martedì, Maggio 18

Il Festival afro femminista non per banchi, nemmeno per uomini

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Da domenica 28 maggio è scoppiata in Francia un’accesa polemica attorno all’organizzazione del Festival Nyasapo del collettivo afro femminista MWASI. Le critiche sono partite da un comunicato inviato su Twitter due giorni prima dal Presidente di FN (Front National) della regione Ile-de-France, Wallerand de Saint- Just, diretto alla sindaca di Parigi, Anne Hidalgo. Il titolo del comunicato era: ‘Festival vietato ai bianchi in dei locali pubblici, Anne Hidalgo deve spiegare’. La risposta della sindaca arriva domenica 28 sempre attraverso Twitter: condanna con fermezza l’evento, annuncia di volerne parlare con il Prefetto e non esclude di citare le promotrici per discriminazione.

Il festival in questione, previsto dal 28 a 30 luglio, si svolgerà al centro culturale La Générale nell’XI, arrondissement di Parigi. Le polemiche nascono dalla decisione di dividere l’evento in quattro locali non accessibili a tutti indistintamente: come si legge sul sito del collettivo, uno spazio (l’80% del festival) sarà dedicato solo a donne nere; il secondo, riservato a solo persone nere, senza distinzione di genere; il terzo a donne che abbiano subito atti di razzismo; l’ultimo, aperto a tutti. Questa suddivisione di spazi è alla base delle accese polemiche e delle accuse di ‘razzismo al contrario’ rivolte alle organizzatrici.

La risposta del collettivo è arrivata poco dopo, ribadendo che «il festival non era vietato ai bianchi, ma certi atelier sono ‘per le donne nere ed è il vostro spirito contorto a trasformare ciò in ‘vietato ai bianchi’. A quel punto, perché non dire che è vietato agli uomini in generale?». Le accuse via Twitter arrivano, però, anche dalla LICRA (Ligue Internationale Contre le Racisme et l’Antisémitisme) in cui dice: ‘Rosa Parks si starà rivoltando nella tomba’.

La scelta di consentire l’accesso solo a determinate persone per un evento femminista trova le sue radici in una teoria, o pratica, filosofica della fine degli anni ’60 denominata ‘separatismo femminista’. Questa filosofia ritiene che uomini e donne non riescano a distaccarsi completamente dai modelli patriarcali e sessisti che limitano l’autodeterminazione della donna. Per questo motivo è indispensabile creare contesti di sole donne separate dagli uomini, che le aiuti a prendere consapevolezza di se stesse. Lontana dal dominatore che potrebbe continuare ad influenzarmi anche involontariamente, prendo coscienza della mia situazione di dominata e la stravolgo.

Nata in un primo momento per separare uomini e donne, nel tempo questa corrente di pensiero è diventata strumento per l’emancipazione femminile delle donne nere. La loro situazione, come sostenuto da Barbara Smith nel saggio ‘Toward a Black feminism Criticism’ del 1977, i concetti di genere e differenze sessuali si sono dimostrati inadeguate a rappresentare in maniera corretta l’esperienza delle donne nere. La loro situazione non si articola solo da un punto vista sessuale, ma anche razziale. Secondo lei, le donne nere vivono il razzismo in quanto donne nere, non solo perchè nere.

Una delle immagini chiave del femminismo francese e promotrice di questa visione separatista del femminismo, è Christine Delphy. La separazione, come spiega in questo post, è dovuta dal fatto che esistono altre forme di non mescolanza che non si riescono a percepire nell’immediato, come la ‘non mescolanza subita’ o la ‘mescolanza senza uguaglianza’. Il separatismo femminista risponde a queste imposizioni creando uno spazio in cui solo la donna in quanto tale può accedervi.

Un’altra voce che ha studiato il fenomeno è quella della Professoressa Teresa De Lauretis che nel libro ‘Soggetti eccentrici’ ripercorre tutte la storia del femminismo e delle varie correnti che lo hanno composto. Riguardo al separatismo femminista dice: «Nel femminismo statunitense il separatismo era inizialmente separatismo dagli uomini, poi però il termine è stato usato per ogni forma di separatismo anche tra donne, per esempio separatismo delle donne lesbiche dalle donne eterosessuali o delle donne nere dalle donne bianche». Quindi non solo donne nere e bianche, ma anche omosessuali ed eterosessuali. Il tutto nell’ottica di rispondere ad esigenze specifiche per preparare il campo a richieste collettive.

Queste sono le stesse motivazione che vengono ribadite anche dalle promotrici dell’evento. Lo stesso nome dato al festival, Nyansapo, è una tipologia di ‘andikra’, simbolo della cultura ganese e ivoriana, che significa “La capacità di scegliere il miglior modo per ottenere il suo scopo, utilizzando la conoscenza e l’esperienza a fini pratici”.

Nella giornata di martedì 30 maggio, la sindaca di Parigi ha annunciato di aver trovato una soluzione con l’organizzazione del festival e di averne cambiato l’assetto per permettere a tutti di accedervi: un’area aperta al pubblico e altri atelier all’interno delle sale riservate a persone specifiche. Esattamente come era stato organizzato all’inizio. Inoltre, il prefetto di Parigi ha sottolineato che l’evento non poteva essere né vietato né annullato. Non c’erano i limiti legali per farlo. Il collettivo ora attende di ricevere le scuse di Madame Hidalgo, dopo giorni di accuse e offese. Alla nostra richiesta di un commenti, il collettivo non ha lasciato dichiarazioni.

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