venerdì, Agosto 6

Il 'fare' di Matteo Renzi, i sogni di Maria Elena Boschi Boschi guarda a Chigi, mentre Renzi combatte su 3 fronti per spuntarla contro Grillo e Salvini

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Chissà quali sono i sogni veri di Maria Elena Boschi, Ministro per le Riforme del Governo guidato da Matteo Renzi, che confessa di essere ‘lib.’ per quel che riguarda i temi del lavoro, dell’economia e del mercato; e che sui diritti dice di superare ‘il capo’ a sinistra (non che ci voglia molto, basta spostarsi poco poco…).

Chissà, perché in un’intervista di un mesetto fa a ‘Il Corriere della Sera’, Madonna Boschi confida che chi sostiene che studia da Presidente del Consiglio è fuori strada: «Faccio sogni molto più belli. Il Premier è Renzi. Sicuramente fino al 2018, io spero anche fino al 2023. Se vuole ne riparliamo allora, ma chissà dove saremo». Il 2018 è più vicino di quanto si possa pensare; quanto al 2023, dove vuole essere mai? Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà ancora una protagonista della politica italiana; e forse quelli che oggi definisce «sogni molto più belli», saranno una realtà. Per ora si può annotare che mentre Renzi, alla Totò, tomo tomo, cacchio cacchio, deve incassare qualche sia pur circoscritta contestazione, come l’isolato «Buf-fo-ne…buf-fo-ne» scandito al teatro Nuovo Giovanni di Udine, Madonna Boschi svetta, e sempre più di propria luce.

I pressoché quotidiani sondaggi inoltrati a palazzo Chigi certificano non tanto l’apprezzamento per Renzi, quanto la pressoché totale sfiducia nei confronti di chi lo avversa, sia a destra (leggi Silvio Berlusconi), come sinistra (Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Gianni Cuperlo). Gonfi appaiono il leader della Lega Matteo Salvini, e quello pentastelluto Beppe Grillo. Ma proprio loro, osservano gli strateghi di palazzo Chigi, per paradosso sono i migliori alleati di Renzi.

Spieghiamolo un po’, questo apparente paradosso. Nella ‘scacchiera’ politica, i fronti di combattimento sono tre. La riduzione della pressione fiscale; le unioni civili; la questione della flessibilità.

Sul fronte delle tasse è in particolare la minoranza del PD e la sinistra di SEL e dintorni, che strepitano. In particolare, nel mirino di Bersani e compagni, l’abolizione delle tasse sulla prima casa, e l’innalzamento al tetto del contante, portato a tremila euro. «Proposte rubate al programma di Forza Italia», accusa la minoranza PD; e saranno pure rubate, ma quel che conta è se siano o no giuste; o meglio se siano percepite o no come giuste. Bersani si illude se crede di far presa quando sostiene che «dire che, a parità di welfare, abbassare le tasse è buono e giusto è come dire ‘viva la mamma!’, che cosa vogliamo fare dell’articolo 53 della Costituzione, che parla di progressività?». L’impressione è che, ancora una volta, la minoranza del PD stia facendo un grosso regalo a Renzi: che ha tutto l’interesse a difendere i tagli fiscali, così da attirare su questi l’attenzione dell’opinione pubblica (e passano in seconda linea i veri contenuti della legge di stabilità), e diventano un ottimo argomento di campagna elettorale: le amministrative in importanti, significative città (Bologna, Milano, Napoli Roma, Torino…), sono alle porte. Quei provvedimenti, al di là della loro utilità ed efficacia, possono servire a tamponare l’offensiva del Movimento pentastelluto, e al tempo stesso contribuiscono a definire il partito che si ha in animo di costruire: quello che rappresenta gli interessi del ceto medio e del ceto medio-alto.

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