venerdì, Settembre 17

Il futuro della Cina passa per il Medioriente

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Tutto quello che per la Cina bisogna sapere sul Medioriente è di natura economica. Per mantenere il mastodontico apparato industriale cinese si ha necessità di un grandissimo e costante afflusso energetico. Il basso profilo mantenuto nella regione mediorientale ha permesso alla Cina di beneficiare di ingenti quantità di petrolio, ottenuto a prezzi scontatissimi, dai pozzi petroliferi ora sotto il controllo dell’ISIS.

I forti interessi economici nella regione non passano solo dalle raffinerie petrolifere in svendita, passano soprattutto dal recente contratto d’affitto per costruire la prima Zona Economica Speciale (ZES) nel porto di Gwadar, in Pakistan. La zona economica speciale è una regione geografica dotata di una legislazione economica differente dalla legislazione in atto nella Nazione di appartenenza volta a incentivare gli investimenti stranieri nei settori che per il Governo sono di essenziale importanza.

Gwadar è la perla più preziosa collezionata dalla Cina in quest’ottica. Il valore strategico del porto è stato accresciuto notevolmente da una serie di grandi opere, in parte costruite e in parte previste, che permetterebbero alla Cina di approvvigionarsi di petrolio e materie prime attraverso il Pakistan. La Karakorum Highway, la più alta strada asfaltata al mondo, verrà connessa al porto di Gwadar fornendo quindi un collegamento diretto su gomma. L’utilità di questo primo collegamento è messa in dubbio dalla ridotta carreggiata della Highway, ma anche da fattori esterni legati alla sicurezza. La strada percorre, infatti, le aree più instabili di entrambi i Paesi, il Balochistan e lo Xinjiang.

Il Pakistan rappresenta per la Cina il principale ponte terrestre ed aereo per l’arrivo di spedizioni e personale in Medioriente, una questione da non sottovalutare se si guarda il tutto in una chiave di ‘pace non pace’ che caratterizza la politica cinese. Gli analisti, soprattutto quelli cinesi, escludono quasi totalmente che il Paese del Dragone possa immischiarsi in un confronto diretto con l’Occidente in Medioriente, le ripercussioni sarebbero gravi da qualsiasi punto di vista la si guarda.

È vero, dunque, che la Cina ha bisogno del Medio Oriente e viceversa, così come gli Stati Uniti hanno interesse a svincolarsi dalla regione ma temono di lasciare maggior spazio ai loro avversari. Il gioco sembra essere quello di aspettare il momento propizio per la ‘leadership change’ evitando di far capire a Washington quanto Pechino desideri ardentemente il mercato mediorientale. La Cina non necessita per forza di una regione sicura e stabile per continuare a fare affari, visto e considerato che la principale questione è il denaro.

Per quanto riguarda l’ostilità USA – Cina i due Paesi continuano a mantenere entrambi una certa diplomazia nei rapporti internazionali. Dal punto di vista militare, è fuor di dubbio che la presenza dominante sia quella degli Stati Uniti. La Cina dal canto suo è pienamente consapevole di non poter sloggiare gli americani da questo ruolo egemone, ma può sempre accrescere le sue capacità militari per rendere la vita difficile ai suoi colleghi a stelle e strisce.

La sua crescente capacità bellica – sia tattica sia strategica – e gli ingentissimi acquisti di materiale da combattimento lasciano presagire che il progetto di una destabilizzazione strategica dell’egemonia occidentale nella regione sia fondato. Stati Uniti ed Europa controllano le risorse energetiche che sono cruciali per la crescita strategica e politica della Cina.
La destabilizzazione non è tanto una questione di contrapposizione ideologica, ma materiale, Pechino, è consapevole di quello che vuole: la supremazia economica e l’accesso alle risorse energetiche. Il Medioriente non è immune dal fascino cinese, che oltre ad avere un notevole peso economico può essere finalmente la pedina da giocarsi contro le continue intromissioni occidentali nella regione. La politica di non interventismo cinese è allettante per quei Paesi che non intendono sottostare alle regole ‘democratiche’ dell’Occidente e che vedono nella controparte un valido padrone incline ad ogni richiesta.

Nei prossimi anni nei giochi di potere globale, si può pensare che la Cina aumenti la sua presa e le sue orme strategiche in Medio Oriente, espandendo la corrosione del controllo strategico degli Stati Uniti sulla regione. In chiave antiterroristica la Cina ha una visione orientata a salvaguardare più che altro la sua sicurezza interna lasciando la lotta sul terreno alle già odiate potenze occidentali.

Ma per quanto potrà andare avanti questa situazione? Per quanto la Cina potrà delegare i suoi interessi nazionali a potenze che la vorrebbero vedere privata di qualsiasi peso internazionale.
Risulta molto difficile fare considerazioni sicure sulle reali intenzioni che guidano la politica estera cinese a causa dell’estrema riservatezza dei suoi dati e delle sue reali intenzioni sul piano internazionale. Pechino è ben consapevole di giocare un ruolo cruciale per il Medioriente e di essere un piatto appetibile da molti operatori internazionali che operano in quella regione. Al contempo è evidente che sarà necessario mantenere un sempre maggior interesse economico e militare nella zona per non perdere questa influenza conquistata in modo così silenzioso ed audace.

L’equilibrio diplomatico è fondamentale per il gioco economico cinese ma lo è anche l’imporsi su nuovi e sempre crescenti mercati per non arrivare alla saturazione di quelli esistenti.
Il Medioriente rappresenta per la Cina una delle più grandi sfide alla sua politica moderna, un delicato equilibrio di economia e politica regionale con risvolti internazionali fondamentali. L’egemonia cinese si svilupperà soprattutto in Medioriente dove ci sono in gioco gli interessi politici ed economici di Oriente ed Occidente. Il dragone è appena all’inizio della sua marcia verso quel futuro glorioso che sogna da sempre.

 

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