martedì, Settembre 28

Il Festival dei popoli, memoria della nostra storia Digitalizzato l’archivio che contiene 25 mila titoli tra video e pellicole. Tra i momenti più alti, l’incontro con Jane Fonda di ritorno dal Vietnam. Dal 15 al 18 giugno l’omaggio al regista rumeno Radu Jude, Orso d'Oro 2021 a Berlino, con la selezione dei suoi film e una masterclass

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La  riapertura delle sale ha provocato ovunque un’esplosione di iniziative artistiche e culturali  in ‘presenza’  e, maggiormente, nei luoghi di maggior tradizione culturale che hanno potuto  preparare il loro calendario per tempo, lavorando sia pure con non poche difficoltà, durante  il  lungo periodo di oscuramento che abbiamo vissuto. Firenze è stata la prima a presentarsi  aigrandi appuntamenti della stagione: con il Maggio Musicale Fiorentino, che ora è ad Atene, per il Megaron Gala, con il maestro Zubin Mehta, l’Orchestra del Maggio e il violinista Pinchas Zukerman, per un concerto dedicato a Brahms al teatro Odeon nell’Acropoli.

Ma c’è un’altra istituzione che fra alti e bassi è presente sulla scena internazionale, con uno sguardo fisso al mondo, alle sue tante tragedie curiosità e speranze: è il Festival dei Popoli, Rassegna Internazionale del cinema etnografico e sociale, divenuta la più importante d’Italia, messa su  nel ’59 da un  gruppo di studiosi di scienze umane, antropologi, sociologi, etnologi e mass-mediologi, decisi a presentare   al pubblico fiorentino ciò che stava accadendo nel mondo,  visto con lo sguardo impietoso di  coraggiosi cineasti, alcuni dei quali hanno lasciato un segno. Dunque, da oltre sessant’anni, l’istituto italiano Festival dei Popoli è impegnato nella promozione e nello studio del cinema di documentazione sociale e nella divulgazione a livello internazionale del film documentario, tant’è che oggi, vanta un archivio con oltre 25 mila titoli, tra video e pellicole, ed attivo nella formazione e organizzazione di corsi e workshop per aspiranti documentaristi.

Andando a quegli anni Anni Sessanta -Settanta, tornano alla mente le lunghe file degli spettatori,  soprattutto giovani, per accedere alle varie proiezioni, che  nel tempo si sono tenute in diverse sale cittadine, dapprima al Palazzo dei Congressi, poi al Teatro della Pergola e al Cinema Capitol  ( che ha cessato la propria attività).  Giovani animati da grande curiosità e passione civile. Chi scrive ricorda in particolare quel giorno (primi Anni ’72) che il Festival ospitò una giovane e combattiva Jane Fonda,venuta a Firenze per presentare il documentario girato con il marito Tom Hayden ed il regista Haskell Wexler dal titolo ‘ Introduction of the enemy‘. Il nemico, secondo la propaganda Usa, erano i vietnamiti.  I tre erano di ritorno dal Vietnam e questo lavoro – disse Jane parlando al pubblico e poi lo confermò in una  intervista che rilasciò al sottoscritto – “è  rivolto agli americani perché  si  rendessero conto dell’’umanità dei vietnamiti, dei “nemico”. “Il film è costato 18 milioni – disse- meno di una bomba”.  

Di quell’ incontro conservo il vivido ricordo di una donna schietta, semplice nel vestire ( un golfetto e un paio di jeans) e nei comportamenti, combattiva e dolce al tempo stesso. E anche molto preoccupata.” La pace  nel Vietnam – disse con amarezza – non c’è. Per questo occorre continuare in America, Europa, e in Italia, la lotta per dare concreta attuazione agli accordi di Parigi e cacciare Van Thieu. ” ( il generale capo del governo fantoccio del Vietnam del Sud, ndr). Nell’intervista respinse le accuse di eccessiva autorappresentazione di sé nel docu-film: quelleinquadrature volevano solo dimostrare che un’americana poteva addormentarsi tranquillamente  in una barca piena di vietcong.” Sì, Jane Fonda non era più la Barbarella simbolo della commercializzazione del sesso”,  ci disse. Quel simbolo l’aveva ripudiato da tempo. E  oggi, come abbiamo visto nelle manifestazioni contro la politica trumpiana e a sostegno delle lotte per “salvare il futuro” che le sono costati vari arresti,  lei è ancora quella che abbiamo conosciuto  a Firenze. Al  Festival dei Popoli, nel 1972.

Questo per dire che nella sua lunga storia la Rassegna fiorentina ha avuto momenti di grande intensità, spaziando sui temi sociali e umani sui quali il mondo giovanile  ( e non solo) è stato sensibilizzato. I 25 mila titoli conservati negli anni sono al centro del progetto di digitalizzazione e valorizzazione, che tornerà ad essere  consultabile, e dunque a disposizione di studiosi, esperti, professionisti dell’audiovisivo, scuole, per finalità di studio, ricerca e rielaborazione creativa delle immagini. Da segnalare che il Festival ha dedicato retrospettive e omaggi ai grandi maestri del cinema come Jean Renoir, Jean-Luc Godard, John Cassavetes, Ken Loach, NagisaOshima, Lindsay Anderson, Aleksandr Sokurov, Jørgen Leth, Raymond Depardon, André Sauvage, Vincent Dieutre, Sergei Loznitsa.

In  questi giorni – dal 15 al 18 giugno – proprio per celebrare la riapertura delle sale e valorizzare lo storico archivio del festival, si tiene al cinema La Compagnia di Firenze,  una rassegna con ospite speciale Radu Jude, il regista Orso d’Oro 2021 a Berlino, basata su  una selezione dei suoi film e una masterclass in presenza (evento organizzato in collaborazione con Accademia di Romania in Roma).

Classe 1977, adolescente ai tempi della rivoluzione dell’89, studente e poi cineasta negli anni dell’europeizzazione della Romania, Jude è oggi tra le voci più interessanti della cinematografia contemporanea. L’omaggio al regista include sei dei suoi film: Aferim(2015), western in bianco e nero ambientato a metà del XIX secolo, affresco crudo e dissacrante di un paese in trasformazione (15/06); The Exit of the Trains (2020), sui pogrom contro la popolazione ebraica durante l’invasione nazista (16/05); il corto The Marshall’s Two Executions (2018) sulla fucilazione del generale Ion Antonescu e The Dead Nation (2017) in cui le magnifiche fotografie del ritrattista Costică Acsinte scorrono in parallelo ai testi del medico, scrittore e poeta ebreo Emil Dorian (16/06). E infine, il geniale I Do Not Care If We Go Down in History As Barbarians (2018), commedia nera sul rimosso collettivo di un’intera nazione e UppercasePrint, cruda indagine sulla polizia segreta del regime di Ceausescu .(Momento clou dell’omaggio, la masterclass con Radu Jude il 17 giugno alle 18 al cinema La Compagnia. Ad anticipare la rassegna, sempre nell’ambito dell’omaggio al documentarista rumeno, si è tenuta la proiezione di Bad Luck Bangingor Loony Porn, film vincitore dell’Orso d’Oro di Berlino, che sarà replicata il 20 alle ore 17.

Ci saranno poi, tratte dall’archivio del Festival  altreinteressanti proiezioni, tra cui una sul viaggio spaziale di due astronauti russi nel ’91, due film francesi e l’Ulysse di Agnès Varda,  la grande regista belga scomparsa nel 2019,  e la prima italiana, sulle vite  romanzesche  del  cantante folk Wienerlied Kurt Girk e del suo amico gangster Alois Schmutzer, opera di Tizza Covi e Rainer Frimmel, che chiude il Festival.

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