sabato, Maggio 15

Il fenomeno pornodipendenza

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Mi sono reso conto di aver toccato il fondo, ma la risalita è lunga, d’altronde quando stai un giorno intero davanti al pc, dimenticandoti di mangiare, bere o studiare, vuol dire che c’è qualcosa che non va”. Mauro è un ragazzo di 25 anni, che vuole rimanere anonimo perché non è né un informatico, né uno che per lavoro deve trascorrere la giornata intera davanti al pc, è un pornodipendente che vuole però gridare al mondo il suo disagio, sempre più diffuso nella nostra società. Numeri in costante crescita se si pensa che oltre il 6% dei maschi italiani tra i 20 e i 45 anni manifesta i sintomi di una chiara dipendenza sessuale. La pornodipendenza è una ricerca compulsiva di appagamento sessuale tramite la fruizione di materiale pornografico. Essa si esplica principalmente attraverso Internet con l’accesso agli innumerevoli siti porno presenti in rete e con la comunicazione per mezzo di chat erotiche. Introdotta come concetto dal dottor Ivan Goldberg nel 1995 e denominata Internet Addiction Disorder, è oggetto di vivaci dibattiti tra chi la classifica come atteggiamento compulsivo e chi come una vera e propria dipendenza.

Metti la vergogna di un dipendente, dall’alcool, dalla droga o dal gioco e aggiungi la scarsa conoscenza del problema e il moralismo dilagante nel nostro Paese, è comprensibile come Mauro, ancora oggi, stenti a chiedere aiuto anche se perfettamente conscio del suo problema che, a differenza di altre dipendenze, non arreca danni alla salute del soggetto, come confermato dal Dottor. Marco Rossi, psichiatra e sessuologo: “Intendo pornodipendenza quando una persona passa tante ore al giorno attaccata ad internet, dalle 5 alle 8 ore o intere nottate tutti i giorni. I rischi non sono per la salute ma per le relazioni sociali e il lato economico. C’è chi non riesce a lavorare perché è stato sveglio, chi rischia di perderlo il lavoro, chi non ha più amicizie e chi non esce con gli amici che ha, chi non considera più la moglie e chi spende tanti soldi in siti porno. Non è ancora un problema allarmante come ad esempio la dipendenza da gioco ma inizia un po’ a farsi sentire”.
Molto deriva dall’enorme offerta che possono fornire le chat e gli innumerevoli siti porno presenti in rete rispetto alle vecchie riviste cartacee. Prima il pensiero di dover acquistare un giornale pornografico, dovendosi rapportare con un essere umano, il giornalaio, che avrebbe potuto giudicare atto e persona, costituiva un deterrente abbastanza forte, adesso basta una qualunque connessione e si apre un mondo sconfinato, con materiale di vario tipo e sempre aggiornato, la vergogna è messa da parte perché il soggetto è solo, nessuno verrà a sapere delle sue navigate solitarie e i suoi tanti stimoli sessuali potranno essere soddisfatti ogni giorno con più facilità.

Mauro ha 25 anni e ha scoperto la masturbazione a 13 anni, un processo normale e naturale che però ha assunto delle forme sempre più esasperate nel corso del tempo: “Ho cominciato, guardando qualcosa su internet, a scoprire questo mondo, poi però ne ho fatto un uso sempre più frequente. Devo dire che sono sempre riuscito a controllare il tutto fino a qualche anno fa, quando ho scoperto le chat erotiche che, associati alla visione di filmati porno, sono stati un cocktail per me letale”. La noia, la curiosità, ma anche tante altre dinamiche legate alla persona, ad esperienze passate di maltrattamenti, a vicende emotive forti, ad un’immaturità affettiva e relazionale e all’incapacità di affrontare i propri vuoti. Il porno permette di non pensare, le tante ore passate davanti al pc sono un rifugio per allontanare i problemi che, però, ripiombano come una scure quando il pc si spegne. «La realtà per un pornodipendente è quella cosa che ti fa stare male quando spegni il tuo computer e abbandoni il cyberspazio», diceva John Warsen e mai definizione fu più azzeccata se si pensa al conto, salato, che tali soggetti si trovano a pagare di volta in volta, in termini economici e relazionali.

Dopo l’orgasmo, che pone fine a vere e proprie maratone, l’individuo si sente in colpa per il suo comportamento, prova un misto di vergogna e umiliazione, si sente in debito verso il proprio partner o incapace di provare sentimenti e attrazioni vere nei confronti di una donna/uomo. L’eiaculazione non è l’uscita dal tunnel ma una caduta nel vuoto, come conferma anche Mauro: “Spegni il computer e guardi l’orologio, magari si è fatta sera e non hai pranzato, accampando mille scuse a tua madre e ai tuoi amici che ti avevano detto di uscire. Nel frattempo l’indomani c’è un esame importante, ma tu ti senti solo, in una gabbia e la frustrazione raggiunge livelli incredibili”. Cala la tensione e subentra una totale repulsione per qualsiasi stimolo pornografico, ci si sente schiavi e dipendenti e ci si propone di smettere, a volte si fanno anche gesti estremi, si cancellano le foto, si butta la webcam, si mette un blocco ai siti o addirittura si stacca internet ma poi, puntualmente, la compulsione torna riuscendo a prendere il sopravvento.

La donna della realtà viene vista come mero oggetto sessuale, il partner è considerato non all’altezza delle pornostar dei video e il desiderio diminuisce o è addirittura assente. Inoltre, viene meno anche l’autostima e la sicurezza verso il proprio corpo e le proprie performance. La vita di tutti i giorni non è facile, si cerca di sbrigare le faccende nel modo più rapido possibile perché si vuole correre a casa, davanti a quel pc per certi versi rassicurante, dove ci si sente un leone per le proprie prestazioni sessuali e dove in realtà si sta mettendo in atto una catena che richiede sempre più stimoli per potersi eccitare. La pornografia dunque desensibilizza e crea numerosi problemi, soprattutto a livello di coppia e in famiglia: partner e figli, nella maggioranza dei casi ignari alla vicenda, vengono trascurati perché non si ha più tempo da dedicargli, mentre l’onta e la vergogna reprimono qualsiasi tipo di confessione.

Da un lato si combatte una battaglia etica contro la pornografia, dall’altro si riflette su un problema esistente e che presenta gran parte degli elementi di una dipendenza. Tuttavia, non bisogna esagerare, come confermato anche dal dottor Marco Rossi: “Spesso la masturbazione dovuta a pornografia sostituisce in gran parte il resto, viene privilegiata ai rapporti sessuali diciamo normali. Si sente parlare a sproposito, in questo periodo, di pornodipendenza, è giusto discuterne ma non rientrato in questa categoria coloro i quali guardano internet mezz’ora ogni tanto. In Italia abbiamo un atteggiamento ambiguo perché da una parte esaltiamo personaggi tipo Rocco Siffredi e le pornoattrici e da un lato condanniamo la pornografia. Siamo ancora molto arretrati, a partire dall’educazione sessuale nelle scuole”.

Si diventa i peggiori detrattori di se stessi, ci si sente sporchi, ci si ripete che sarà l’ultima volta ma ci si giustifica anche dicendosi che non si fa del male a nessuno, anche se poi magari, le tante ore passate davanti al pc a masturbarsi, possono portare dolori muscolari, occhi stanchi, dolore al pene, mal di testa, senso di debolezza, insonnia e tante altre conseguenze.
Non è una droga che ti devasta l’organismo ma, secondo il parere di diversi studiosi, ha gli effetti psichici della droga: è il soggetto stesso, infatti, in questo caso, a produrre dopamina ed epinefrina.

Il pornodipendente vorrebbe urlare al mondo la sua sofferenza ma non può farlo, non ottiene una sanzione dall’esterno ma dall’interno e così scatta in lui un meccanismo di rabbia: “Mi chiudo sempre a chiave quando guardo siti porno. Una volta mia madre doveva entrare a prendere una cosa in camera, le ho detto tre volte che stavo studiando e non potevo aprire, quando ho finito di masturbarmi sono sceso sotto e gliene ho dette di tutti i colori, in realtà io in quelle ore il libro non l’ho mai sfiorato”, racconta Mauro colmo di umiliazione.

Ma esiste un campanello d’allarme sentito il quale si può dire: “Sono pornodipendente”? “Quando il soggetto ha la sensazione di non poterne fare a meno e quando mette da parte cose della sua vita per privilegiare la pornografia”, afferma il dottor Rossi. Trovare il coraggio di ammettere a se stessi che c’è qualcosa che non va, che non si può più rimandare un vero e proprio percorso di guarigione, che quelle ore passate davanti ad un pc possono essere impiegate per fare altro, per realizzare quei progetti accantonati da troppo tempo, per trovare un lavoro che consenta di andare avanti o una partner per la vita. Forza di volontà e aiuti dall’esterno come i forum e i gruppi di autoaiuto presenti sul web dove ci sono strumenti utili per affrontare il problema e testimonianze dirette, ma soprattutto il supporto di un esperto come confermato da Marco Rossi: “Chiedere aiuto necessita dell’ammissione del problema, se si chiede aiuto si trova, non c’è niente di cui vergognarsi”.

Proprio la consapevolezza del problema appare uno degli scogli più insidiosi perché spesso, il soggetto, ritiene il suo comportamento normale, non rientrando nei canoni prestabiliti di una vera e propria dipendenza: “Ho raggiunto consapevolezza del mio problema ma sono ancora restio nel rivolgermi ad uno specialista, mi vergogno e provo imbarazzo, mi sono sempre reputato un bravo ragazzo e questa per me rappresenta una macchia che voglio cancellare, solo che non so come”, afferma Mauro.

Bisogna agire innanzitutto sulla propria autostima, capire perché il proprio bisogno di affetto è stato colmato dal sesso, diventato l’esigenza primaria della vita, recuperare i rapporti d’amicizia e d’amore e le altre relazioni sociali. La dipendenza da porno richiama poi tanti altri mezzi che si possono definite collaterali come le già accennate videochat, surrogati del sesso reale in cui uomini e donna possono anche spogliarsi e simulare un rapporto. A volte esse sono anche veicoli di rapporti concreti, come confermato da Mauro: “Ho incontrato due volte persone conosciute su queste chat e rispetto alla moltitudine di ore che passo davanti al pc di certo rappresenta una piccolissima percentuale. Uomini e donne, in questa chat, preferiscono giocare con le cam, si ha paura, a volte, di portare nel mondo reale tali tipi di conoscenze. In generale, però, quelle poche storie che ho avuto, con persone normali conosciute nella vita reale non sono state soddisfacenti, ho aspettative troppo alte su di loro e soprattutto su me stesso”, afferma Mauro che spiega una delle principali problematiche legate alla pornodipendenza, la desensibilizzazione verso il sesso.

Recenti studi hanno poi confermato la consistenza del problema che riguarda in maggioranza uomini ma che vede un sempre maggior numero di donne coinvolte, un 30%. Il fenomeno è ovviamente più diffuso tra gli adolescenti e, secondo un’indagine condotta dalla rivista americana ‘International Journal of Adolescent Medicin Health’ con il coordinamento di Carlo Foresta dell’Università di Padova, il 78% dei giovani tra i 18 e i 20 anni è fruitore abituale di siti pornografici. Nello specifico il 63% dei ragazzi ha dichiarato di visitarli più volte a settimana, il 29% qualche volta al mese e ben l’8% dei giovani ha ammesso di visitarli ogni giorno ed anche più volte al giorno con una permanenza media nei siti di 20-30 minuti. La stessa percentuale ha inoltre ammesso di soffrire di disturbi eiaculatori. “Per quanto riguarda i numeri, dobbiamo tener conto che tale tipo di disturbo è tenuto nascosto nella maggior parte dei casi ed emerge quando le situazioni sono insostenibili. Esso si verifica sempre un po’ di più tra i giovani rispetto agli adulti, probabilmente perché per i giovani è molto facile accostarsi alla pornografia”.

Eppure, il confine tra una vita artefatta e costruita nei confini di una gabbia che all’inizio sembra dorata ed una vissuta appieno è labile e a Mauro basterebbe davvero poco per sentirsi felice riprendendo in mano qualcosa che gli è sfuggito ormai da troppo tempo: “Vorrei coltivare le mie passioni messe da parte da troppo tempo, la chitarra, lo sport con gli amici e sentirmi utile facendo del bene per gli altri. Vorrei poi innamorarmi e non parlare più di sesso ma di amore, nel momento in cui riuscirò a fare l’amore, allora sì, forse, potrò considerarmi guarito da questa brutta bestia che sta portando via gli anni più belli della mia vita”.

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