giovedì, Dicembre 2

Il farmaco fuggente Le multinazionali farmaceutiche in fuga dal Pakistan verso Malaysia e Svizzera. S’avvantaggia l’India

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Dopo la partenza di tre società multinazionali su quattro dal Pakistan viene reso noto che altre società stanno meditando di fare lo stesso passo in un giorno non troppo lontano, nel frattempo i produttori locali hanno innalzato la propria produzione incrementando l’accantonamento e l’utilizzo delle biotecnologie. Almeno sette società farmaceutiche locali hanno avviato i propri progetti con un costo complessivo collocabile tra una cifra di circa 3 miliardi di Rupie Pakistane (circa 31 milioni di Dollari USA) e i 5 miliardi di Rupie negli ultimi due o tre anni.

In ogni caso, alcune stanno ancora analizzando le opzioni nel ricollocare o espandere i loro impianti produttivi in altre Nazioni come Malaysia e Svizzera. Al contrario, gli investimenti delle multinazionali – compreso l’aggiornamento, l’espansione ed il settaggio di alcuni impianti nuovi- sono scesi a 4 miliardi di Rupie dal 2010 fino alla fine del 2013, dai 14 miliardi di Rupie del periodo 2007-2010. La gran parte di esse hanno abbassato la propria produzione oltre al fatto che hanno via via ricevuto sempre più limitazioni da parte dell’Autorità Regolatoria Pakistana del Farmaco DRAP. E alcune di queste società dopo aver smesso la propria operatività in Pakistan, hanno annunciato di aver spostato la produzione in India e in Bangladesh. Secondo quel che riporta un produttore farmaceutico locale, solo quattro multinazionali attualmente sono nell’elenco del Karachi Stock Exchange KSE, la Borsa Pakistana al confronto di più di 15 solo pochi anni addietro. La situazione è precaria per l’industria locale che ha bisogno di personale specializzato oltre che di ricerca tecnologica e sul prodotto i cui standard sono molto ristretti su base mondiale proprio per le esigenze di questo tipo di apparati industriali.

In assenza di alcun tipo di dato accertato, il top management industriale è diviso sulle configurazioni industriali. Alcuni affermano che le esportazioni ammontano a 145 milioni di Dollari USA all’anno, mentre altri affermano che l’ammontare è di 180 milioni, dei quali il 35-40 per cento va alle Filippine ed il resto a Sri Lanka, Nigeria, Kenya, Sudan, Yemen e così via. Gli industriali affermano che il potenziale non pienamente sfruttato dell’export è limitato verso il basso dalla regolamentazione del mercato poiché nessun impianto manufatturiero con sede in Pakistan è approvato dalla statunitense Food and Drug Administration FDA. Essi affermano che l’India ha 150 impianti approvati dalla FDA e le sue esportazioni sono aumentate da 6.23 miliardi di Dollari USA a 8.7 miliardi nel periodo 2008-2009. E l’India prevede di aumentare le proprie esportazioni fino a raggiungere i 50 miliardi di Dollari USA entro il 2020. Persino il Bangladesh e la Giordania hanno impianti approvati dalla FDA, nonostante il fatto che la produzione in proprio in ambito farmaceutico in queste Nazioni è un fatto davvero recente. Gli industriali del settore ritengono che i giganti globali preferiscono l’India nella regione per le opportunità negli affari e per la mancata messa a punto da parte dell’Autorità Regolatoria Pakistana del Farmaco di una legislazione orientata verso la crescita, di leggi amiche nei confronti degli industriali il che ha portato il Pakistan ad essere una opzione ormai sfavorevole per gli investimenti stranieri. Gli ultimi sette anni dimostrano che le multinazionali farmaceutiche sono sempre più ottimistiche verso gli investimenti in India, come hanno già fatto diversi colossi del settore farmaceutico. Al contrario, l’assenza di fattori cruciali in Pakistan come sistemi facilitati favorevoli per gli investitori stranieri, abbassamento della tassazione e delle tariffe, una certa deregulation ed incentivi alla privatizzazione, politiche di riforma degli investimenti, una governance migliorata, hanno determinato l’uscita di Compagnie importanti come Johnson & Johnson e Merck dalla Nazione.

 

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