giovedì, ottobre 18

Il Fico diplomatico Apre su Bruxelles a un Governo ‘bocciato’ in cottura a fuoco per niente lento, forse spaccato, con un Savona in sala manovra, forse

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Difficile dire se e fino a che punto le mosse dei nostri politici siano coordinate, e specialmente da chi (anche se io un’ideuzza ce l’avrei), ma ieri (sorvolo sulle anodine e inutili dichiarazioni di un certo Giuseppe Conte sempre più fastidiosamente parlante), accanto ai soliti urli inconsulti e stupidi (diciamolo con chiarezza e decisione: stupidi), si sono viste dellemosseche hanno una certa coerenza, quelle di Roberto Fico.
Per quanto questi governanti sembra che lo facciano apposta a creare motivi di ‘perplessità’ non appena si intravede una parvenza di maggiore razionalità. Mi riferisco, non c’entra nulla su ciò che dirò più avanti, mi riferisco all’uscita come sempre geniale del concentrato
Danilo Toninelli, che non contento di avere detto (senza ridere, giuro) che il decreto per Genova essendo fatto col cuore non deve trovare opposizioni, del resto inutili, dato l’alto livello di tecnicità giuridica (Dio solo sa che significa) con cui è stato redatto, ha aggiunto ieri la sua soddisfazione per la grande percorrenza di TIR nel tunnel sotto il Brennero … non ancora completato! Certo, in fatto di tunnel i nostri governanti non si fanno mancare nulla, se si pensa al famoso tunnel tra Ginevra e il Gran Sasso, peraltro mai completato anch’esso.
Ma, come dicevo, ieri sono andati in scena movimenti strani e imprevisti, contraddittori all’apparenza, e quindi, forse, intelligenti. In particolare la visita dell’onorevole Roberto Fico a Bruxelles, con incontro con l’‘ubriacone’, Jean-Claude Juncker. Sì perché, a quanto pare, a Fico piace viaggiare (e lo capisco … stare tutta la giornata a sentire dei parlamentari semi addormentati scambiarsi frasi incomprensibili e qualche insulto non deve essere divertente) e ieri è andato a Bruxelles. A parlare del bilancio italiano (tra l’altro), trovando in Juncker un ascoltatore attento.

La frase importante, se ben capisco, è quella conclusiva in cui, con un tono diplomatico inatteso -pensando alla discutibile visita di settembre Abdel Fattah al Sisi-, afferma: «la Commissione e il Governo italiano vedranno le stime e si vedrà». E poi, riferendosi alle stime del FMI uscite ieri: «Sono stime che non prevedono una manovra espansiva ma l’austerity. Si dovrà rivedere tutti ma questo è un lavoro che farà il Governo con la Commissione», e poi aggiunge: «Noi siamo tranquilli da questo punto di vista perché c’è una manovra economica che verrà discussa con la Commissione europea e si troverà la strada. Siamo tutti tranquilli».
Leggiamo bene, perché i toni sono esattamente l’opposto di quelli dei suoi colleghi italiani. Mentre Fico dice queste cose, Luigi Di Maio sbraita che non farà un passo indietro perché questa è la manovra per il popolo. Fico, mi sembra, ammette che, allo stato degli atti, la manovra andrà discussa a fondo con la Commissione europea (i burocrati!) e si troverà una soluzione, parole espresse mentre quasi nelle stesse ore, in Parlamento, andava in scena la ‘bocciaturadella manovra da parte di tutti -dico tutti- gli auditi dalla Commissione Bilancio di Camera e Senato riunite per l’esame della nota di aggiornamento del Def. Prima la Banca d’Italia, che ha bocciato nel merito la manovra affermando che non servirà alla crescita, cioè la cosa opposta di quella sostenuta dal Governo; poi la Corte dei Conti, che ha detto, attraverso il suo Presidente, Angelo Buscema, che il «quadro macroeconomico programmatico appare ottimistico, alla luce delle attuali tendenze del ciclo economico internazionale. La traiettoria disegnata nel quadro programmatico della nota, non appare rassicurante», infine, l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che, attraverso il Presidente, Giuseppe Pisauro, boccia la previsione di crescita del Pil come «eccessivamente ottimistica», giudicando che «i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%) sia di quello nominale (3,1%), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica», e non bastasse: le previsioni del Governo implicano una «deviazione significativa» per la regola della spesa Ue, che se fosse giudicata dalla Commissione Ue «al di sotto di quanto raccomandato dal Consiglio a luglio essa potrebbe considerare come ‘particolarmente graveil mancato rispetto delle regole del Patto». Luglio 2018, ricordate? ne abbiamo parlato ieri. Merita sottolineare che Upb si avvale nelle sue analisi del lavoro di centri studi di primissimo livello quali Cer, Prometeia, Ref-Ricerche.
Di Maio e Matteo Salvini hanno detto che no, non si cambia e che -parola di Salvini- chi si ferma è perduto, ma in serata ennesima riunione a Palazzo Chigi, alla quale non partecipa Paolo Savona che, a differenza dei due dioscuri, nel pomeriggio aveva detto, dopo aver invitato il governatore della Bce Mario Draghi ad «intervenire in acquisti» di titoli italiani, e dicendosi sicuro che lo spread non toccherà quota 400, «Se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra».  Nella riunione si sarebbelimatoalcuni punti della manovra, sempre secondo quanto dichiarato da Salvini: «Stiamo limando, aggiungendo, migliorando, legge Fornero, pace fiscale, riduzione delle tasse». Secondo gli osservatori, dopo la giornata di ieri ci si potrebbe trovare con un Governo e una maggioranza spaccati tra chi vorrà cambiare la manovra -avendo chiaro in mente che il rapporto deficit-Pil deve essere rivisto entro la prossima settimana se no si rischia l’isolamento- e chi vorrà tirare dritto.

Ascoltando bene le parole di Fico, e guardando e ascoltando il pianeta Chigi, la manovra non è, ripeto, non è, immodificabile. Ammesso che le parole di Fico non vengano del tutto ignorate, rivelando che il personaggio parla a vanvera (cosa che spero non sia), quella di Fico va interpretata, diplomaticamente parlando, come unaapertura’, cioè il modo classico in cui un Governo serio (e mi auguro di cuore che il nostro, benché non lo sia, finga di esserlo stavolta) fa capire di essere disposto arivederele proprie posizioni alla condizione, rigidissima, di non perdere la faccia.

Non credo che sia un caso che proprio ieri il Ministro Savona, da un po’ di tempo loquace se non addirittura garrulo, affermi: «Se ci sfugge lo spread deve cambiare la manovra Lo spread non arriverà a 400, ne sono abbastanza sicuro: vincerà il mercato. Il mercato non vuole la crisi, che interesse avrebbe?».
Appunto: solo un deficiente può pensare che qualcuno a Bruxelles manovrilo spread contro l’Italia; lo spread è conseguenza dei mercati, che vogliono guadagnare, non perdere!
Se non è unostopquesto, mi devono ritirare la patente!

Aggiungo che mi pare di vedere un altro brutto pericolo, tanto peggiore in quanto vantato come una ottima cosa: il tentativo di favorire al massimo l’acquisto dei bond italiani da parte di investitori italiani, che poi vuol dire le banche. Per carità, noi abbiamo troppi risparmi in banca (pare, mah!) ed è bene investirne una parte in buoni del tesoro italiani, ma se compriamo tutto noi, si rischia brutto: di essere lasciati a cuocere nel nostro brodo per lasciarci fallire’ … tanto ce lo paghiamo noi e le altre banche (ad esempio quelle tedesche, che a suo tempo fecero i salti mortali per liberarsi del debito italiano … la Deutsche Bank, se non ricordo male) sono allegramente libere, e … lo so, è una mia fissazione, forse, ma io credo proprio che ci siano oggi tutte le premesse, a cominciare dalla volontà proprio italiana, per tagliare l’Italia dall’Europa.

A proposito, uscita dall’Europa a parte, avevo detto che io l’ideuzza la avrei: vuoi vedere che in sala manovra, zittito brutalmente Giovanni Tria tagliandogli addirittura il microfono, è entrato, con passo nemmeno tanto felpato, il professor Savona?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.