sabato, Luglio 24

Il futuro della Georgia field_506ffb1d3dbe2

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Irakli Garibashvili

 

Almaty – Dopo il summit di Vilnius del novembre scorso, la personalità diplomatica della Georgia sembra essere maturata, soprattutto nei confronti delle regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud e del vicino più scomodo, la Russia. Alle «provocazioni», come le chiamano i georgiani, Tbilisi riponde con toni concilianti e unapertura senza precedenti. Il Primo Ministro di Tbilisi, Irakli Garibashvili, ha persino rinominato il Ministero della Reintegrazione, con la dicitura meno forte di Ministero della Riconciliazione e dell’Uguaglianza Civica. Infatti, Tbilisi ha anche proposto un regime di passaporti e visti più favorevole agli abitanti delle regioni separatiste, che potranno ottenere un passaporto georgiano (senza simboli) anche qualora avessero già il passaporto russo.

La risposta di Boris Chochiev del Governo dell’Ossezia del Sud non si è fatta attendere: «A noi non importa chi sieda nel Governo georgiano, chi sia eletto Presidente e chi loro chiamino Ministro. La Georgia vuole sottrarre territorio all’Ossezia del Sud e ai suoi abitanti. Qualsiasi proposta venga da Tbilisi, sarà per noi inaccettabile. Se vogliono ‘normalizzare’ le relazioni con noi, dovranno prima di tutto riconoscere l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e riprendere le relazioni diplomatiche. Cambiare il nome di un ministero non basta». Sulla stessa lunghezza d’onda le repliche abkhaze. Le scaramucce diplomatiche continuano.

Nel frattempo, i media georgiani hanno fatto trapelare che ci sarebbe stato un accordo bilaterale tra Tskhinvali, capitale dell’Ossezia del Sud, e Lanusei, piccolo capoluogo di provincia sardo. Sul presunto documento, che sarebbe stato firmato in Sardegna il 13 gennaio scorso, l’Ambasciatore italiano in Georgia è stato chiamato a rispondere al Governo di Tbilisi. Finché si tratta di tenere aperti i canali di negoziazione va bene, ma la Georgia ha fatto capire che non tollererebbe il riconoscimento delle regioni separatiste come entità indipendenti. La Farnesina non ha commentato sull’accaduto, mantenendo una distanza di sicurezza da ciò che sarebbe successo.

Il fatto che una cittadina italiana di cinque mila abitanti come Lanusei abbia poteri diplomatici così forti da creare gemellaggi e intese con territori non riconosciuti dalla comunità internazionale è perlomeno curioso. Lanusei è il più piccolo capoluogo di provincia italiano e, insieme a Tortolì, governa sull’Ogliastra, la provincia meno popolosa d’Italia, istituita nel 2001 dalla separazione di 23 comuni dalla provincia di Nuoro. Pur con la sua storia centenaria, Lanusei non è in condizione di agire al di fuori dell’ortodossia diplomatica di Roma. I media georgiani hanno infatti subito sottolineato come dal ministero degli esteri italiano non sia arrivata alcuna comunicazione ufficiale, smentendo di fatto la proposta, letteralmente impertinente, del comune di Lanusei.

Nei confronti del caso georgiano, l’Italia si è adeguata alla linea diplomatica di apertura dell’Unione Europea. La firma degli Accordi di Vilnius ha un significato importante per lo sviluppo delle relazioni commerciali con la Georgia e l’esclusione delle questioni sui separatismi è un requisito chiave per l’inizio delle negoziazioni. Un’azione diplomatica indipendente di un comune sardo che dia legittimità a una di queste regioni separatiste creerebbe una discrepanza con la diplomazia di Roma e Bruxelles.

Dall’altra parte, i toni concilianti della Georgia sembrano figli di una rinnovata forza negoziale, dovuta proprio allo ‘spirito europeo’ con il quale si è arrivati agli Accordi di Associazione lo scorso novembre. Anche lo stesso primo ministro Garibashvili ha dichiarato che nel 2014 «è più facile per la Georgia sopportare le pressioni russe», l’ultima delle quali si è verificata al confine tra Georgia e Ossezia del Sud. Le truppe russe, infatti, hanno aiutato gli osseti a installare del filo spinato sul confine, che la Georgia continua a definire ‘amministrativo’ e non statale. Con la stessa forza, Tbilisi cerca di collegare la propria apertura ai territori separatisti alla richiesta verso Mosca di rivedere la propria politica georgiana. Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri russo, ha definito il tentativo diplomatico georgiano «senza senso e controproducente». Fino al riconoscimento dell’indipendenza dei territori abkhazi e osseti del sud, Mosca non riallaccerà i rapporti con Tbilisi.

Il 20 gennaio scorso, il Governo di Tskhinvali è stato sciolto dal Presidente della ‘de facto’ Repubblica dell’Ossezia del Sud, Leonid Tibilov. Le dinamiche interne al ‘territorio che vuol diventare Paese’ sono molto complicate, vista la situazione socio-economica: disoccupazione al 15% e mancanza di un settore industriale prevalente sono chiari precursori di una richiesta di aiuto verso Mosca. Dalla Russia, il nuovo delegato per la cura delle relazioni con Abkhazia e Ossezia del Sud è Vladislav Surkov, uno degli alleati più importanti del Presidente Vladimir Putin. Quando gli fu chiesto riguardo l’accesso dei due territori all’Unione Doganale insieme a Russia, Bielorussia e Kazakistan, Surkov ha risposto picche, sottolineando che i bisogni di questi territori sono prima di tutto legati alla propria sopravvivenza. «Prima è necessario collegare le linee telefoniche e asfaltare le strade» ha dichiarato Surkov all’inizio di dicembre.

La diplomazia avrà un difficile corso in questo nodo caucasico. Le posizioni inamovibili di tutti gli attori limitano gli spazi nei quali si possono muovere i negoziati. La Russia non ritirerà il riconoscimento di Abkhazia e Ossezia del Sud, figlie della guerra-lampo dell’Agosto 2008. Queste due repubbliche ‘de facto’ non ritorneranno a far parte dello stato georgiano, che non cederà un centimetro sul riconoscimento della loro indipendenza.

Di centimetri e metri si parla spesso durante le dispute diplomatiche tra Tbilisi e territori separatisti. Le accuse georgiane si fondano soprattutto sull’avanzamento illecito dei confini oltre le linee stabilite dal cessate il fuoco del 2008. Le autorità georgiane vengono ripetutamente interpellate dai propri cittadini, che vedono ridotte le loro proprietà terriere dal filo spinato abkhazo od osseto del sud. Il ministro degli esteri georgiano, Maia Panjikidze, ha dichiarato che la normalizzazione delle relazioni con la Russia passerà anche dal rispetto delle ‘linee rosse’.

 

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