato alle città d’arte italiane, in occasione del quale è stata avviata una politica di geolocalizzazione dei contenuti RAI, per cui dall’app di ‘RAI Scuola‘ è possibile scegliere un luogo e accedere a una serie di filmati che lo riguardano. E ha descritto come i contenuti culturali RAI ora vengano concepiti non come entità isolate, ma come elementi all’interno di un contesto crossmediale. Agli insegnanti che vogliono farne uso vengono forniti strumenti sofisticati come il costruttore di lezioni, che consente di assemblare sul sito di ‘RAI Scuola‘ vere e proprie video lezioni assemblando contenuti RAI e anche provenienti da altre parti della Rete.

 

Roncaglia, quali sono le tendenze più interessanti nella TV di oggi, italiana e non?

Direi che l’aspetto sicuramente più interessante in questo momento è il superamento progressivo del modello di broadcasting di palinsesto, cioè dell’idea di un palinsesto prefissato, e il passaggio di molti programmi televisivi alla modalità ‘on-demand’. Naturalmente il palinsesto rimane fondamentale in tutte le situazioni live, come lo sport o i notiziari, ma per il resto, film, serie televisive, documentari e tutto l’ambito della cultura e della formazione in TV, la modalità di trasmissione in palinsesto tende a perdere rilievo, mentre aumenta progressivamente l’importanza dell’on-demand. Questa è la singola tendenza più importante. C’è poi il collegamento sempre più forte tra programmazione televisiva e Rete. In una prima fase questo si esplicava essenzialmente nel sito web o nell’account Twitter o Facebook del programma televisivo. Tuttavia, progressivamente, da questo collegamento occasionale e subordinato si arriva a una situazione in cui invece è il programma a essere parte di un progetto complessivo che prevede anche forme di comunicazione online, che non sono soltanto al suo servizio ma rientrano in un progetto crossmediale.

Come vengono fruite queste nuove modalità? Si è parlato molto di smart TV, ma direi che è molto più in uso il cosiddetto ‘secondo schermo’, cioè l’abitudine di usare un tablet o smartphone di fronte al televisore…

In parte è vero, ma credo ci sia anche un fattore da considerare: le piattaforme smart TV sono ancora molto giovani e differenziate, per cui è ancora difficile capire se la tendenza a usare il secondo schermo di fronte a un televisore tradizionale sia la strategia vincente sul medio-lungo periodo, o sia soltanto il risultato della perplessità dell’utente davanti alla pluralità delle piattaforme. Basta pensare che i più noti produttori di televisori non solo usano piattaforme diverse tra loro, ma da un anno all’altro utilizzano piattaforme diverse. È ancora un po’ prematuro capire quale sia l’impatto della smart TV sugli utenti. È probabile che in futuro, grazie anche alla diffusione di servizi come Netflix che impongono un uso uniforme anche su piattaforme diverse, si arriverà a una standardizzazione. Credo, perciò, che la smart TV abbia davanti notevoli prospettive. Non è detto che sarà la TV che conosciamo oggi, anzi, probabilmente cambierà parecchio. E non è detto che il second screen scomparirà: è più legato ai contenuti che alla modalità di fruizione. Di solito si usa per controllare rapidamente la trama del film, che giudizi ha ricevuto, se è effettivamente quello che si voleva vedere: questo tipo di uso è indipendente dal fatto che il film venga guardato in modo tradizionale o usando servizi di smart TV. Quello che invece mi pare funzionare poco è l’uso diretto della smart TV come strumento social, agganciare alla smart TV i commenti via Twitter o Facebook: si può fare la stessa cosa dallo smartphone senza le complicazioni del televisore.

Che problemi pone questa fruizione non lineare della TV al produttore dei contenuti, che ovviamente vuole mantenere l’attenzione del pubblico su ciò che produce?

Ci sono due ordini di problemi. Uno è quello tradizionale, che c’era anche col broadcasting da quando esiste il telecomando, e cioè che deve bastare una piccola porzione del contenuto a catturare l’utente, il che fa tendenzialmente scomparire quei prodotti che costruiscono la tensione per lenta accumulazione. Un cambiamento che è largamente già avviato. L’altro è quello di moltiplicare i meccanismi di aggancio relativi alla serializzazione. Siccome appare chiaro che, almeno in questo momento, ciò che funziona per attirare gli spettatori sono i meccanismi di serializzazione forte, cioè il far entrare lo spettatore in un mondo come quello di ‘House of Cards’ o di ‘Game of Thrones’, ma anche di certi reality, vanno moltiplicati i punti di ingresso all’universo narrativo seriale. Quindi non è detto che io debba conoscere la serie attraverso la visione di una puntata televisiva tradizionale: ad attirarmi potrebbe invece essere stato un passaggio virale nei social network, per esempio, o altri punti di ingresso basati su codici comunicativi e media diversi.

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