sabato, Maggio 8

Il fattore Cina

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New Delhi – Il mondo sarebbe un posto decisamente migliore se alle decisioni o ai comunicati prodotti da varie conferenze internazionali o da piattaforme globali venisse data una forma precisa. I leader mondiali si ritrovano ogni tanto per discutere questioni globali e firmare dichiarazioni congiunte sull’importanza della pace universale, della cooperazione economica, dell’uguaglianza e della giustizia, ma, nel complesso, i significati simbolici giocano un grosso ruolo nella politica internazionale. In tal senso, un vertice globale ha avuto luogo il 22 aprile nella capitale dell’Indonesia, Giacarta. Si è trattato dell’Asian African Summit per celebrare il 60º anniversario della storica conferenza di Bandung, la prima riunione su vasta scala dei Paesi in lotta per l’indipendenza in Asia e in Africa. Il vertice ha commemorato anche il 10º Anniversario della New Asian-African Strategic Partnership (NAASP). I temi affrontati sono stati il rafforzamento della cooperazione Sud-Sud per promuovere la pace e la prosperità nel mondo e la riaffermazione dell’impegno a espandere, approfondire e consolidare l’antica cooperazione tra Asia e Africa.
Va osservato che già nel 1955, i rappresentanti di 29 Paesi asiatici e africani si erano riuniti a Bandung, nella regione della Giava Occidentale, a discutere questioni vitali per lo sviluppo dei rispettivi Paesi, in un’epoca in cui il Terzo Mondo era impegnato nel combattere il colonialismo e in lotte di liberazione nazionale. Molti ritengono che la Conferenza di Bandung sia una pietra miliare nella storia dell’unità e della cooperazione tra Asia e Africa. La solidarietà e l’unità dei Paesi asiatici e africani intende contrapporsi al colonialismo, battersi per l’indipendenza delle nazioni, per la salvaguardia della pace nel mondo e favorire rapporti d’amicizia tra i rispettivi Paesi, come dimostrato dal messaggio prodotto nella Conferenza di Bandung, poi riassunto nel concetto dello ‘spirito di Bandung‘, che ha condotto alla formazione del Movimento dei Paesi Non AllineatiNonaligned Movement (NAM).
Cinquant’anni dopo, nel 2005, queste nazioni hanno creato la NAASP per istituzionalizzare lo spirito di Bandung. Delle 106 nazioni invitate a quel vertice, 89 erano rappresentate dai rispettivi Capi di Stato o di Governo o Ministri. In tale occasione hanno accordato di promuovere la solidarietà politica, la cooperazione economica (in particolare lo sviluppo delle risorse umane in diverse aree) e le relazioni socio-culturali tra Asia e Africa. Oggi, circa 60 anni dopo la Conferenza di Bandung, possiamo affermare che il colonialismo è ufficialmente scomparso, la Guerra Fredda si è conclusa e il NAM ha quasi perduto la sua importanza. Il mondo, tuttavia, è ancora ben lontano dal divenire un luogo di uguaglianza tra le nazioni; le guerre in diverse forme, come il terrorismo e l’estremismo religioso, continuano a minacciare l’umanità, mentre la fame, le malattie e la povertà continuano a caratterizzare gran parte del mondo.
L’ultimo vertice, in questo scenario, ha riproposto il concetto del «rafforzamento della cooperazione Sud-Sud per promuovere la pace e la prosperità nel mondo»,  riaffermando l’impegno dei leader a espandere, approfondire e consolidare lantica cooperazione tra Asia e Africa in svariate aree che hanno identificato. Pare che la dichiarazione del vertice sia stata firmata dai delegati di 109 Paesi asiatici e africani, compreso il Ministro indiano agli Affari Esteri Sushma Swaraj. Chi erano, però, gli altri importanti delegati? C’erano il Presidente del Paese ospitante Joko Widodo, il Presidente cinese Xi Jinping, il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, il Primo Ministro malese Najib Razak, il Presidente vietnamita Truong Tan Sang, il Presidente birmano U Thein Sein e il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe.
Sorge spontaneo chiedersi a cosa sia dovuta l’assenza del Primo Ministro Narendra Modi, considerando il fatto che il Presidente cinese e il Primo Ministro giapponese erano presenti, per non parlare di altri. La questione acquista anche maggior rilievo se si pensa che il Primo Ministro dell’India Jawaharlal Nehru è stato tra i principali promotori della Conferenza di Bandung e l’allora Primo Ministro Manmohan Singh aveva partecipato all’incontro del 2005 che aveva portato alla formazione della NAASP. La motivazione addotta per l’assenza di Modi dal vertice di Giacarta, rappresentato dal Ministro per gli Affari Esteri, è stata che era preoccupato per la seduta in corso del Parlamento indiano. Evidentemente un debole pretesto, giacché le sedute del Parlamento non hanno mai impedito a nessun Primo Ministro indiano di ottemperare ai propri doveri internazionali. Quale potrebbe essere, dunque, la vera ragione dell’assenza di Modi da Giacarta? Va ricercata nel fattore Cina?
Bisogna ricordare che la partecipazione della Cina attraverso il Primo Ministro Zhou En-lai alla Conferenza di Bandung nel 1955 era avvenuta su richiesta di Jawaharlal Nehru. Di fatto, Bandung è stata la prima piattaforma cui la Cina comunista ha potuto partecipare, altrimenti sempre ostracizzata in altri incontri internazionali. Ciò conferì a Zhou una grande opportunità di tessere nuovi rapporti d’amicizia con il Pakistan da una parte e con i Paesi del Sudest Asiatico dall’altra. Così accadde che in seguito al vertice di Bandung, le relazioni dell’India con la Cina, il Pakistan e l’Indonesia si deteriorarono rapidamente.
Invitando la Cina alla Conferenza di Bandung, Nehru probabilmente nutriva la speranza che il premier Zhou avrebbe approvato la sua posizione su questioni regionali e globali anche semplicemente per gratitudine, contribuendo così a rafforzare la figura di Nehru in qualità di leader incontrastato dell’Asia. Ma le cose andarono diversamente. Zhou En Lai non solo monopolizzò la situazione, ma dimostrò che la Cina era un pericoloso avversario per la leadership dell’Asia. Come in seguito scrisse l’allora segretario indiano agli Affari Esteri C S Jha, «Per la Cina è stata un’occasione di costruire buone relazioni pubbliche. Senza dubbio la mente astuta di Zhou En Lai ha compreso l’importanza di tale riunione. Questa è stata la sfera legittima in cui la Cina doveva di diritto essere il Paese più importante in Asia e in Africa. Oggi sappiamo che sebbene Zhou En Lai e la delegazione cinese mostrassero cordialità verso Nehru e altri membri della delegazione indiana, Zhou En Lai era segretamente indignato per l’importanza di Nehru a Bandung. Si ritiene che abbia considerato la sua introduzione presso i leader delle altre delegazioni da parte di Nehru (un gesto amichevole naturale), giacché aveva incontrato Zhou En Lai prima di altri, come un atteggiamento altezzoso». Come dato di fatto, fu Zhou, e non Nehru, a emergere come il leader maggiore a Bandung. E ancora oggi ciò offende i diplomatici nonché gli analisti indiani.
Su questo scenario, avrebbe potuto Modi prevedere che il Presidente Xi si sarebbe accaparrato la leadership dell’Asia a Giacarta anche questa volta e che sarebbe stato penoso per lui assistervi? Come dimostrano gli avvenimenti successivi, Xi realmente ha rubato il palcoscenico a Giacarta. C’è stata una notizia apparsa su un quotidiano di Giacarta, una replica della quale è stata data durante il 50º anniversario della conferenza nel 2005, quando dozzine di Capi di Stato e di Governo asiatici e africani hanno riprodotto la storica ‘Bandung Walk’, ripercorrendo il percorso seguito dai leader asiatici e africani nel 1955 in una camminata di 100 metri dal Savoy Homann Hotel al Merdeka Building: «Jokowi camminava di fronte a tutti, con il Presidente cinese Xi Jinping alla sua destra e il Primo Ministro malese Najib Razak alla sua sinistra. Inoltre, nel corso della cerimonia, il Messaggio di Bandung è stato firmato da Jokowi in qualità di ospite, dal re dello Swaziland Mswati III in rappresentazione dell’Africa e da “Xi in rappresentazione dell’Asia”!»
Traduzione di Marco Barberi

 

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