giovedì, Aprile 22

Il fallito summit USA – Africa Lo sforzo americano è forte, cambia il modo di aiutare il Continente ma non basta

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Barack Obama, Francois Hollande

Kampala – Dal 4 al 6 agosto a Washington si è tenuto il primo summit USA – Africa con la presenza dei Capi di Stato e delegazioni di 50 Paesi africani. L’obiettivo del summit era quello di rafforzare i rapporti tra Stati Uniti e il Continente con una maggior orientazione agli investimenti produttivi rispetto ai classici aiuti umanitari fino ad ora elargiti. Gli  Stati Uniti si sono impegnati ad investire 47 miliardi di dollari in Africa in settori economici chiave come quello energetico, finanziario, tecnologico, per aumentare gli investimenti privati e rafforzare il commercio tra i due continenti. Un particolare attenzione è stata posta alla lotta contro il terrorismo internazionale che negli ultimi hanno ha coinvolto vari paesi africani, distruggendo la loro stabilità interna ed innescando prolungate guerre civili come sta succedendo in Kenya, Libia, Mali e Nigeria.

Lo sforzo americano consisterà in 110 milioni di dollari tra il 2014 e il 2016 per finanziare la creazione di forze di pace africane come quella della Forza di Rapida Risposta dell’Africa Orientale, formare eserciti, polizia e agenzie di Intelligence nella moderne tecniche anti terroristiche ed fornire equipaggiamento militare e di comunicazione. Il principali beneficiari saranno: Ghana, Kenya, Mali, Niger, Nigeria e Tunisia. Il summit ha evidenziato un radicale cambiamento nell’approccio americano nei confronti dell’Africa. L’Amministrazione Obama sta lentamente abbandonando il classico approccio basato su aiuti umanitari, sfruttamento delle risorse prime e presenza militare grazie alla scusa della lotta contro il terrorismo, per abbracciare un approccio piú “business oriented” dove i protagonisti non sia governo e Ong ma gli imprenditori privati. Questo processo è iniziato nel 2013 grazie a tre iniziative di rilievo: Power Africa, Trade Africa e la Young African Leaders Initiative.

Lo storico cambiamento è stato condizionato dalle dure critiche proveniente dai governi e dagli investitori africani tenute in considerazione dall’Amministrazione Obama. Nel giugno del 2013 Irene Ikomu, giovane parlamentare ugandese e membro del Comitato misto per la promozione della democrazia, diritti umani e buon governo gestito da USAID (Us. Agency for Inernational Development, la cooperazione americana) e governo ugandese; ha chiaramente evidenziato tutti i limiti di relazioni basate sugli aiuti umanitari affermando che i giovani africani necessitano di parti opportunità commerciali e non di assistenza umanitaria. Una dura affermazione pronunciata da Irene Ikomu durante il  meeting Young African Leaders che riunì 500 giovani imprenditori e politici africani. Gli aiuti umanitari fino ad ora promossi dall’Occidente sono considerati deleteri dalla maggioranza degli Stati africani.

Parliamoci chiaro gli aiuti umanitari servono solo per mitigare gli effetti negativi e devastanti delle politiche imposte da Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale e come cavallo di troia per la conquista di nuovi mercati”, fa notare il giornalista ugandese David Mukholi esperto in relazioni commerciali internazionali. Il cambiamento dell’approccio americano verso l’Africa si sta notando nei nuovi indirizzi e settori di intervento della cooperazione americana USAID indirizzati verso il rafforzamento del commercio tra i due continenti. «Stiamo finalizzando gli studi di importanti iniziative a favore dei partner commerciali e del settore privato di vari Paesi africani», annuncia Rajiv Shah, Amministratore Delegato di USAID. All’interno del pacchetto americano offerto durante il summit USAID sarà incaricata di gestire 14 miliardi di dollari per raggiungere i nuovi obiettivi.

Nonostante questo nuovo indirizzo dell’Amministrazione Obama il summit è stato considerato un pieno fallimento dalla maggioranza dei Capi di Stato e imprenditori africani che vi hanno partecipato. Il summit viene considerato come un goffo tentativo di recuperare il terreno perduto e conquistato dai paesi del BRICS, in special mondo la Cina. La controparte africana considera inoltre irrisorio il pacchetto finanziario promesso dal presidente Obama. Una considerazione supportata dai finanziamenti cinesi in Africa che attualmente ammontano a 200 miliardi di dollari.

«Il summit di Washington è un chiaro tentativo americano di recuperare il gap di influenza politica e prestigio tra Stati Uniti e Cina. Purtroppo le proposte ricevute sono ancora ancorate ad una visione unilaterale dei rapporti commerciali a politiche geo strategiche di dominio e controllo delle risorse naturali supportate dalla sempre piú ingombrante presenza dell’esercito americano in Africa. Questo approccio potrebbe aumentare il distacco dei governi africani dagli Stati Uniti. La maggioranza dei leader africani vede l’America come una realtà lontana e aliena mentre identificano nella Cina e nei altri Paesi del BRICS, come partner commerciali genuini e paritari», dichiara Salaheddine Mezzouar il Ministro marocchino degli Affari Esteri in una intervista a Foreing Policy un’agenzia americana specializzata in analisi politiche economiche e militari internazionali con un pubblico mondiale di 3,5 milioni di lettori. 

Le critiche sembrano basarsi su solidi dati di fatto. La Cina rappresenta il 3,4% degli investimenti produttivi in Africa. L’avventura cinese nel continente ha già subito tre trasformazioni radicali. La prima strettamente legata al classico sfruttamento delle risorse naturali destinate all’esportazione. La seconda nella realizzazione di strategiche infrastrutture in Africa. La terza legata all’avvio della rivoluzione industriale del continente tramite joint-venture e delocalizzazione produttiva di alcune multinazionali cinesi. Gli investimenti americani in Africa rappresentano un mero 1% e sono stati fino ad ora legati esclusivamente allo sfruttamento delle materie prime e alla difesa senza creare vero sviluppo e potenziare le industrie autoctone. A differenza della Cina, gli Stati Uniti considerano l’Africa come il giardino d’oltremare. I maggior attori americani in Africa non provengono dal settore privato ma dalla CIA e dal Pentagono, considerati dall’Amministrazione Obama come i migliori strumenti nella difesa degli interessi americani nel mondo. Come è successo nell’America Latina, anche in Africa gli Stati Uniti reagiscono alle difficoltà e alle resistenze commerciali tramite complotti politici, supporto a ribellioni, guerre civili e regionali come il caso della Repubblica Democratica del Congo evidenzia ampiamente.

Le critiche al summit USA – Africa sono iniziate in marzo quando il famoso commentatore politico keniota Mukoma Wa Ngugi invitò i leader africani a boicottare il summit da lui considerato un inutile esercizio nel suo famoso articolo “Perché i leader africani devono boicottare il summit di Obama”, pubblicato  sul sito di informazione This is Africa. Le critiche provengono anche dai principali investitori africani. «Ovunque in Africa ci sono imprenditori cinesi, brasiliani, russi e indiani. Arrivano dai loro paesi con i fondi necessari e proposte commerciali e produttive convenienti per entrambe le parti. E gli Stati Uniti cosa fanno? Inviano multinazionali predatrici per assicurarsi le materie prime e i soldati per creare instabilità e guerre nei Paesi considerati “ostili” agli Stati Uniti con la scusa della lotta contro il terrorismo» dichiara il magnate delle telecomunicazioni Mohammed Ibrahim, cittadino britannico di origini sudanesi. Non sono state risparmiate critiche anche sul fiore all’occhiello dei rapporti americani con l’Africa: la sicurezza. Durante il summit il presidente keniota Uhuru Kenyatta ha duramente criticato gli Stati Uniti, accusandoli di aver abbandonato il loro alleato regionale storico nella lotta contro il terrorismo di Al-Shabaab.

«Il principale danno che l’Amministrazione Obama continua a fare in Africa è quello di concentrarsi nella sua guerra al terrorismo internazionale che ha destabilizzato interi paesi africani, distrutti alcuni (vedi Libia e Mali), rafforzato i gruppi islamici estremisti e compromesso la crescita economica continentale. Molti africani vedono nella lotta contro il terrorismo un pretesto della Casa Bianca per aumentare la sua influenza sul Continente. Vari dittatori africani trasformano la lotta contro il terrorismo come pretesto per sopprimere le opposizioni interne e la democrazia», afferma il professore sanità pubblica William Gumede dell’Università del Witwatersrand a Johannesburg, Sud Africa in un suo editoriale “Obama ha lasciato cadere l’Africa”, pubblicato il 05 agosto scorso sulThe Guardian.

Paradossalmente il summit organizzato dagli Stati Uniti ha rafforzato la linea politica adottata da vari paesi emergenti africani: differenziare i partner commerciali internazionali dando precedenza al blocco economico del BRICS e aumentare il commercio tra gli Stati africani.

«Dietro le foto di circostanza e le meravigliose dichiarazioni di intenti pronunciate da entrambe le parti si nasconde una storia che nessun principale media occidentale mai racconterà. I Capi di Stato e le delegazioni dei paesi africani concordano con il Presidente Obama che l’Africa sarà il quarto blocco economico mondiale e la nuova frontiera dei consumi. Partendo da questo presupposto il Presidente Obama ha ricevuto un amaro messaggio: gli africani saranno i beneficiari delle future fortune del loro Continente, mentre i Paesi occidentali saranno inseriti nel paniere internazionale dei probabili investitori alla pari di altre potenti nazioni. I leader africani non devono guardare a partner stranieri per rafforzare la crescita economica del continente. Al contrario devono sviluppare il commercio africano tra le principali comunità economiche già esistenti nel continente: East African Community, COMESA, SADC, ECOWAS. Il continente africano ha un potenziale di almeno 250 milioni di ottimi consumatori con un nocciolo duro di ricchi stimato a 12 milioni di persone. Questo è il primo mercato che i vari Paesi africani si devono rivolgere per le loro esportazioni e non permettere che potenze occidentali o asiatiche raccolgano i profitti di questa realtà economica in continua crescita. Per trasformare l’Africa nel quarto blocco mondiale gli africani devono sviluppare il loro immenso mercato interno. Gli Stati Uniti devono essere considerati solamente dei probabili partner economici e le loro proposte accettate solo se possono generare equi profitti per entrambi le parti», avverte un editoriale del quotidiano ugandeseDaily Monitor’.

Durante il summit si sono verificati tre maggiori incidenti diplomatici commessi dagli Stati Uniti causa la loro completa ignoranza del continente africano.  Al summit non sono stati invitati i presidenti dell’Eritrea, Repubblica Centro Africana, Sudan e Zimbabwe causa le accuse di violazione dei diritti umani. Questa selezione è stata interpretata dai paesi africani come l’ennesima interferenza politica dell’Occidente che non trova riscontro tra i partner del BRICS interessati solo ad aspetti strettamente economici. L’indignazione africana è rafforzata dalla gestione delle recenti crisi internazionali: Palestina e Ucraina. Entrambi i governi filo occidentali stanno compiendo massacri di massa contro i civili e gravissime violazioni dei diritti umani senza trovare una condanna reale da parte di Europa e Stati Uniti. Il secondo incidente diplomatico è stato quello di invitare i re e i leader tradizionali africani. Un chiaro gesto che offre un riconoscimento politico internazionale a delle entità monarchiche del passato che giocano un ruolo negativo nel presente del Continente. Il terzo incidente sconfina nel razzismo: Tutti i membri delle delegazioni africane, Capi di Stato compresi, al loro arrivo sono stati costretti a sottomettersi a controlli sanitari presso gli aeroporti americani. Le autorità avevano ricevuto l’ordine di verificare che non fossero contagiati dall’Ebola per non spargere la malattia negli Stati Uniti e, sopratutto, per non contagiare il presidente Obama.

«Stiamo perdendo il treno in Africa. Gli investitori americani rischiano di essere lasciati dietro e non partecipare alla rinascita economica del Continente», avverte l’ex presidente Bill Clinton che, rispetto ad Obama, dimostra di aver una conoscenza piú approfondita delle dinamiche africane. 

 

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