mercoledì, Luglio 28

Il film in 3D sugli Etruschi Rita Cosentino parla della produzione in alta tecnologia legata alla mostra di Villa Giulia

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All’ interno dell’unico e inimitabile patrimonio culturale italiano i musei archeologici andrebbero valorizzati per abituare i cittadini a frequentarli assiduamente al fine di accrescere la conoscenza civile, sociale e storica della Nazione, così come l’esperienza al museo dovrebbe diventare qualcosa di piacevole e appagante per lo spirito del visitatore. La tecnologia in questo senso si rivela un potente alleato, affiancando, alla visita tradizionale con pannelli e teche che conservano i reperti, strumenti multimediali che coinvolgono nell’esperienza di una mostra o del museo stesso che ospita colui o coloro che vanno al museo.

Non è da sottovalutare che molti giovani che amiamo definire ‘nativi digitali’, abituati ad utilizzare l’alta tecnologia (per esempio di smartphone, tablet, computer ecc.), sarebbero più stimolati e avrebbero occasione di avvicinarsi più con facilità a un contesto finora da alcuni di loro percepito come distante, privo di attrattiva e perfino a volte noioso. Sebbene l’uso della tecnologia finalizzato alla salvaguardia dei beni archeologici e storico artistici grazie a strumenti che facilitano l’operato di tutela delle Soprintendenze di competenza e dei tecnici che vi lavorano sia abbastanza comune, molto deve essere ancora fatto in campo degli strumenti aggiuntivi al percorso di visita tradizionale. In Francia, in Gran Bretagna e Germania sono capaci di sfruttare questa tecnologia per valorizzare il loro patrimonio culturale e creare occupazione, pur possedendo dotazioni culturali abbastanza comparabili a quelle italiane.

In Italia le applicazioni legate all’uso dello smartphone dedicate ai beni archeologici per incentivarne le visite culturali, altre che consentono di ammirare le opere esposte in altissima risoluzione, guide multimediali interattive e divertenti, realizzate in 3D per musei, mostre e siti archeologici; archeoguide su touch screen; libri multimediali che esplorano i contenuti attraverso immagini dinamiche e suoni e molte altre novità dedicate alla valorizzazione, alla conoscenza, alla divulgazione dei beni culturali sono da alcuni anni attuate sempre nel rispetto della tutela e conservazione del nostro patrimonio.

Per quanto riguarda il patrimonio archeologico molti sono i progetti fatti dal MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo). Eccone riportati alcuni: il progetto di ‘Ricostruzione in 3D della Tomba dei Rilievi di Cerveteri’ a cura della Soprintendenza per i beni archeologici dell’EtruriaMeridionale, realizzata dalla Techvision Sistemi Multimediali, che prendendo come punto di partenza delle fotografie di riferimento, ha ricomposto in 3D le superfici della struttura generale della tomba,nonché i dettagli dei decori che la rendono così particolare: migliaia di poligoni mostrano ogni aspetto dell’ambiente; l’acquisizione millimetrica e cromatica dei beni culturali a cura della società Tecno Art, permette a qualsiasi tipologia di utente e con supporti differenti di muoversi, conoscere, interrogare, esplorare monumenti, musei e siti archeologici. È stato realizzato anche un video stereografico relativo all’area archeologica di Crotone ed uno show autostereografico dedicato ai reperti esposti al Museo del ParcoArcheologico e al Museo Archeologico cittadino, a cura del Consorzio Cultura e Innovazione di Crotone e della Infobyte di Roma, realizzatoin collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria; il progetto ‘Culturando‘, a cura della società GiEffe: ‘Culturando-GV (Information Point per i Beni Culturali) e ‘Culturando-DS (Digital Signagee IPTV per i Beni Culturali), una famiglia di sofisticati totem pensati e realizzati per soddisfare le nuove esigenze dei diversi siti archeologici (anche se il progetto si allarga anche ai beni architettonici, a biblioteche, a musei, castelli e parchi). Le informazioni dei due progetti vengono aggiornate in tempo reale, in modo tale che i visitatori possano ricevere delle notizie relative al luogo che stanno visitando e a quelli limitrofi, agli orari di accesso, ai prezzi, ai trasporti, a notizie ANSA, informazioni meteo, ecc..

Esiste inoltre un’ampia sintesi dei progetti innovativi che applicano l’ICT (Information, Communication, Technology), alla valorizzazione del patrimonio culturale per il marketing turistico-territoriale; il progetto i-MiBAC, ideato e coordinato da Artchivium, il primo nel suo genere a livello internazionale, è costituito da una serie di applicazioni per smartphone dedicate ai beni culturali e nasce dalla volontà di coniugare le straordinarie risorse artistiche italiane con l’innovazione delle nuove tecnologie culturali e migliorare la fruizione dei servizi.  È stata creata la collaborazione con HERITY, una organizzazione Internazionale per la Certificazione di Qualità della Gestione del Patrimonio Culturale, che partendo da criteri scientificamente accettati ma in modo facilmente comprensibile, vuole fornire al pubblico un’informazione che permette di decidere di visitare più responsabilmente un bene culturale ed incoraggiare i proprietari e i gestori dei beni a valorizzare e conservare meglio il patrimonio di cui sono responsabili. Nel 2006 HERITY e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali hanno firmato un accordo quadro di cooperazione, finalizzato all’applicazione del sistema di valutazione HGES alle strutture aperte al pubblico di competenza del Ministero: e da allora tale sinergia prosegue.

Il ‘Progetto pilota Poli museali di eccellenza nel Mezzogiorno’, voluto dal MiBACT e dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica (DPS) del Ministero dello Sviluppo Economico, si basa sul riconoscimento del ruolo primario che una parte del patrimonio culturale e museale del Mezzogiorno può svolgere per la crescita economica del territorio. Attuato da Invitalia, il Progetto punta a rafforzare la competitività delle aree coinvolte e a migliorare la capacità di offerta dei musei e dei siti archeologici locali, nonché i servizi e le attività, anche imprenditoriali, connesse alla loro fruizione. Inoltre, Invitalia collabora nell’attuazione dell’Accordo di Programma che il MiBACT ha sottoscritto con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con l’obiettivo di selezionare e realizzare almeno 6 interventi di efficientamento e risparmio energetico a servizio di museisiti archeologici e monumentali di particolare rilevanza, localizzati nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).

i-MiBAC Voyager e Atlante sono i progetti proposti invece da Illusionetwork s.r.l. Attraverso lo sviluppo di nuove piattaforme mobili, che rappresentano il futuro standard per la valorizzazione dei beni culturali,e che realizzano guide in 3D interattive e divertenti, per musei, mostre e siti archeologici, dove per la prima volta viene introdottala quarta dimensione, il tempo, lo spettatore/visitatore si trova, infatti, ad effettuare, più che una visita guidata, una vera e propria esperienza di viaggio nella storia e nel tempo. L’intervento sul sito di Iuvanum in Abruzzo nasce dalla volontà di favorire le ricadute dell’applicazione non solo dal punto di vista didattico/divulgativo, ma anche come strumento di supporto alla ricerca, secondo le recenti prospettive di riflessione sui fini della virtual archeology. 

 All’interno del Sistema Informativo di Catalogo dei Beni Culturali della Regione Campania creato dal CRBC (Centro Regionale per i Beni Culturali della Campania) sono confluite tutte le informazioni e la documentazione in formato digitale relative ai beni culturali, ambientali e paesaggistici catalogati in Campania fino ad oggi. Il patrimonio di dati così raccolto, oltre a costituire un serbatoio unico di informazioni, immagini, e dati territoriali di fondamentale importanza per qualsiasi iniziativa che abbia l’obiettivo di promuovere e diffondere il patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico della Campania, consente e facilita l’azione di amministrazione e tutela propria delle.  

Il Museo Nazionale Preistorico Etnografico L. Pigorini di Roma ha arricchito il suo patrimonio portandolo verso quel concetto di ‘infotainment’ (informazione-intrattenimento) in grado di avvicinare le diverse tematiche e target di pubblico sempre più diversificati, per un implemento di utenza: un software che introdurrà i più giovani ai temi generali ed ai principi storico-scientifici che stanno alla base delle attività museali e di laboratorio didattico; uno ‘spazio di consultazione’ interattivo dedicato ad una più ampia illustrazione della realtà dell’Istituto attraverso contenuti audiovisivi navigabili con sistemi di interazione avanzata, e infine quello più di impatto per i visitatori, l’‘helpdesk interattivo’ consultabile anche dall’esterno, negli orari di chiusura del museo, attraverso il quale il visitatore potrà essere aggiornato sulle mostre in corso, sugli allestimenti permanenti e consultare le principali news ed avere accesso a informazioni sulle iniziative della Soprintendenza.

Per rendere più agevole al grande pubblico la fruizione del parco archeologico di Egnazia (Brindisi), è stata realizzata un’archeoguida su palmare (disponibile anche in lingua inglese), utilizzabile con il sistema touch screen che accompagna il visitatore (utile anche al non vedente che segue la narrazione) lungo il percorso, supportando l’osservazione dei monumenti con la narrazione della loro storia e funzione, mediante un ipertesto diviso in tali sezioni: introduzione al sito archeologico di Egnazia, la necropoli messapica, la città romana.

Il progetto MU-VI (Museo Virtuale) della Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, avviato a partire dal 2009, propone lo sviluppo di tecnologie multimediali e multi-sensoriali per la valorizzazione dei beni, allo scopo di coinvolgere categorie di utenti sempre più ampie e diversificate che utilizza soltanto sistemi di aziende locali per incrementare lo sviluppo produttivo di tale territorio, oltre a incrementare lo sviluppo turistico di tale regione. Si corre però il rischio attraverso l’uso estensivo di tecnologie multimediali di allontanare dalla percezione materiale diretta dell’originale; di conseguenza, i dati saranno calibrati in modo da relazionarsi comunque all’esperienza e all’osservazione diretta dei beni.

Il Museo Civico Archeologico di Lavinium è presente nell’elenco redatto dal MiBACT di quelli considerati innovativi per l’uso attento della tecnologia, che ha consentito di comporre una narrazione polimediale in cui i reperti archeologici e gli allestimenti sono in perfetto equilibrio per coinvolgere il visitatore, immergendolo nel racconto stesso.

Il MAV, nato nel 2008 e oggi gestito dalla fondazione C.I.V.E.S., che unisce la Provincia di Napoli, il Comune di Ercolano e la Regione Campania, è un centro di cultura e tecnologia applicata ai Beni Culturali tra i più all’avanguardia in Italia, a pochi passi dagli scavi archeologici dell’antica Herculaneum, con un percorso interattivo di 5.000 metri quadri su tre piani, con 70 installazioni multimediali attraverso le quali vivere l’emozione di un viaggio a ritroso nel tempo fino a un attimo prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse le città di Pompei ed Ercolano in modo ludico.

Il 13 novembre 2012 le più avanzate tecnologie di ingegneria inversa, modellazione CAD 3D e prototipazione rapida, grazie all’uso di tecniche laser ad alta risoluzione, sperimentate nel Laboratorio ProtoLab dell’ENEA di Bologna, hanno permesso la realizzazione delle copie in marmo di due importanti rilievi egiziani provenienti dalle tombe del generale Horemheb e del maggiordomo regale Ptahemwia.

Nel 2012 nell’ambito del progetto ‘Promuovere forme innovative di partecipazione culturale’, promosso dalla Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del MiBACT, è stata realizzata una ‘APP-guide Percorsi di Valorizzazione Tematica per il Museo Nazionale Etrusco di Chiusi con l’obiettivo di creare percorsi di visita nel museo, utilizzando le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’APP è stata progettata e realizzata nei suoi contenuti scientifici, divulgativi e didattici dal personale del Museo stesso e della Soprintendenza, con il coinvolgimento e il supporto di soggetti esterni in relazione a specifiche competenze (progettazione artistica; sviluppo software e interfaccia grafica) e da marzo 2014 è a disposizione dei visitatori del museo, che potranno utilizzare i tablets, appositamente predisposti e in dotazione gratuitamente al museo stesso, e sarà scaricabile gratuitamente dagli store di Apple e Google, permettendo agli appassionati di ogni parte del mondo di accedere ai suoi contenuti dai propri dispositivi (tablet, smartphone, i-phone), simulando l’esperienza stessa della visita in lingua italiana e inglese per un approccio virtuale ai reperti e ai monumenti archeologici chiusini, con la possibilità di esplorare il Museo di Chiusi con diverse modalità e seguendo diversi itinerari scelti dall’utente secondo il proprio interesse.

Per rimanere in tema di applicazioni tecnologiche nei musei archeologici d’Italia, nell’ambito della mostra ‘Apa l’etrusco sbarca a Roma’ al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia si potrà ammirare il film 3D di animazione Ati alla scoperta di Veio . La storia di Ati, una donna etrusca, che ha la voce di Sabrina Ferilli, costruita secondo precisi e fedeli presupposti archeologici derivati dall’arte etrusca, in particolare dalla donna del Sarcofago degli Sposi, accompagnerà il visitatore in un viaggio alla scoperta dei capolavori di quel tempo che, partendo dai tesori delle sale del Museo di Villa Giulia, porterà tra i siti sul territorio, primo fra tutti il santuario di Portonaccio nei pressi di Roma, ricostruiti nei minimi dettagli da un team di archeologi e informatici del Cineca.

Rita Cosentino, Direttore archeologo della Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale e Direttore dell’area di Cerveteri,  si è occupata della produzione del film con la supervisione della Soprintendente Alfonsina Russo Tagliente.

Rita Cosentino, negli ultimi anni quanto è entrata la tecnologia nei musei archeologici e quanto si deve ancora fare in Italia per incrementare quest’uso?

Nei musei archeologici, mi riferisco a quelli dipendenti dalla Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale, possiamo dire che abbiamo cominciato ad avviare il percorso tecnologico già dalla fine del 2010 – inizi del 2011. Per quanto riguarda il sito di Cerveteri per esempio, abbiamo proceduto, grazie ai finanziamenti Filas della Regione Lazio, ad installare otto tombe ‘parlanti’, ossia grazie ad un progetto di Mizard, di Paco Lanciano e l’interessante contributo di Piero Angela, le tombe raccontano ognuna la loro storia (in lingua inglese, francese, tedesco, spagnolo, e anche in giapponese, per la grande affluenza di questi visitatori). In questo allestimento il visitatore può non soltanto sentire la storia stessa della tomba, che per certi versi appare comune, ma ognuna di queste descrive un aspetto della civiltà etrusca. Nella sala dedicata a Raniero Mengarelli, è proposto un discorso introduttivo nel quale i visitatori vengono condotti all’interno della necropoli della Banditaccia, da dove con guide specializzate vengono accompagnati nelle tombe di cui parlavamo prima e possono in qualche modo assorbire quelli che sono i rudimenti della città etrusca in modo anche divertente. Per quanto riguarda il museo di Cerveteri, abbiamo quattro teche parlanti (disponibili anche in lingua inglese e francese) con tecnologia ‘touch on glass’ o ‘touch on screen’, la stessa degli iPhone o smartphone, nelle quali abbiamo selezionato dei materiali particolarmente interessanti, introdotti da Piero Angela, che è presentato in modo virtuale in fondo alla sala del museo stesso in dimensione 1:1. Egli parla anche di certe tipologie di corredi e di come questi venivano impiegati in età etrusca. Dopo aver sentito, se avrà piacere, tale introduzione, il visitatore può toccare un settore corrispondente ad uno dei reperti visualizzati in ognuna delle quattro teche, disposte in senso cronologico all’interno del percorso. In tal modo il pezzo si racconterà, a partire dalla sua fabbricazione, dal suo rinvenimento, dal complesso monumentale che l’ha restituito, fornendo tutta una serie di informazioni. Contemporaneamente abbiamo provveduto anche a prodotti come dvd, come le storia animate per ragazzi del Cratere e della Coppa di Euphronios, o delle Tombe dipinte. Si tratta di esperienze recentissime che ci fanno stare al passo con i tempi e vicini ai desideri dei giovani visitatori, anche se servono finanziamenti che talvolta non si riescono ad avere. C’è ancora tanto da fare, però c’è ampia disponibilità da parte sia della nostra amministrazione, sia da parte dei partner a voler correre al passo con i tempi moderni.

Come mai l’idea di affiancare alla mostra questo progetto hi-tech del film d’animazione in 3D?

Il discorso nasce da lontano, con ‘Apa l’etrusco che sbarca a Roma’ si arricchisce e diventa un progetto complesso con due mostre, un film e l’alta tecnologia. Avendo visto il cartoon Apa (che significa padre) del 2011, personaggio che esce dalla Situla della Certosa di Bologna e illustra la città, sarebbe stato nostro grande desiderio che Apa, venendo a Roma perché era bolognese, avesse deviato per Villa Giulia, inserendola nel progetto del film stesso. Il problema è connesso al fatto che la voce era stata data da Lucio Dalla, scomparso nel frattempo. Allora siamo stati invitati a creare anche noi un cartone animato, Ati (che significa madre), una giovane etrusca che viene collegata ad Apa, ossia il cortometraggio di Apa avrà per noi romani un’interruzione, nella quale si vedrà Ati che vede una televisione del tempo e si collega in questo modo con Apa, dicendogli che loro sono i cugini del sud e che hanno tante cose da raccontare e quindi inizia la visita virtuale a Veio. Non so se sarà fatto lo stesso per i bolognesi.

Questo film di animazione si rivolge soltanto a un pubblico giovane o anche agli adulti?

Secondo me piace ad entrambi, perché in realtà Ati è una graziosa guida etrusca che fa una visita guidata tanto per piccoli che per grandi. Il nostro intendimento era che il film fosse rivolto alle generazioni più giovani, ma vedo che è stato apprezzato anche da un pubblico adulto. Nell’ambito di questa mostra è stato inserito anche il famoso Sarcofago degli Sposi, che verrà visto in 3D a Bologna: in questa città il 24 ottobre prossimo vi sarà l’inaugurazione. Questa è stata un’iniziativa dal punto di vista tecnologico di grandissima importanza: ha visto il gemellaggio tra Roma e Bologna e il progetto scientifico e tecnologico, senza precedenti, del Cineca. La scansione del Sarcofago degli Sposi, avviato dal Cineca e dal CNR Iscima (Istituto di Studi sulle civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico), è stato un processo complesso perché sono stati fatti dei bandi europei. Centinaia di giovani ricercatori, i più bravi studiosi in questo campo, hanno artecipato per arrivare all’ologramma del sarcofago. Se esso ci verrà chiesto in prestito, potremo da ora mandarlo in ologramma, cosa che non sarà costosa, nè complicata per motivi di tutela del pezzo, che risulta piuttosto fragile e sarà comunque un modo per poterla prestare.

Il Sarcofago degli Sposi sarà protagonista di una ricostruzione olografica a grandezza naturale. Ci spiega come e in che modo siete riusciti a realizzare tale ricostruzione?

Come dicevo prima, è stato un progetto complesso di alta tecnologia. Nel 2013 abbiamo rimosso il Sarcofago degli Sposi dalla posizione dove è attualmente, ponendolo nella sala Pyrgi al di fuori della sua teca, in modo tale da consentire ai vari ricercatori la digitalizzazione dell’opera, dalla quale è poi partito l’ologramma. Non è stata un’operazione semplice: c’è stato il rilievo delle superfici, la modellazione in 3D del sarcofago stesso con tecnica fotogrammetrica, acquisizione laser e modello 3D. Nel proporci l’ologramma tutti gi studiosi hanno impiegato diverse tecniche multimediali, per arrivare tutti insieme all’ologramma del sarcofago come si vedrà in mostra.

Perché la scelta della voce di Sabrina Ferilli per questo film tra tutte le attrici?

La voce di Apa era quella di Lucio Dalla che presentava una leggera intonazione bolognese, Sabrina Ferilli, che ha partecipato in modo molto generoso senza pretendere niente, ci sembrava molto adatta al doppiaggio di quel personaggio.

Nel 2011 fu premiato al Fiamp UNESCO di Montreal del 2012 il cartone animato in 3D con il panciuto antenato felsino etrusco Apa con la voce dello scomparso Lucio Dalla. In che cosa è diverso questo altro film di animazione alla scoperta di Veio e del territorio etrusco e si può definire questo di Ati uno spin off di quello con Apa?

Sono fortemente collegati e congiunti: in realtà Apa viene interrotto nel suo racconto quando dirà che la sua popolazione ha avuto problemi con i Galli, intendendo con questo termine la popolazione che ha dato anche problemi a Roma; a quel punto nella televisione del tempo (e qui si vede un piccolo schermo) Ati, che ricorda la signora del Sarcofago degli Sposi, dirà che questo non è giusto, in quanto essi sono i cugini del centro Sud. Da qui comincia il racconto di Ati stessa. Il film con Ati non è un’imitazione, ma si riallaccia alla trattazione fatta in precedenza nel film di Apa, che sarebbe continuata con questo personaggio, se non ci fosse stata la morte di Lucio Dalla, che ha reso impossibile far doppiare il protagonista da un altro personaggio.

La mostra e il film sono il frutto del gemellaggio tra il Museo di Villa Giulia e i Musei Civici di Bologna. Come è stato far lavorare insieme queste due realtà museali a due mostre differenti ma con tema incentrato sugli etruschi?

Non è stato assolutamente difficile, perché eravamo tutti archeologi e questo ci fa intendere alla perfezione. Abbiamo lavorato in sintonia e siamo riusciti tutti ad inaugurare un progetto, che definirei unico, comprendente due mostre: una più tradizionale che si tiene a Bologna con pezzi eccellenti provenienti da Roma come il Caronte, la Tomba della Nave, il cratere di Euphronios (che non abbiamo mai mandato da nessuna altra parte, a parte la mostra al Quirinale); nella mostra a Roma verrà fatta venire la Situla in versione digitale e una stele autentica, un ologramma del Sarcofago degli Sposi e il cartone animato Ati, cugina di Apa, che conduce piccoli e grandi in questo viaggio nello spazio e nel tempo. Giorgetto Giugiaro ha provveduto a replicare a proprie spese il Sarcofago degli Sposi, per dare al Museo della città di Bologna un’esemplare non in ologramma e per suo proprio divertimento, in dimensione 1:1 rispetto al reale e in modo eccellente. Adesso tale realizzazione è al Museo della città di Bologna, ma sarà poi ceduta al Museo Etrusco di Villa Giulia, e confidiamo che ciò succeda, in modo tale da essere inserito nel percorso tattile per non vedenti, che potranno rendersi conto di come fosse fatto il sarcofago, a modello di quelli di etruschi. Sarà una grande opera che rientrerà in questo famoso progetto.

Il film di animazione ‘Ati alla scoperta di Veio’ propone una ricostruzione del territorio dell’antica città etrusca di Veio. Ce ne parla meglio?

Noi siamo partiti dalla nostra sala di Veio con le statue di Apollo e Demetra e basandoci su quanto avevamo di documentazione, che non è del tutto scarsa, abbiamo ritenuto di animare e di condurre Ati nel famoso Tempio dell’Apollo di Veio, ovvero nel cuore del santuario di Portonaccio alle porte di Roma. Grazie a una formula magica, dalla sala di Veio Ati condurrà prima attraverso una campagna un po’ di fantasia (la ricostruzione di tale ambiente che va dal VII al IV secolo a.C. rappresenta a tutt’oggi un problema) e finisce sul tetto del tempio, che illustra nella sua tipologia, cioè come era fatto, le varie terrecotte architettoniche e la statuaria che oggi ammiriamo al museo, ma che in età etrusca era sul crinale del tetto del tempio.

Su quali fedeli ricostruzioni storico culturali si basa la figura di Ati?

La figura di Ati è stata al centro di grandi discussioni, perché c’era chi la voleva molto simile ad Apa, una signora molto sovrappeso e con brutte gambe anche un po’ pelose. Questa proposta non ci è piaciuta per niente, e per questo personaggio ci siamo ispirati alla signora del Sarcofago degli Sposi, alle lastre Boccanera e Campana per l’abbigliamento, i cappelli, i colori delle vesti, gli orecchini e la corporatura, in sostanza delle rappresentazioni di donne molto gradevoli, accattivanti e magre come sui vasi e nelle pitture etrusche.

Cosa sarà invece fatto per i capolavori inamovibili del Museo Civico di Bologna?

Un esperimento in tal senso è stato fatto con la riproduzione informatica della Situla, poi il Museo di Bologna deciderà come agire al riguardo.

Il Museo etrusco di Villa Giulia si apre all’uso di nuove tecnologie. Crede che questi mezzi aiutino a comprendere meglio il mondo legato agli etruschi e in generale tutto il mondo archeologico?

Riteniamo che ciò aiuterà a comprendere meglio il mondo etrusco, cercando di rendere più facile la conoscenza di un monumento che è di fatto scontata per noi archeologi, ma che certamente non lo è altrettanto per una persona comune. Ci stiamo servendo di tali strumenti per far sì che il museo sia più alla portata del pubblico, e direi anche più accattivante.

 

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