venerdì, dicembre 14

Il Fico d’Egitto e di parte Da Marrakech all’Egitto, tutti, tolto il Ministro degli Esteri e il sedicente premier, fanno politica estera, da Roberto Fico a Matteo Salvini

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Oramai siamo all’allucinazione o peggio. Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, fa la politica estera. E giustamente, per non smentirsi, anche la Camera, anzi, il Presidente della Camera dei deputatiRoberto Fico, fa la sua. E quindi il sedicente premier, Giuseppe Conte, fa la figura del fesso escancellala firma al documento di Marrakech, che aveva dichiarato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di firmare. Il Ministro degli Esteri (ufficialmente ne avremmo uno, almeno sulla carta, Enzo Moavero Milanesi) viene sbeffeggiato da Fico, che, dopo che l’Italia ha rimandato l’Ambasciatore al Cairo, ‘rompe le relazionicon l’Egitto, cioè fa l’esatto contrario; intanto Moavero al Parlamento conferma (in politichese e dopo avere detto il contrario) che nemmeno lui va a Marrakech.

Quanto all’Egitto, per vero, Fico è buon secondo rispetto a Matteo Salvini, che rischia una dichiarazione di guerra da parte dell’Egitto, avendo dichiarato che «non governiamo in Egitto, purtroppo». Per nostra fortuna, questa volta, l’Italia è un Paese talmente marginale che alSisi manco ci dà retta.

Ma non c’è un modo per tenere un po’ a freno ‘sta gente? si rendono conto di quello che fanno e che dicono, ma specialmente hanno un’idea, sia pure approssimativa, delle implicazioni delle sciocchezze che fanno e dicono?

L’Egitto ha un ruolo fondamentale non solo nel mondo e nel Medio Oriente in particolare (dove, tra l’altro, tiene a freno i fondamentalisti islamici che aspettano solo una scusa per venire a fare danni anche in Italia; non dimentichiamolo mai, al-Sisi lo abbiamo voluto anche noi perché fermasse i fondamentalisti, sia pure al costo di un colpo di Stato!) ma, per quanto ci riguarda direttamente, ha un ruolo anche in Libia, dove già siamo molto mal messi dopo la figuraccia di Conte a Palermo. Quel ruolo può essere per noi vitale nel cercare di non perdere completamente il controllo sulla situazione in Libia, dove i nostri interessi petroliferi sono in grande rischio, con grande gioia di Emmanuel Macron (quello sbeffeggiato giorno e notte da Salvini e Luigi Di Maio, quando non è occupato a raccogliere i documenti del suo impiego presso la ditta del padre, o meglio anche sua, o forse no, mah!) che non aspetta altro che prendersi il nostro petrolio e farci lo sberleffo che ci meritiamo!

Il Parlamento egiziano ha risposto piccatissimo e ora il Governo italiano dice tutto e il suo contrario (sorvolo sul Conte che non sapeva nulla, è la normalità), ma certo ciò non aiutai buoni rapporti tra le Magistrature dei due Paesi.

Invero l’atto del Fico Presidente della Camera senza cravatta, giunge un po’ inatteso (direi), dopo che la delegazione di Magistrati italiani aveva incontrato i Magistrati egiziani per verificare alcune cose relative alle indagini e specialmente per avere spiegazioni sul perché le registrazioni delle telecamere non avessero funzionato o fossero state cancellate. Infine, nel rispetto delle regole, i Magistrati italiani avevano comunicato l’iscrizione di taluni agenti egiziani nel registro deg,li indagati.
Insomma, sempre sulla base delle scarne notizie disponibili, lacollaborazione’, chiaramente mal volentieri da parte egiziana, in qualche modo andava avanti. Ora, però, al di là della evidente vacuità del gesto (che sarebbe interessante sapere se deciso solo dal Presidente o anche dalla Camera, come sarebbe logico che fosse; Fico, fino a prova del contrario, è il Presidente non il padrone della Camera, o no?) certo la voglia delle autorità egiziane di collaborare sarà sensibilmente diminuita. Se non hai strumenti di pressione, che strilli a fare?
Ora, parliamoci chiaro, ma tutti con chiarezza. Che Giulio Regeni sia stato ucciso da o per ordine di una qualche agenzia governativa egiziana è assolutamente evidente, anche se le prove mancano e mancheranno sempre. È evidente per le modalità e i tempi, ecc. La domanda vera da porsi è perché.
Il fatto che Regeni stesse conducendo delle ricerche per il dottorato di ricerca in Gran Bretagna è sicuro, ma gran che più di ciò non si sa, e l’Università britannica ci ha messo del suo centellinando le notizie sul lavoro di Regeni.
Il fatto che Regeni sia stato ucciso da un qualche ente pubblico egiziano sembra difficilmente discutibile, anche se le prove sono indiziarie. E proprio per questo atti del genere, come del resto il ritiro dell’Ambasciatore che ha lasciato il tempo che ha trovato, non servono ad altro che ad irritare ulteriormente le autorità egiziane, che sono così indotte a chiudersi ancora di più nel segreto. In diplomazia certe cose si fanno, e magari qualche risultato si ottiene, con il tempo, la cortesia … qualche sottobanco, oppure mai, più spesso mai! La verità, bisogna essere realisti, la conoscono gli egiziani e forse (ma solo forse) pochissimi altri, compreso magari qualche Stato ‘amico’: Ustica insegna. Ma se non vogliono dirla, non la diranno mai e quindi si deve lavorare sotto traccia.
Ma se una possibilità esiste al mondo di ottenere la verità o uno scampolo di verità, questa non è e non sarà mai sbattere i pugnetti sul tavolo; sì, i ‘pugnetti’ dico, perché i pugni sul tavolo di Fico e del suo brillante predecessore Luigi Di Maio non contano gran che, a quanto pare, per l’Egitto, oltre tutto sbeffeggiato con quel ‘Regeni è uno di noi’ attribuito ad al-Sisi; sono pronto a tagliarmi le … unghie se al-Sisi lo ha detto davvero!
Insomma, una soluzione è roba da diplomatici, diplomatici seri e veri; è roba che richiede tempo, molto tempo e competenza. Se è vero che la magistratura italiana, ad esempio, pensa di avere qualche nome che valga la pena di sentire (o di imputare) può, in prospettiva, premere molto di più di Fico o altri, ad esempio emettendo un mandato di cattura internazionale, o facendo cose del genere. Facendo cioè, azione di disturbo, ma sotterranea e, tanto per cambiare, nelle regole.

Comunque, per non farci perdere l’abitudine, il Presidente della Camera agisce anche in politica interna e aggiunge che, non a caso non era presente in aula alla votazione del Decreto sicurezza, perché contrario ad esso. Cosa legittima, essere contrario, un po’ meno, anzi molto meno dirlo in modo così plateale. È ragionevole che il Presidente della Camera, che è un deputato come gli altri ma non a caso non vota, non gradisca una legge votata dal Parlamento, ma, a mio parere, perdiscrezione istituzionalenon deve dirlo, o almeno non può dirlo così: appare, infatti, come una sconfessione del Governo, che se non sbaglio ci aveva messa la fiducia. Fico non è un deputato qualunque, è la terza carica dello Stato, a lui, insomma, compete una funzione diversa, di garanzia e, per ora, non di politica attiva.

Qui, oramai, ilcambiamentosi sostanzia nella violazione sistematica delle regole, allo scopo unico di affermare la propria posizione politica, insomma, la propria persona, in quella che appare una lotta interna, più ancora che nella maggioranza di Governo, in uno dei partiti che la compongono. Ora, ad esempio, arrivano altre proposte di legge, dalla finanziaria alla tanto sbandierata legge sulla legittima difesa, ecc. È, credo, perfettamente lecito domandarsi entro quali limiti il Presidente possa effettivamente oggi ancorarappresentare’ l’unità della Camera come istituzione.

Il Ministro dell’Interno che dichiara pubblicamente alla Camera che è annullata la firma al documento di Marrakech. Ammesso anche e non concesso che il Presidente del Consiglio e il Ministro degli Esteri fossero stati informati, era a loro che competeva dirlo, mentre invece lo hanno fatto solo dopo e con evidente imbarazzo. Quanto al fatto che siano ancora al loro posto, questo è uno dei misteri di questa Repubblica, sempre più se non delle banane o dei kiwi!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.